media e tlc

Streaming pigliatutto: in Italia conquista il 59,4% della pay TV


Indirizzo copiato

L’area studi di Mediobanca fotografa un mercato audiovisivo sempre più digitale. I ricavi mondiali raggiungono 362,8 miliardi, mentre l’AI trasforma la filiera e accelera il consolidamento fra i grandi gruppi

Pubblicato il 14 set 2026



AI Questions Icon
Chiedi all'AI
Riassumi questo articolo
Approfondisci con altre fonti
streaming in Italia


Punti chiave

  • Lo streaming domina: in Italia (2025) ~2,4 mld€ e 59,4% della pay TV, +45 p.p. vs 2019; i ricavi globali raggiungono 362,8 mld€, con SVoD in forte crescita.
  • Consolidamento e fusioni rafforzano piattaforme e cataloghi; emergono modelli ibridi (Avod) e l’uso di intelligenza artificiale per produzione e pubblicità.
  • In Italia Rai, Sky e Mediaset pesano ~63%; abbonamenti web 24,9% dei ricavi; nel 2026 previsti +14,9% per gli abbonamenti video.
Riassunto generato con AI


Lo streaming consolida il proprio ruolo nel mercato audiovisivo e diventa il principale motore di crescita del settore Media & Entertainment. Nel 2025, in Italia, ha generato circa 2,4 miliardi di euro, arrivando a rappresentare il 59,4% del mercato della pay TV. Rispetto al 2019, la quota è aumentata di quasi 45 punti percentuali.

A delineare lo scenario è il Report Media & Entertainment 2026 dell’Area Studi Mediobanca, che analizza i risultati dei maggiori operatori internazionali e italiani, l’evoluzione dei modelli di consumo, il consolidamento del comparto e l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla produzione e sulla distribuzione dei contenuti.

I ricavi mondiali salgono a 362,8 miliardi

Nel 2025 il fatturato aggregato dei 25 principali gruppi privati internazionali del Media & Entertainment ha raggiunto 362,8 miliardi di euro, con un incremento del 2,8% rispetto al 2024 e del 6,8% sul 2022.

La leadership resta saldamente nelle mani degli Stati Uniti, ai quali fa capo l’84% dei ricavi complessivi. Tra i maggiori operatori mondiali, undici hanno sede negli Usa, dieci in Europa, mentre Arabia Saudita, Brasile, Giappone e India sono rappresentati da un gruppo ciascuno.

A sostenere l’espansione sono soprattutto gli abbonamenti video on demand, indicati con l’acronimo Svod. Questa componente rappresenta il 22,2% del giro d’affari complessivo e nel 2025 ha registrato una crescita del 13,4%. Si sono invece ridotti i ricavi provenienti dalla pubblicità, in calo del 4,1%, dalla pay TV tradizionale, scesa del 2,5%, e dalla produzione e distribuzione di contenuti, diminuite del 2,1%.

È migliorata anche la redditività. L’Ebit margin medio dei principali operatori internazionali è salito al 14,3%, guadagnando 0,7 punti percentuali in un anno. Netflix occupa il primo posto con un margine del 29,5%, seguita da Versant con il 21,1% e TelevisaUnivision con il 21%.

Netflix oltre i 300 milioni di abbonati

La platea globale delle piattaforme è aumentata del 6,1% rispetto alla fine del 2024, sebbene con un ritmo meno sostenuto rispetto agli anni precedenti. Netflix supera i 300 milioni di abbonati e detiene il 27,7% del mercato Svod mondiale. Alle sue spalle si collocano Amazon Prime Video, con oltre 200 milioni di utenti, e Walt Disney, che attraverso Disney+ e Hulu oltrepassa i 196 milioni di sottoscrittori.

La crescita degli utenti resta rilevante, ma il baricentro competitivo si sta spostando. Per gli operatori diventa sempre più importante aumentare il valore economico generato da ciascuna audience, attraverso la raccolta pubblicitaria, l’impiego dei dati e l’offerta di servizi aggiuntivi.

Questa evoluzione, spiega Mediobanca, favorisce i modelli ibridi, nei quali un abbonamento dal prezzo più contenuto viene affiancato dalla pubblicità, e i servizi Avod, basati sull’accesso a contenuti finanziati dagli annunci.

Il consolidamento ridisegna gli equilibri

La ricerca di scala alimenta una nuova fase di aggregazioni. Dopo l’acquisizione di Paramount da parte di Skydance, il completamento dell’operazione tra Canal+ e MultiChoice e il rafforzamento di Mfe in ProSiebenSat.1, il 2026 è caratterizzato da ulteriori operazioni straordinarie.

Il rapporto richiama, in particolare, le offerte di acquisizione promosse da Paramount Skydance e Fox rispettivamente verso Warner Bros. Discovery e Roku. Le operazioni rispondono all’esigenza di rafforzare la presenza nella distribuzione digitale, ampliare le dimensioni delle piattaforme e rendere più efficiente la monetizzazione dei contenuti.

Le dimensioni del catalogo e della base utenti si intrecciano sempre più con la disponibilità di dati e infrastrutture tecnologiche. In questo quadro l’intelligenza artificiale generativa sta diventando una componente stabile dell’industria audiovisiva, con applicazioni che attraversano l’intera catena del valore: dalla pre-produzione alla distribuzione, fino alla personalizzazione dell’offerta e alla gestione della pubblicità.

