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6G, Qualcomm mette gli agenti AI al centro della nuova rete


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Al Leadership Day di San Diego prende forma un’infrastruttura capace di integrare connettività, sensing e intelligenza distribuita. Più capacità in uplink, nuove frequenze e dispositivi personali oltre lo smartphone guidano la roadmap verso il 2029

Pubblicato il 4 set 2026



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6G e reti AI native, 6G Qualcomm


Punti chiave

  • Il 6G secondo Qualcomm sarà progettato attorno all’intelligenza artificiale, con tre pilastri: comunicazione, sensing e supporto nativo.
  • L’esperienza si sposta dallo smartphone a un agente intelligente personale che coordina terminali multimodali, mantiene memoria contestuale e distribuisce compiti tra terminale, edge e data center.
  • Per sostenere flussi continui e traffico macchina serve potenziare l’uplink, ottenere più spettro (es. 400 MHz) e completare standard come la Release 21 entro il 2029.
Riassunto generato con AI


Il 6G dovrà sostenere una trasformazione più ampia del semplice aumento delle prestazioni mobili. Il messaggio emerso dal 6G Leadership Day 2026 di Qualcomm, appena concluso a San Diego, è che la prossima generazione wireless sarà progettata attorno all’intelligenza artificiale: servirà a collegare dispositivi personali di nuova concezione, alimentare agenti capaci di operare in modo continuativo e distribuire capacità di calcolo dal cloud all’edge, fino al terminale utilizzato dall’utente.

La connettività resta il punto di partenza, ma Qualcomm individua tre pilastri per lo sviluppo della tecnologia: comunicazione, sensing e supporto nativo all’AI. Gli algoritmi entreranno nel funzionamento della rete per migliorarne efficienza, copertura e capacità, mentre la stessa infrastruttura dovrà gestire applicazioni intelligenti molto più esigenti rispetto a quelle attuali.

Dal palco di San Diego, Durga Malladi, executive vice president e general manager of Technology Planning, Edge Solutions and Data Center di Qualcomm, ha descritto intelligenza artificiale e wireless come due traiettorie tecnologiche destinate a convergere. “L’intelligenza artificiale e il wireless sono due realtà diverse che hanno marciato l’una verso l’altra. […] Le tecnologie si stanno evolvendo e si alimenteranno a vicenda”, ha spiegato.

L’agente intelligente diventa il centro dell’esperienza digitale

Questa convergenza modifica il modo in cui vengono immaginati i dispositivi. Oggi l’esperienza digitale ruota prevalentemente attorno allo smartphone e alle applicazioni scelte e attivate dall’utente. Nel modello illustrato da Qualcomm, il punto di accesso diventa invece un agente intelligente personale, autorizzato a interagire con più servizi, informazioni e terminali.

L’agente potrà coordinare applicazioni differenti, utilizzare credenziali e permessi concessi dalla persona e distribuire le attività tra dispositivo, edge e data center. “L’intelligenza artificiale sta diventando il centro dell’azione e si costruiranno attorno a essa i dispositivi e i protocolli, non il contrario”, ha sottolineato Malladi.

Il cambiamento riguarda quindi sia l’interfaccia sia l’architettura sottostante. L’AI tende a diventare il nuovo livello attraverso cui l’utente dialoga con i servizi digitali, mentre dispositivi e protocolli vengono sviluppati per alimentare questa relazione. John Smee, senior vice president of Engineering and Wireless Research and Development di Qualcomm, ha evidenziato che l’agentic AI avrà un ruolo decisivo nell’epoca del 6G e si estenderà fino alla physical AI, collegando rete, edge e terminali. “Useremo l’intelligenza artificiale per contribuire a progettare un 6G migliore”, ha affermato.

L’intelligenza artificiale interverrà dunque su due fronti. Da una parte contribuirà a ottimizzare la rete, adattandone dinamicamente il funzionamento. Dall’altra genererà nuovi carichi di traffico e requisiti prestazionali, imponendo una revisione delle capacità disponibili.

