Raggiungere emissioni nette pari a zero entro il 2050 rimane una delle sfide più grandi per il settore delle telecomunicazioni. La maggior parte degli operatori di rete mobile (Mno) persegue questo obiettivo attraverso misure tradizionali, come il miglioramento dell’efficienza energetica della rete e l’aumento dell’uso di energia rinnovabile.
“Tuttavia”, spiega Muskan Gadodia, research analyst di Gsma Intelligence in un post pubblicato sul blog del ramo di ricerca e consulenza dell’associazione, “tali sforzi potrebbero non essere sufficienti, da soli, a colmare il divario di emissioni residuo. Di conseguenza, gli operatori stanno esplorando una gamma più ampia di iniziative che vanno oltre la tradizionale decarbonizzazione della rete: dal ripristino degli ecosistemi e dai programmi di energia pulita per le comunità fino alle infrastrutture circolari, a una gestione energetica più intelligente e a nuovi approcci di approvvigionamento”.
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Le sei linee d’azione intraprese per ridurre l’impatto ambientale delle Tlc
Nel suo approfondimento, l’analista precisa che non tutte le emissioni rientrano nel controllo diretto dell’operatore, anzi una quota significativa deriva da attività esterne alle operazioni aziendali. Dunque è possibile ridurre le proprie emissioni solo fino a un certo livello. Oltre tale soglia, bisogna cercarre modalità per compensarle attraverso progetti di rimozione del carbonio e di ripristino degli ecosistemi, al fine di affrontare l’impatto ambientale residuo.
“Dal 2020, i primi dieci operatori di rete mobile a livello globale (in base alla base di abbonati) hanno introdotto o sostenuto oltre 500 iniziative di sostenibilità non convenzionali, autonomamente o tramite partnership”, nota Muskan Gadodia, precisando che tali iniziative non convenzionali possono essere raggruppate in sei temi principali.
La prima ha a che fare con la realizzazione di infrastrutture circolari tramite il riutilizzo delle apparecchiature. In pratica, con gli operatori che continuano a modernizzare le proprie reti, prolungare il ciclo di vita delle apparecchiature sta diventando un’importante leva di sostenibilità. “Invece di seguire il modello lineare ‘acquisto, utilizzo e sostituzione’, gli operatori adottano sempre più pratiche di riutilizzo e ricondizionamento”, dice Gadodia, citando la piattaforma Maia di Telefónica e il programma Oscar di Orange come esempi di un approccio che contribuisce a ridurre i rifiuti, abbassare il fabbisogno di capitale e mitigare i rischi legati alla catena di approvvigionamento”.
C’è poi chi trasforma le infrastrutture di telecomunicazione in asset energetici. “L’infrastruttura di rete viene sempre più considerata non solo come un consumatore di energia”, spiega l’analista. “Gli operatori stanno esplorando modi per utilizzare in modo più efficiente gli asset esistenti e supportare sistemi energetici più ampi. Esempi in tal senso sono il modello di centrale elettrica virtuale di Elisa, che utilizza le batterie di backup delle stazioni base per il bilanciamento della rete, e l’utilizzo del calore di scarto proveniente dagli impianti di rete da parte di Deutsche Telekom”.
La sostenibilità sta diventando del resto parte integrante dei criteri con cui gli operatori valutano gli investimenti e le decisioni di approvvigionamento. “Telefónica ha introdotto un prezzo interno del carbonio nei processi di acquisto, garantendo che fattori quali il consumo energetico, le emissioni e i costi operativi lungo l’intero ciclo di vita vengano presi in considerazione accanto al prezzo di acquisto. Ciò integra le considerazioni relative alle emissioni di carbonio nelle decisioni di investimento e approvvigionamento, affiancandole a fattori quali costi e prestazioni”.
Vi sono anche società che ripensano la progettazione di torri e siti. La riduzione delle emissioni non dipende infatti solo dall’uso di fonti energetiche più pulite; anche la progettazione dei siti svolge un ruolo fondamentale. “Gli operatori puntano sempre più su infrastrutture efficienti, resilienti e che richiedono minore manutenzione. I siti ‘lean’ di Airtel Africa in Nigeria e la stazione base idroelettrica autosufficiente di Ntt Docomo dimostrano come la progettazione del sito possa ridurre le esigenze operative e, al contempo, favorire il raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità”, aggiunge Gadodia.
