Il Direct-to-device sta entrando in una fase diversa della propria evoluzione. Dopo gli anni delle sperimentazioni, delle prime integrazioni con gli smartphone e degli annunci sulle costellazioni in orbita bassa, il mercato comincia a misurarsi con una questione meno visibile ma decisiva per la diffusione su larga scala: far funzionare insieme reti terrestri e non terrestri, dispositivi, accordi commerciali e procedure di roaming.
È il punto su cui si concentra Barbara Pareglio, Senior Technical Director di GSMA, in una riflessione dedicata all’evoluzione delle Non-Terrestrial Networks (NTN). Negli ultimi mesi, osserva, il settore ha accelerato: i servizi satellitari si sono ampliati, sono aumentate le partnership tra operatori mobili e provider orbitali e la connettività Direct-to-device si è avvicinata ulteriormente alla scala commerciale.
Secondo GSMA Intelligence, sono ormai 151 gli operatori che dispongono di servizi satellitari attivi, in fase di test o pianificati, per una platea indirizzabile pari a circa sei miliardi di connessioni mobili nel mondo. È un dato che fotografa il cambio di passo. La crescente visibilità di offerte come Starlink segnala una domanda concreta di connettività oltre il perimetro delle infrastrutture terrestri, ma allo stesso tempo rende più evidente la frammentazione del mercato e la necessità di meccanismi che consentano a tecnologie e modelli commerciali differenti di convivere.
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Dal collegamento satellitare all’estensione della rete
Il D2D nasce con l’obiettivo di portare la connettività dove le infrastrutture cellulari non arrivano o non sono disponibili. La prospettiva, però, si sta ampliando. Per gli operatori mobili il satellite può diventare un’estensione della copertura, un elemento di resilienza e, in alcuni casi, una componente integrata dell’offerta. Il passaggio richiede che la relazione tra infrastruttura terrestre e non terrestre sia gestita in modo sempre più simile a quella che oggi consente a un utente di utilizzare il proprio telefono su network differenti e in Paesi diversi.
Il punto è rilevante anche rispetto alla maturazione economica del mercato. Il D2D sta progressivamente uscendo dalla fase del proof of concept per entrare nella pianificazione delle reti e delle offerte commerciali. Accanto al consumer stanno inoltre crescendo casi d’uso collegati alla resilienza delle comunicazioni, all’IoT industriale e ai servizi governativi. La progressiva inclusione delle NTN negli standard 3GPP ha fornito la base tecnica sulla quale costruire questa integrazione, ma il salto verso una diffusione realmente ampia richiede ora un ulteriore passaggio.
L’interoperabilità assume così un valore industriale, oltre che tecnico. Se il satellite deve entrare nell’esperienza mobile ordinaria, l’utente non può essere costretto a gestire procedure differenti, terminali specializzati o abbonamenti separati ogni volta che cambia la tecnologia utilizzata per collegarsi.
Un ecosistema ancora frammentato tra modelli diversi
Il settore satellitare presenta oggi approcci molto differenti. Alcuni servizi sono costruiti attorno agli standard 3GPP e progettati per integrarsi strettamente con le reti cellulari. Altri si basano su tecnologie proprietarie o su implementazioni solo parzialmente standardizzate. Questa varietà ha favorito velocità di sperimentazione e innovazione, ma diventa più complessa da gestire quando il numero di operatori, partner e servizi cresce.
«Gli utenti mobili beneficiano già di accordi di roaming e standard comuni che consentono ai loro dispositivi di collegarsi a reti diverse in tutto il mondo. In prospettiva, la connettività satellitare dovrebbe evolvere nello stesso modo», sottolinea Pareglio. L’obiettivo è permettere il passaggio tra infrastrutture terrestri e orbitali senza la necessità di ricorrere a dispositivi specializzati, sottoscrizioni separate o esperienze d’uso completamente differenti.
Per il settore si tratta di un cambio di scala. Finché i servizi restano circoscritti a partnership bilaterali o a modelli proprietari, la complessità può essere gestita caso per caso. Con decine di operatori mobili, provider satellitari e produttori di terminali coinvolti, la crescita dipende invece dalla possibilità di adottare procedure condivise per la selezione della rete, il roaming, la gestione del traffico, la continuità del servizio e i rapporti commerciali.
Dagli standard 3GPP ai servizi commerciali
Gli standard rappresentano il punto di partenza, ma da soli non garantiscono la disponibilità di un servizio su larga scala. Il 3GPP ha progressivamente incluso le reti non terrestri nelle specifiche dell’ecosistema mobile, fornendo le basi tecniche per collegare terminali e infrastrutture attraverso segmenti satellitari. Il lavoro successivo consiste nel trasformare queste specifiche in procedure operative utilizzabili da soggetti differenti.