Una costellazione di dispositivi personali

Lo smartphone continuerà a occupare una posizione importante, ma sarà affiancato da una pluralità di terminali. Qualcomm indica tra le possibili categorie gli occhiali intelligenti, i pin, piccoli dispositivi portatili e altri wearable connessi, capaci di acquisire informazioni dall’ambiente e di interagire in modo naturale con l’utente.

“Riteniamo che, nell’era dell’intelligenza artificiale, le persone porteranno con sé più dispositivi personali basati sull’AI, oltre allo smartphone”, ha spiegato Hemanth Sampath, vice president of Engineering di Qualcomm.

Voce, immagini, movimento e dati ambientali concorreranno a costruire un’interfaccia multimodale e sensibile al contesto. Gli agenti potranno mantenere memoria delle attività in corso, riconoscere la situazione in cui si trova la persona e proporre o avviare azioni utilizzando diversi servizi. La rete dovrà sostenere sessioni più lunghe, scambi continui e volumi di dati superiori, perché un software autonomo può rimanere operativo molto più a lungo di un’applicazione utilizzata direttamente da una persona.

Anche la direzione del traffico è destinata a cambiare. Le reti mobili sono state sviluppate soprattutto per rispondere alla domanda di contenuti in download. I nuovi terminali, invece, produrranno e invieranno continuamente immagini, video, audio e informazioni raccolte dai sensori. La crescita si concentrerà quindi in misura rilevante sull’uplink, cioè sui dati trasmessi dal dispositivo verso la rete.

Il 6G dovrà rafforzare soprattutto l’uplink

Un esempio discusso durante il Leadership Day riguarda il modello “vedi ciò che vedo”, nel quale occhiali o altri dispositivi trasmettono ciò che l’utente sta osservando. Applicazioni di questo tipo potrebbero essere utilizzate dagli assistenti personali, nei servizi di supporto remoto, nella formazione, nella manutenzione industriale e nelle esperienze immersive.

Per sostenere questi flussi Qualcomm ritiene necessario arrivare a canali con ampiezza fino a 400 MHz, rispetto ai 100 MHz supportati dai sistemi 5G. Sampath ha definito “modesto” un consumo mensile di 50 gigabyte nello scenario futuro, stimando che un assistente personale possa utilizzare circa 45 gigabyte al mese, metà dei quali in uplink.

Le attuali reti 5G, secondo la valutazione presentata a San Diego, riuscirebbero a gestire appena cinque utenti per cella in presenza di carichi di questo tipo. “Non è abbastanza”, ha osservato Sampath. Con le frequenze e la capacità aggiuntive previste per il 6G, il numero potrebbe salire oltre le venti utenze per cella.

Il confronto mette in evidenza una delle questioni centrali della transizione: la rete mobile dovrà essere ripensata per un traffico generato sempre più dalle macchine e dagli agenti, con caratteristiche differenti rispetto allo streaming video o alla navigazione da smartphone. Migliorare le prestazioni in downstream risolverebbe soltanto una parte del problema se l’uplink restasse il collo di bottiglia.

“La connettività è qualcosa che ormai ci si aspetta”, ha detto Malladi. Ma una sesta generazione ridotta a un collegamento più efficiente, secondo il manager, mancherebbe il proprio obiettivo.

Lo spettro diventa una scelta industriale

La disponibilità di frequenze rappresenta una delle condizioni per tradurre questa visione in servizi commerciali. Ajit Pai, presidente e ceo della Ctia ed ex chairman della Federal Communications Commission, ha richiamato l’attenzione sui tempi necessari per individuare, studiare e assegnare nuove bande.

