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Connettività satellitare: in Lombardia test fino a 515,8 Mbps. Butti: “Ora confronto con gli operatori”


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La sperimentazione da 6,5 milioni con Fastweb e Telespazio ha ricreato 39 “borghi virtuali”, simulando il traffico generato da un massimo di 100 utenti contemporanei. Il satellite integrato con fibra, rame e wireless. Il Sottosegretario: “Modello replicabile con requisiti chiari di qualità e sicurezza”

Pubblicato il 21 set 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • Modello: il satellite è usato come trasporto condiviso tra punti di raccolta e rete nazionale, mentre case e imprese restano collegate via fibra, rame o wireless.
  • Prove: 60 giorni, 10 punti di raccolta e 39 borghi virtuali, simulati fino a 100 utenti; velocità 216,4–515,8 Mbps in download e 33,7–91,9 Mbps in upload; qualità adeguata.
  • Governance e prospettive: iniziativa Dipartimento–Regione LombardiaARIA, realizzata da Fastweb e Telespazio, 6,5 milioni di euro; obiettivo replicabilità in aree montane e isolate.
Riassunto generato con AI


Presentati a Milano i primi risultati della sperimentazione che in Lombardia ha messo insieme connettività satellitare, fibra e accessi wireless per raggiungere i territori nei quali realizzare nuovi collegamenti terrestri risulta più difficile. I test hanno registrato velocità comprese tra 216,4 e 515,8 Mbps in download e tra 33,7 e 91,9 Mbps in upload, ma il dato tecnologicamente più interessante riguarda il modello adottato: la capacità satellitare viene utilizzata come trasporto condiviso tra le reti locali e quella nazionale, mentre case, imprese ed edifici pubblici continuano a essere serviti attraverso infrastrutture terrestri.

I dati preliminari sono stati illustrati nella sede milanese del Dipartimento per la trasformazione digitale dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alessio Butti, insieme al sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia con delega ai controlli, patrimonio e digitalizzazione Ruggero Invernizzi, all’assessore regionale ai Trasporti e Mobilità sostenibile Franco Lucente e al presidente di ARIA Marco Ambrosini.

La sperimentazione nasce dalla collaborazione tra Dipartimento, Regione Lombardia e ARIA nell’ambito della Strategia nazionale per la Banda Ultra Larga. Il valore complessivo dell’iniziativa è di 6,5 milioni di euro: 5 milioni messi a disposizione dal Dipartimento e 1,5 milioni dalla Regione.

A realizzare il progetto è stato il raggruppamento formato da Fastweb e Telespazio, società del gruppo Leonardo, utilizzando una soluzione di connettività satellitare ibrida multi-orbita appositamente reingegnerizzata per dialogare con le infrastrutture di telecomunicazioni terrestri esistenti. Il supporto scientifico è stato affidato all’Università di Pavia.

Il satellite diventa un collegamento di trasporto

L’architettura sperimentata assegna al segmento spaziale un compito preciso. Il satellite non sostituisce l’ultimo miglio e non viene utilizzato per collegare direttamente ogni singola utenza. Svolge invece la funzione di trasporto tra i punti di raccolta territoriali e la rete nazionale terrestre.

Le abitazioni, le imprese e gli edifici pubblici continuano così a essere raggiunti attraverso fibra, rame o accessi wireless. Il traffico prodotto dagli utenti viene concentrato sul territorio e trasportato attraverso l’infrastruttura fissa di Fastweb verso il segmento satellitare di Telespazio. Da qui raggiunge il nodo di aggregazione di Milano Caldera, per essere successivamente instradato verso Internet dagli operatori.

È questa configurazione a consentire di utilizzare la capacità satellitare in modo condiviso tra più utenze e, quindi, di collegare un’intera area. Il rapporto con il cliente e la gestione del servizio rimangono inoltre in capo agli operatori di telecomunicazioni.