È su questo terreno che si concentra il lavoro della GSMA. La NTN Community e i gruppi di lavoro dell’associazione stanno cercando di tradurre la standardizzazione in modelli tecnici e commerciali applicabili concretamente. Il problema coinvolge infatti diversi livelli: il modo in cui un dispositivo sceglie la rete, le procedure con cui viene gestito il passaggio tra copertura terrestre e satellitare, le informazioni scambiate fra operatori e le regole economiche necessarie per rendere sostenibile il servizio.
La prossima fase delle NTN dipenderà quindi dalla capacità di trasformare specifiche comuni in comportamenti coerenti lungo tutta la catena, dal terminale agli accordi wholesale. È un passaggio essenziale per evitare che il mercato cresca come una somma di ecosistemi separati e difficili da integrare.
Dispositivi, selezione della rete e continuità del servizio
Uno dei fronti più delicati riguarda il comportamento dei terminali. Il Terminal Steering Group (TSG) della GSMA sta proseguendo il lavoro sui meccanismi attraverso cui smartphone e altri dispositivi possono selezionare e utilizzare infrastrutture terrestri e satellitari in maniera coerente.
Per l’utente finale la complessità tecnica dovrebbe rimanere il più possibile invisibile. Se il dispositivo perde la copertura cellulare e dispone di un servizio NTN compatibile, il passaggio dovrebbe avvenire secondo procedure definite, con livelli di servizio chiari e senza richiedere operazioni aggiuntive. La stessa logica vale quando il terminale torna sotto copertura terrestre.
Questo aspetto è particolarmente importante perché le prestazioni del satellite restano differenti da quelle delle infrastrutture cellulari tradizionali. Il D2D può estendere la disponibilità di messaggistica, voce e progressivamente dati, ma capacità e qualità dipendono da numerosi fattori, tra cui visibilità del cielo, architettura della costellazione, spettro disponibile e carico della rete.
Garantire continuità dell’esperienza non significa quindi rendere identiche le due tecnologie, bensì gestire in modo coerente il passaggio dall’una all’altra, facendo sì che il terminale e la rete sappiano quale accesso utilizzare nelle diverse condizioni.
Il roaming si estende alle reti non terrestri
Il secondo tassello riguarda il roaming. Il Networks Group (NG) della GSMA sta lavorando sia sui rapporti tra NTN e reti terrestri sia sui casi di roaming tra reti non terrestri differenti. È un ambito destinato ad acquistare peso quando un operatore mobile dovrà integrare più partner satellitari oppure quando un cliente si sposterà tra Paesi e aree servite da infrastrutture diverse.
Il principio riprende quello che sostiene il roaming mobile tradizionale, ma la sua applicazione al satellite introduce variabili aggiuntive. Cambiano le architetture, i soggetti coinvolti, le modalità di accesso allo spettro e i modelli di copertura. Per questo il gruppo sta lavorando anche all’aggiornamento dei framework industriali che regolano le relazioni tra operatori mobili e fornitori di servizi satellitari.
L’obiettivo è arrivare a un ambiente in cui il passaggio tra reti terrestri e non terrestri possa essere gestito attraverso procedure ripetibili, riducendo la necessità di costruire ogni volta integrazioni specifiche. Per le telco significa poter trattare la componente satellitare come un elemento sempre più strutturato della propria offerta e della pianificazione di rete.
La questione si estende anche al roaming NTN-to-NTN. Con il moltiplicarsi delle costellazioni e dei fornitori, infatti, potrebbe diventare necessario consentire il passaggio tra diverse infrastrutture satellitari, senza vincolare necessariamente il cliente e l’operatore a un singolo ecosistema.
Gli accordi wholesale diventano parte dell’architettura
L’interoperabilità tecnica da sola non produce automaticamente un mercato integrato. Per questo il lavoro della GSMA coinvolge anche il Wholesale Agreements and Solutions Group (WAS), impegnato nello sviluppo di framework commerciali che possano semplificare le intese tra operatori satellitari e terrestri e sostenere il roaming NTN su scala più ampia.
È un passaggio poco visibile per il consumatore, ma decisivo dal punto di vista industriale. Un servizio D2D richiede di stabilire responsabilità, modalità di fatturazione, criteri di remunerazione, gestione della qualità e rapporti con il cliente finale. Se ogni partnership deve essere costruita da zero, i costi di negoziazione e integrazione rischiano di rallentare l’espansione del mercato.