“Per soddisfare la domanda dei consumatori e dell’intelligenza artificiale avremo bisogno di molto più spettro – ha affermato – E questo richiede tempo. Tempo per studiare le bande, tempo per definire le regole e consentire agli operatori già presenti di prepararsi, tempo per progettare le apparecchiature, raccogliere capitali e costruire le infrastrutture. […] La politica dello spettro, in sintesi, richiede anni, non mesi”.

Negli Stati Uniti, l’asta prevista per la parte superiore della banda C dovrebbe contribuire a creare un blocco contiguo di 440 MHz insieme alle frequenze della porzione inferiore. La Fcc sta inoltre lavorando a un’asta della banda a 2,7 GHz per il 2028, mentre procede la valutazione dei 7 GHz, dalla quale potrebbero emergere almeno 270 MHz utilizzabili.

“Dobbiamo lavorare intensamente affinché queste bande pronte per il 6G, sia quella a 2,7 GHz sia quella a 7 GHz, vengano assegnate tramite asta entro il 2028”, ha dichiarato Pai. Un’attenzione particolare riguarda anche la banda dei 4 GHz, considerata rilevante per l’equilibrio tra copertura e capacità. La National Telecommunications and Information Administration sta studiando, tra le altre, la porzione compresa tra 4,4 e 4,94 GHz.

Le decisioni assunte nei prossimi anni influenzeranno la competitività delle infrastrutture statunitensi quando inizierà la fase commerciale. Qualcomm concentra intanto la ricerca sul miglioramento delle prestazioni cellulari in uplink e sull’utilizzo delle nuove bande per ampliare contemporaneamente copertura e capacità.

Uno standard globale tra Stati Uniti e Cina

La definizione tecnica del 6G si intreccia con il confronto industriale e geopolitico tra Stati Uniti e Cina. Qualcomm prevede che gli standard vengano completati nel 2029 e punta allo stesso orizzonte temporale per l’avvio della commercializzazione di tecnologie e prodotti.

Il processo passerà dalla Release 21 del 3Gpp, destinata a contenere la prima specifica della nuova generazione. Secondo i dirigenti intervenuti a San Diego, la partecipazione cinese resta fondamentale. Qualcomm dispone di un gruppo di ricerca e sviluppo nel Paese e continua a lavorare con quell’ecosistema per comprenderne le priorità, dal telco edge ai dispositivi.

“In Cina è in corso una forte evoluzione tecnologica, quindi Qualcomm è profondamente coinvolta in quell’ecosistema, ne studia le priorità e guarda all’intero percorso che va dal telco edge ai dispositivi”, ha spiegato Smee, definendo “estremamente importante” il ruolo del mercato cinese. Sul percorso verso la Release 21, il manager ha aggiunto: “Abbiamo molta attività di standardizzazione davanti a noi”.

La società prevede che il processo conduca a un unico standard, grazie alla spinta esercitata dal roaming globale, dalle economie di scala e dall’esigenza di assicurare l’interoperabilità, pur in presenza di divergenze nel percorso negoziale.

“Siamo molto fiduciosi che ci sarà uno standard globale per il 6G”, ha dichiarato Lorenzo Casaccia, vice president of Technical Standards di Qualcomm. “In tutte le aree dello scenario geopolitico esistono incentivi sufficienti ad avere il roaming globale e un sistema mondiale, perché le persone si spostano”.

Sensing e nuovi modelli di licensing

Il sensing costituisce il terzo elemento della strategia, accanto a connettività e AI. La rete potrà utilizzare i segnali radio per rilevare oggetti, movimenti e caratteristiche dell’ambiente, aprendo nuove applicazioni nella mobilità, nell’industria, nella sicurezza, nella robotica e nei servizi contestuali.

Questa evoluzione inciderà anche sul modello di licensing di Qualcomm, che oggi genera circa 5,5 miliardi di dollari di ricavi annuali. La società sta valutando come concedere in licenza la propria proprietà intellettuale in un mercato composto da occhiali, wearable, dispositivi costantemente in ascolto e prodotti con prezzi inferiori a quelli degli smartphone di fascia alta.

