La partita del Quantum computing si sposta dalla capacità di calcolo alla capacità di correggere gli errori e di ridurre il rumore di fondo delle operazioni. A dirlo sono i risultati del Quantum Readiness Report 2026 di QuEra Computing, che evidenzia come, sebbene quasi la metà degli intervistati (45%) consideri una roadmap chiara verso la tolleranza agli errori uno dei criteri più importanti nella scelta di una tecnologia quantistica, un terzo (34%) ritiene che sia ancora troppo presto per stabilire quale modalità di calcolo quantistico offra le maggiori prospettive per applicazioni pratiche e scalabili.
Oltre tre quarti delle risposte (78%) al sondaggio condotto su 291 stakeholder in oltre 25 Paesi indicano inoltre che la correzione degli errori quantistici (Qec), componente fondamentale del quantum computing fault-tolerant, è essenziale o molto importante per generare valore commerciale nelle applicazioni di riferimento. Per questo gruppo, il progresso sembra ormai aver lasciato indietro il conteggio dei qubit fisici: solo il 4% ha citato la scalabilità dell’hardware o l’aumento del numero di qubit.
Un elemento di cui dovranno tenere conto anche le telco, specie quelle che puntano sui servizi cloud per creare valore aggiunto: secondo il report, infatti, il segmento delle soluzioni infrastrutturali, ancor più di quello delle applicazioni commerciali destinate all’utente finale, dovrebbe pesare per l’8% per quanto riguarda la commercializzazione prevista sul fronte del quantum. In questa classifica, il settore governativo/difesa è in testa (24%), seguito dalle grandi imprese (20%) e dal comparto farmaceutico/scienze della vita (11%). I servizi finanziari si collocano in una posizione inferiore rispetto a quanto spesso ipotizzato dagli analisti (5%).
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Cresce l’aspettativa sulla correzione degli errori quantistici
“Il settore del quantum computing presenta diverse architetture in competizione, ma i clienti stanno diventando più esigenti su ciò che si aspettano da queste tecnologie”, spiega Yuval Boger, Chief Commercial Officer di QuEra Computing. “Ciò che un tempo era considerato un elemento auspicabile, come un approccio collaudato e scalabile alla correzione degli errori quantistici, è ora diventato un requisito imprescindibile”.
Tra le modalità prese in esame, gli atomi neutri sono stati indicati come architettura di riferimento da quasi un quarto degli intervistati (23%), seguiti dai qubit superconduttori e dagli ioni intrappolati (rispettivamente 15% e 11%). In assenza di un chiaro consenso sull’architettura principale, per la metà degli intervistati (50%), il criterio più importante nella scelta di una tecnologia quantistica è risultato il rapporto costi-benefici.
Le risposte aperte del sondaggio evidenziano come detto l’importanza della correzione degli errori e delle prestazioni dei qubit logici. Alla domanda su quale sviluppo dell’ultimo anno inciderà maggiormente sull’evoluzione del settore, emergono soprattutto la correzione degli errori, la Qec e i traguardi relativi ai qubit logici: la categoria tematica più ricorrente, presente in un terzo delle risposte significative (33%).
Superata la “valle della disillusione”, si guarda a sostenibilità commerciale e sovranità
Secondo il report, lo stato del calcolo quantistico all’inizio del 2026 è caratterizzato dalla convergenza tra validazione tecnica e divergenza nell’accesso geopolitico. Il settore ha superato con successo la fase della “valle della disillusione” (Trough of Disillusionment) relativa alle capacità hardware: recenti dimostrazioni da parte di diversi fornitori confermano che i principi fisici funzionano su larga scala.
Tuttavia, si è entrati in una nuova fase riguardante la sostenibilità commerciale e l’accesso al mercato, in cui le preoccupazioni legate alla sovranità influenzano sempre più le decisioni di acquisto. La stratificazione geopolitica del panorama quantistico non è più una previsione, ma una realtà operativa che condiziona i processi decisionali delle organizzazioni.
C’è poi il tema della sovranità digitale. Interpellati sulla sua importanza nella scelta della tecnologia quantistica, solo il 4,9% ha dichiarato che “la sovranità non è un fattore rilevante”. La posizione prevalente (46%) consiste nel bilanciare la sovranità con la qualità tecnologica. Solo il 16% attribuisce priorità assoluta alla sovranità. Tuttavia, quel 46% orientato all’equilibrio indica una gestione attiva di priorità contrastanti, non indifferenza. Sommando questo dato al 16% che privilegia nettamente la sovranità, emerge che il 62% degli intervistati tiene attivamente conto della sovranità nelle decisioni di acquisto.
La percentuale di chi ritiene che la “sovranità non sia un fattore rilevante”, notano gli autori dello studio, è sorprendentemente bassa. Questa statistica segna di fatto la fine del modello di mercato puramente globalizzato che ha caratterizzato gli esordi del settore. Le organizzazioni stanno essenzialmente adottando una strategia di diversificazione del rischio: mantengono l’accesso a tecnologie globali all’avanguardia per la ricerca e sviluppo, coltivando al contempo alternative nazionali o alleate per i carichi di lavoro sensibili.
Come è stato realizzato il report
Il sondaggio, commissionato da QuEra Computing, è stato condotto online a gennaio 2026 e ha raccolto 291 risposte complete da partecipanti di oltre 25 paesi, provenienti dal mondo accademico, dalle aziende di tecnologie quantistiche, dalle organizzazioni utilizzatrici finali, dal settore pubblico e da altri stakeholder attivamente coinvolti. Alle domande da 18 a 20 hanno risposto 267 partecipanti; l’analisi delle risposte aperte alla domanda 24 comprende 137 risposte valide ai fini dell’analisi.
Il campione, auto selezionato, presenta un maggiore coinvolgimento tecnico e un più marcato orientamento alla ricerca rispetto alla popolazione aziendale nel suo complesso; i risultati devono quindi essere interpretati come espressione delle opinioni di un gruppo di stakeholder attivamente coinvolti nel settore quantistico e non come rappresentativi di tutte le organizzazioni.







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