La standardizzazione commerciale può diventare importante quanto quella tecnologica, soprattutto in un settore nel quale una copertura estesa richiede la collaborazione tra soggetti che possiedono asset, licenze e modelli di business differenti.
Per gli operatori mobili questo aspetto assume un rilievo particolare. La diffusione del D2D li obbliga infatti a decidere quale ruolo attribuire al satellite: servizio premium, strumento per ampliare la copertura, elemento di resilienza oppure componente incorporata nei normali piani mobili. In tutti questi casi, la possibilità di utilizzare modelli contrattuali condivisi può ridurre i costi e accelerare l’ingresso di nuovi partner.
Più di 60 organizzazioni nella NTN Community
La crescita della NTN Community della GSMA riflette la progressiva convergenza tra due industrie che per lungo tempo hanno seguito percorsi separati. La community conta oggi più di 60 organizzazioni, riunendo competenze provenienti dal settore mobile e da quello satellitare con l’obiettivo di affrontare congiuntamente i problemi legati all’implementazione e alla compatibilità dei servizi.
Il dato è significativo perché il Direct-to-device richiede il coinvolgimento di una filiera molto ampia. Entrano in gioco operatori mobili, provider satellitari, produttori di terminali, fornitori di infrastrutture e chipset, insieme ai soggetti che lavorano alla definizione e all’applicazione degli standard.
La qualità dell’esperienza finale dipende quindi dalla capacità di coordinare livelli diversi. Una specifica tecnica deve essere implementata nei terminali, riconosciuta dalle infrastrutture, supportata dagli accordi tra operatori e tradotta in un servizio che possa essere acquistato e utilizzato senza introdurre complessità aggiuntive per il cliente.
È anche per questo che il lavoro dei gruppi GSMA punta a collegare aspetti che in passato potevano procedere separatamente. La maturità del mercato sarà legata sempre più alla capacità di far lavorare insieme reti, dispositivi e servizi su scala internazionale.
Starlink aumenta la pressione sul mercato
La crescente visibilità di Starlink ha contribuito a portare il Direct-to-device oltre la nicchia delle comunicazioni satellitari tradizionali. Lo sviluppo dei servizi e delle partnership con operatori mobili mostra anche che il mercato può evolvere attraverso approcci differenti rispetto alle implementazioni costruite più strettamente attorno agli standard 3GPP.
Questa pluralità può favorire la competizione e accelerare l’innovazione, ma aumenta anche il peso dell’integrazione. Più cresce il numero dei soggetti in campo, maggiore diventa l’esigenza di evitare che ogni offerta si trasformi in un ecosistema isolato, con dispositivi, procedure e accordi difficilmente compatibili con quelli degli altri operatori.
La competizione si sposta così anche sulla capacità di inserirsi nell’ecosistema mobile. Un provider satellitare può fornire capacità e copertura, ma per entrare stabilmente nella catena del servizio deve interagire con procedure di roaming, gestione del traffico, terminal steering e sistemi commerciali utilizzati dagli operatori.
Allo stesso tempo, per una telco assume valore la possibilità di scegliere tra più partner senza dover ricostruire ogni volta l’intera integrazione. L’interoperabilità diventa così anche uno strumento per preservare la flessibilità strategica degli operatori.
Per le telco il D2D entra nella pianificazione della rete
La diffusione dei servizi satellitari modifica infine il modo in cui gli operatori devono valutare il Direct-to-device. Il tema è stato associato inizialmente soprattutto all’estensione della copertura in aree remote e alle comunicazioni di emergenza. Con l’avvicinarsi della scala commerciale, la questione riguarda sempre più la progettazione complessiva della rete e la capacità di garantire continuità in contesti differenti.
Il satellite può entrare nelle strategie di resilienza, nei servizi IoT, nelle comunicazioni per imprese e pubbliche amministrazioni e nelle offerte consumer. La possibilità di utilizzare questi casi d’uso dipende però dalla semplicità con cui la componente orbitale può essere innestata sull’infrastruttura esistente.
È in questo quadro che terminal steering, roaming e accordi wholesale assumono un ruolo centrale. Sono gli strumenti attraverso cui il satellite può passare da soluzione aggiuntiva, gestita attraverso singole partnership, a componente integrata dell’ecosistema mobile.
Per Pareglio, il percorso avviato deve quindi proseguire verso framework capaci di mettere in relazione reti, terminali e servizi su larga scala. Le costellazioni aumentano, le partnership si moltiplicano e la domanda di connettività fuori dalla copertura terrestre è ormai evidente. La prossima fase del D2D si giocherà sulla capacità di rendere questa pluralità gestibile per gli operatori e trasparente per gli utenti.








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