Il top management di Tim ha aderito all’Opas promossa da Poste Italiane sull’azienda nazionale delle tlc. È la stessa Tim a comunicare che l’amministratore delegato Pietro Labriola e i dirigenti con responsabilità strategiche della società hanno portato in adesione le azioni detenute all’offerta pubblica di acquisto e scambio totalitaria volontaria promossa da Poste Italiane.
Dopo il via libera della Consob e il giudizio favorevole espresso dal Consiglio di amministrazione di Tim, la parola passa ora al mercato. Dall’esito dell’offerta dipenderà infatti la nascita del nuovo gruppo integrato immaginato da Poste, destinato a riunire telecomunicazioni, cloud, data center, servizi finanziari, logistica e piattaforme digitali in un’unica infrastruttura nazionale.
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Poste-Tim, i vertici della telco aderiscono all’Opas
Come già comunicato al mercato lo scorso 18 luglio, il corrispettivo dell’offerta è stato ritenuto congruo dal punto di vista finanziario dal Consiglio di amministrazione del gruppo, che ne ha valutato positivamente il razionale e le prospettive industriali.
L’adesione del top management si è chiusa nella settimana scorsa e i dettagli relativi alle singole operazioni saranno resi pubblici attraverso le comunicazioni di internal dealing, nei termini previsti dalla normativa applicabile.
Operazione da 10,8 miliardi di euro
Lo scorso luglio l’operazione Poste-Tim è entrata nella fase decisiva con l’apertura del periodo di adesione all’Offerta pubblica di acquisto e scambio volontaria totalitaria (Opas) promossa da Poste Italiane su Tim, destinato a concludersi l’11 settembre salvo proroghe.
Il pagamento del corrispettivo, salvo proroghe, è previsto il 18 settembre, mentre un’eventuale riapertura dei termini potrebbe svolgersi tra il 21 e il 25 settembre.
L’offerta riguarda fino a 1,706 miliardi di azioni ordinarie Tim, pari a circa il 79,9% del capitale sociale, al netto della partecipazione già detenuta da Poste Italiane.
Per ogni azione Tim portata in adesione, Poste riconoscerà un corrispettivo composto da 1,67 euro in contanti e 0,218 azioni ordinarie Poste Italiane di nuova emissione. Il valore totale è 10,8 miliardi di euro.
L’operazione ha una componente cash e una componente in azioni destinata a consentire agli attuali azionisti Tim di partecipare anche alla futura creazione di valore derivante dall’integrazione industriale.
Il CdA di Tim ha approvato
Il board di Tim ha approvato all’unanimità la proposta di Poste, ritenendo il corrispettivo congruo dal punto di vista finanziario e valutando positivamente il razionale industriale, le prospettive dell’operazione e la sua coerenza con il percorso già intrapreso dal gruppo.
La valutazione si fonda anche sulle fairness opinion elaborate dagli advisor finanziari Evercore e Goldman Sachs, oltre che sulle analisi predisposte con il supporto di Kearney.
Contestualmente Tim ha annunciato che non aggiornerà il piano industriale prima del completamento dell’offerta. Il 29 luglio saranno quindi diffusi esclusivamente i risultati del secondo trimestre e del primo semestre 2026.
Labriola: “Non solo finanza, ma un progetto industriale”
In una lettera inviata ai dipendenti, l’amministratore delegato di Tim Labriola ha sottolineato la portata strategica dell’operazione, collegandola al percorso di trasformazione avviato dal gruppo negli ultimi anni. “Come ho avuto modo di dire più volte, questa non è soltanto un’operazione finanziaria. È un progetto industriale di lungo periodo”, scrive il manager.
Secondo Labriola, la presenza di Poste Italiane come principale azionista industriale consentirebbe a Tim di contare su un partner con cui condividere una visione di sviluppo, rafforzare la capacità di investimento, accelerare l’innovazione e aprire nuove opportunità di crescita. Un potenziale che poggia sulla complementarità tra competenze, asset e presenza territoriale delle due aziende, considerata una base solida per sviluppare nuovi servizi e generare valore nel tempo.
L’amministratore delegato rivendica anche il lavoro svolto negli ultimi quattro anni, durante i quali Tim sarebbe tornata su un percorso di “credibilità, trasformazione e risultati”.
Le decisioni assunte in questa fase, osserva Labriola, permettono oggi al gruppo di affrontare l’Opas da una posizione diversa rispetto al passato. In attesa dei prossimi passaggi, il messaggio ai dipendenti è di proseguire nell’esecuzione del piano, mantenendo il focus sui clienti e sui risultati. Qualora gli azionisti aderissero all’offerta, aggiunge, l’operazione potrebbe concludersi entro la fine del 2026.
Del Fante e Lasco: “Una nuova fase della nostra storia”
Anche i vertici di Poste Italiane hanno affidato a una lettera ai dipendenti il senso strategico dell’operazione. L’amministratore delegato Matteo Del Fante e il direttore generale Giuseppe Lasco parlano dell’avvio di “una nuova fase” per il gruppo e definiscono l’Opas uno dei progetti economico-industriali più rilevanti degli ultimi anni per Poste, per il settore delle telecomunicazioni e per l’intero sistema economico italiano.
“L’obiettivo di questa operazione è creare la più grande piattaforma di infrastruttura connessa del Paese”, scrivono i manager, indicando la prospettiva di un gruppo strategico leader nei servizi finanziari e assicurativi, nella logistica, nelle telecomunicazioni e nei servizi digitali. Il progetto punta a integrare la presenza territoriale e il rapporto di fiducia costruito da Poste con le infrastrutture tecnologiche, le competenze digitali e le capacità di connettività di Tim.
Del Fante sottolinea inoltre che il valore dell’operazione va oltre le sue dimensioni finanziarie. La politica di remunerazione degli azionisti di Poste, sostenuta da risultati economici in crescita, potrebbe infatti tradursi in un beneficio anche per gli azionisti Tim che aderiranno all’offerta e diventeranno soci di Poste, tornando così a partecipare alla distribuzione dei dividendi.
Intermonte: decisivo il livello finale delle adesioni
Secondo Intermonte, il giudizio unanime del Consiglio di amministrazione rafforza la credibilità dell’Opas e può sostenere il percorso di adesione, pur lasciando invariati i termini economici dell’offerta.
La variabile decisiva diventa ora la percentuale di capitale che Poste riuscirà a raccogliere entro la chiusura. Il livello finale delle adesioni sarà determinante per consolidare il controllo su Tim, creare le condizioni per il delisting e accelerare l’integrazione industriale nella piattaforma del gruppo.



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