John Han, executive vice president e general manager of Technology Licensing, si aspetta “alcune differenze” rispetto alle generazioni precedenti. Il passaggio dal 4G al 5G ha esteso le opportunità dall’ambito handset all’automotive e al fixed wireless access. Il 6G potrebbe ampliare ulteriormente questa base, ma con una composizione più frammentata.

L’attuale schema include per determinati dispositivi 5G una royalty pari al 3,25% del prezzo netto di vendita, soggetta a un tetto per unità. Qualcomm prevede che gli oneri si adeguino al valore commerciale dei terminali futuri. “La nostra filosofia è che, se il prezzo di vendita scende a 100 o 150 dollari, il caso d’uso riflette quel prezzo e noi applichiamo una tariffa inferiore. È un altro modo di guardare alla questione”, ha spiegato Han.

La roadmap verso i primi prodotti commerciali

Le indicazioni arrivate da San Diego si inseriscono in un percorso che Qualcomm aveva già delineato al Mobile World Congress di Shanghai. In quell’occasione Smee aveva prospettato dispositivi pre-commerciali nel 2028 e le prime spedizioni dal 2029, collegando la nuova generazione wireless a un’intelligenza distribuita lungo l’intero continuum tecnologico. “Il 6G fonderà il mondo digitale e quello fisico con un’AI contestualizzata ovunque”, aveva affermato. L’avvio dei lavori del 3Gpp sulla Release 21 rappresenta il passaggio necessario per trasformare questa prospettiva in specifiche condivise e successivamente in apparati, chipset e terminali.

L’obiettivo è accompagnare il passaggio dalle applicazioni attivate dall’utente ad agenti persistenti accessibili attraverso voce, occhiali, smartwatch e altri oggetti personali. “Il 6G ci permetterà di fare tutto questo: dal data center all’edge computing, fino al terminale utilizzato dall’utente”, aveva aggiunto Smee. La tempistica resta serrata: standardizzazione, disponibilità dello spettro, sperimentazione e sviluppo dei prodotti dovranno avanzare in parallelo per sostenere il debutto commerciale previsto alla fine del decennio.

La diversificazione dai chip mobili ai data center

La strategia presentata al Leadership Day assume un significato più ampio se letta insieme al piano di diversificazione di Qualcomm. L’azienda punta a estendere la propria presenza dagli smartphone ai data center, all’automotive, alla robotica, ai sistemi industriali e al networking, seguendo la distribuzione del calcolo intelligente tra cloud, edge e dispositivi.

“Stiamo definendo il prossimo capitolo di Qualcomm, accelerando la nostra strategia di diversificazione edge, introducendo una roadmap completa per i data center AI di nuova generazione e trasformandoci in un’azienda di piattaforme”, ha dichiarato il presidente e ceo Cristiano Amon. “La nostra presenza lungo l’intero continuum di elaborazione e le nostre impareggiabili capacità tecnologiche nel calcolo a basso consumo, nell’intelligenza artificiale e nella connettività ci pongono in una posizione di forza per cogliere queste opportunità”.

I mercati interessati dalla diffusione del calcolo AI potrebbero raggiungere complessivamente un valore potenziale di circa 1.700 miliardi di dollari entro il 2030. Per l’anno fiscale 2029 Qualcomm punta a 40 miliardi di dollari di ricavi dai dispositivi diversi dagli smartphone, includendo 10 miliardi dall’automotive, 14 miliardi dall’IoT e 8 miliardi dai comparti industriale, networking e robotica. Le attività legate all’intelligenza artificiale dovrebbero contribuire per 6 miliardi, mentre le soluzioni destinate ai data center sono chiamate a superare i 15 miliardi. Il 6G diventa così una componente della trasformazione di Qualcomm da fornitore centrato sui chipset mobili a piattaforma tecnologica presente lungo l’intera catena del calcolo connesso.

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