Rai, Sky e Mediaset concentrano il 63% del mercato

Per i principali operatori italiani, gli ultimi dati economici completi considerati dal rapporto si riferiscono al 2024. In quell’anno i ricavi aggregati sono aumentati del 7,4% sul 2023 e del 10,7% sul 2022. La crescita è stata sostenuta dal segmento Svod, avanzato del 15,8%, dalla raccolta pubblicitaria, salita del 9,6%, e dalla ripresa della pay TV tradizionale, cresciuta del 5,4%.

Il mercato nazionale mantiene un’elevata concentrazione. Rai, Sky e Mediaset generano insieme circa il 63% del fatturato complessivo, una quota comunque inferiore al 68% registrato nel 2022 per effetto dell’espansione delle piattaforme online.

Rai si conferma il primo operatore per ricavi, con 2,8 miliardi di euro, in aumento del 4,7%. Seguono Sky, con 2,3 miliardi e una crescita dell’8,6%, e Mediaset, con 2,1 miliardi e un progresso del 6,9%. Parallelamente, Netflix, Prime Video, Disney+ e Dazn continuano a rafforzare la propria presenza nell’audiovisivo nazionale.

Nel 2024 gli organici dei maggiori operatori si sono ridotti del 3,8%, attestandosi a 22.619 addetti. Dopo le difficoltà determinate dall’aumento della concorrenza delle piattaforme online, l’Ebit margin aggregato è tornato positivo, raggiungendo il 2,5%.

Abbonamenti web al 24,9% dei ricavi

Considerando l’intero settore radiotelevisivo italiano, nel 2025 il giro d’affari ha raggiunto 9,6 miliardi di euro, in aumento dello 0,7% rispetto all’anno precedente e di quasi il 10% rispetto al 2019.

Gli abbonamenti web sono cresciuti del 10% e rappresentano ora il 24,9% dei ricavi complessivi. Alla loro espansione corrisponde un’ulteriore flessione degli abbonamenti alla televisione a pagamento tradizionale, diminuiti del 5,5%.

Sul versante pubblicitario, la televisione ha registrato una contrazione del 2,6%, mentre la radio è cresciuta del 2,1%. Le piattaforme digitali concentrano oltre il 66% degli investimenti pubblicitari nazionali, confermando lo spostamento delle risorse verso i canali online.

Internet è diventato anche il principale mezzo utilizzato per accedere alle notizie: coinvolge il 55,8% degli italiani, contro il 43,2% raggiunto dalla televisione. I mezzi tradizionali conservano tuttavia livelli di fiducia superiori rispetto alle fonti disponibili sul web.

Servizio pubblico, l’Italia ha il canone più basso

Il confronto fra i maggiori operatori pubblici europei vede al primo posto il sistema radiotelevisivo tedesco, con ricavi per 9,8 miliardi di euro. Seguono il Regno Unito con 7,9 miliardi, la Francia con 4,4 miliardi e l’Italia con 2,8 miliardi.

Nel 2024 la Rai ha registrato un Ebit margin del 3,9%, il risultato migliore tra i servizi pubblici considerati, davanti agli operatori di Austria e Svizzera. Tutti gli altri hanno riportato margini industriali negativi.

Con un importo annuale di 90 euro, pari a 25 centesimi al giorno per abbonato, il canone italiano è il più contenuto tra quelli dei principali Paesi europei. La media è di 34 centesimi al giorno, mentre il prelievo raggiunge i 98 centesimi in Svizzera e i 60 centesimi in Germania.

La diffusione della fruizione multipiattaforma e dei dispositivi connessi riapre il confronto sui criteri di finanziamento del servizio pubblico. Diversi Paesi europei si sono già orientati verso sistemi misti o contributi sostitutivi, con l’obiettivo di assicurare risorse stabili in un mercato sempre più influenzato dalle piattaforme internazionali.

Nel 2026 gli abbonamenti video cresceranno del 14,9%

Per il 2026 l’Area Studi Mediobanca prevede un incremento del 5,3% dei ricavi aggregati dei principali operatori internazionali. Escludendo le attività di telecomunicazione di Comcast, la crescita salirebbe al 6,1%.

Gli abbonamenti video on demand dovrebbero mettere a segno un aumento del 14,9%, confermandosi la componente più dinamica. Le stime indicano un progresso dell’11,6% per la raccolta pubblicitaria, dell’8,8% per parchi a tema e merchandising e del 2% per la produzione e distribuzione di contenuti. Per gli abbonamenti alla pay TV tradizionale è invece attesa una flessione del 5,7%.

In Italia, i ricavi dei principali operatori dovrebbero aumentare tra il 4% e il 5%. A sostenere il mercato saranno anche i Giochi olimpici invernali di Milano Cortina, la Coppa del Mondo di calcio, le offerte finanziate o supportate dalla pubblicità e i Fast Channel, ossia canali gratuiti trasmessi via internet con una programmazione lineare.

Nel primo semestre, tuttavia, la raccolta pubblicitaria radiotelevisiva ha accusato una flessione del 2,2%, arrivata al 5,6% nel solo mese di giugno. La televisione ha perso il 2,1% e la radio il 3,7%, mentre il digital advertising è cresciuto del 3,4%. Il confronto competitivo si giocherà quindi sulla capacità di integrare contenuti, pubblicità, dati e AI in modelli capaci di generare ricavi oltre la semplice acquisizione di nuovi abbonati.

Partecipa alla community

guest

0 Commenti
Più recenti
Più votati
Inline Feedback
Vedi tutti i commenti

Articoli correlati

0
Lascia un commento, la tua opinione conta.x