Il ripristino degli ecosistemi naturali sta emergendo come un’ulteriore area di interesse. Progetti che coinvolgono foreste, mangrovie e barriere coralline possono tutelare la biodiversità e contribuire al sequestro di carbonio a lungo termine. Gli operatori sfruttano sempre più le proprie capacità di connettività e gestione dei dati per potenziare il monitoraggio ambientale. Tra gli esempi figurano il progetto di monitoraggio delle barriere coralline di Orange Business e Tēnaka e l’iniziativa di monitoraggio ambientale di Vodafone in Scozia.
Alcuni operatori, infine, promuovono l’adozione di energie pulite all’interno delle comunità locali. Per esempio, la partnership tra Safaricom e Sistema.bio in Kenya consente agli agricoltori di accedere a biodigestori grazie a sistemi di pagamento e programmi fedeltà basati su dispositivi mobili. In questo modo, gli operatori di rete mobile sfruttano la propria ampia base di clienti e le piattaforme digitali per sostenere la diffusione di energie pulite.
Una questione che va oltre le attività degli operatori: il ruolo degli altri player
Come detto, però, la transizione verso iniziative di sostenibilità non convenzionali comporta implicazioni che si estendono ben oltre gli operatori stessi.
Gadodia cita prima di tutto i fornitori di apparati di rete. “I produttori di apparecchiature vengono sempre più coinvolti in impegni legati all’economia circolare come condizione per collaborare con gli operatori. Il programma Oscar di Orange, ad esempio, ha stabilito una partnership formale con Nokia per il ricondizionamento degli apparati”.
Rispetto al ruolo delle autorità di regolamentazione, l’analista di Gsma Intelligence spiega che man mano che gli operatori riconvertono le infrastrutture di rete in risorse energetiche, i quadri normativi vengono messi alla prova oltre il loro ambito originario. “La partecipazione di Elisa ai mercati finlandesi di bilanciamento dell’energia elettrica ha richiesto una pre-qualifica tecnica formale da parte di Fingrid, un processo senza precedenti nel settore delle telecomunicazioni. A livello globale sta iniziando a emergere un sostegno normativo alla partecipazione delle risorse energetiche distribuite. La riforma del mercato elettrico dell’Ue (Direttiva UE 2024/1711), l’Ordine 2222 della Ferc negli Stati Uniti e le nuove riforme del mercato delle centrali elettriche virtuali in Australia aprono la strada alla partecipazione delle risorse energetiche distribuite ai mercati dell’elettricità”. Tuttavia, si parla di quadri normativi che non sono stati concepiti pensando agli operatori mobili e mancano, in gran parte, percorsi normativi specifici per il settore delle telecomunicazioni. “Mentre gli operatori cercano di valorizzare economicamente le batterie delle stazioni radiobase e altre risorse distribuite”, puntualizza Gadodia, “le autorità di regolamentazione dell’energia dovranno definire quadri che riconoscano esplicitamente gli operatori di rete mobile come potenziali partecipanti al mercato.
Le prospettive future secondo Gsma Intelligence
Secondo il rapporto “Mobile Net Zero” realizzato da Gsma Intelligence, le emissioni operative del settore della telefonia mobile sono diminuite dell’8% tra il 2019 e il 2023, nonostante il traffico dati sia quadruplicato. Tuttavia, per raggiungere l’obiettivo “net zero” entro il 2050, il settore deve ridurre le emissioni del 7,5% annuo fino al 2030 (un ritmo più che doppio rispetto alla media annuale registrata finora). “Queste iniziative”, dice Gadodia, “mirano a colmare tale divario estendendo l’azione per il clima oltre le tradizionali misure incentrate sulla rete.
Del resto i progetti citati dall’analista condividono una caratteristica comune: valorizzano i punti di forza già esistenti degli operatori mobili, quali la capillarità della distribuzione, le infrastrutture di connettività, le piattaforme digitali e le relazioni con i clienti.
“Nessuna di queste iniziative elimina la necessità di modernizzare la rete o di ricorrere alle energie rinnovabili; esse si affiancano piuttosto alle strategie tradizionali di decarbonizzazione. Nel loro insieme, suggeriscono che l’ambito della sostenibilità nelle telecomunicazioni si sta ampliando. Man mano che il settore avanza verso gli obiettivi ‘net zero’, è probabile che le iniziative non convenzionali svolgano un ruolo di supporto sempre più importante”, chiosa Gadodia, “affiancando gli sforzi principali di riduzione delle emissioni legati alla rete”.







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