La soluzione è stata progettata in modo da poter accogliere in prospettiva anche altre costellazioni e altri fornitori. L’obiettivo della sperimentazione è dunque verificare se il segmento spaziale possa diventare una componente integrata delle infrastrutture esistenti nei territori dove distanze, morfologia e costi rendono più complessa la posa di nuovi collegamenti terrestri.

Sessanta giorni di prove con 39 “borghi virtuali”

Il banco di prova ha coinvolto 10 punti di raccolta e 39 configurazioni di “borgo virtuale”, riproducendo attraverso appositi dispositivi il comportamento di una comunità connessa.

Il programma è durato sessanta giorni e ha simulato fino a 100 utenti contemporanei impegnati in attività differenti: navigazione sul web, streaming, videoconferenze, utilizzo di servizi cloud e telefonia via Internet. In questo modo è stato possibile verificare le prestazioni della soluzione anche al variare del traffico e del numero di collegamenti contemporanei.

Le misurazioni preliminari hanno restituito valori compresi tra 216,4 e 515,8 Mbps in download e tra 33,7 e 91,9 Mbps in upload. Secondo i risultati presentati, la qualità dei servizi è risultata adeguata o ottimale nei diversi scenari di utilizzo, compresi streaming, contenuti multimediali, smart working e gaming.

Le configurazioni di Brescia, Moglia, Eupilio, Montalto Pavese e Corte de’ Frati hanno fatto registrare le prestazioni migliori nelle prove relative a streaming, gaming, attività lavorative, telefonia VoIP e navigazione web.

I test effettuati con i carichi più elevati hanno però indicato anche uno degli aspetti da tenere sotto controllo nel passaggio dalla sperimentazione a un eventuale servizio operativo: la capacità condivisa deve essere dimensionata correttamente, soprattutto per sostenere il traffico in upload.

Butti: “La fibra resta la spina dorsale”

Il progetto parte dunque da un’impostazione nella quale fibra e satellite hanno funzioni differenti e complementari. Il primo resta l’elemento portante delle infrastrutture digitali, mentre il secondo può essere utilizzato nei territori nei quali estendere i collegamenti terrestri presenta maggiori difficoltà.

“Una connessione affidabile permette a una famiglia di restare nel proprio paese, a un’impresa di lavorare e a una comunità di accedere più facilmente ai servizi pubblici e sanitari. È a queste esigenze che il Governo Meloni sta rispondendo fin dall’inizio della legislatura. Pur avendo ereditato una situazione difficile, abbiamo portato la connettività in fibra del Paese sopra la media UE, cosa che in pochi ritenevano possibile. Naturalmente, proprio la fibra resta la spina dorsale delle nostre infrastrutture digitali, ma il satellite può completarla dove le distanze, la conformazione del territorio e i costi rendono più difficile realizzare i collegamenti terrestri”, ha spiegato il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Sen. Alessio Butti. “I risultati sono molto incoraggianti. Ora vogliamo confrontarci con gli operatori per definire le condizioni tecniche ed economiche che consentano di replicare questo modello nel Paese, con requisiti chiari di qualità e sicurezza”.

Il confronto con gli operatori rappresenta quindi il prossimo passaggio della sperimentazione. Dal risultato tecnico bisognerà arrivare a una configurazione economicamente e operativamente applicabile alle aree montane, ai piccoli comuni e ai territori più isolati.

Regione Lombardia: ridurre tempi e costi nelle aree scoperte

Per Regione Lombardia, l’esperienza punta anche a verificare la possibilità di abbreviare i tempi necessari per portare servizi digitali alle comunità che rischierebbero di dover attendere più a lungo l’arrivo delle infrastrutture terrestri.

“Attraverso questa sperimentazione pionieristica, visionaria e lungimirante abbiamo dimostrato che la tecnologia satellitare può rappresentare una risposta immediata e straordinaria per azzerare il divario digitale nelle aree geografiche ancora scoperte del nostro territorio. In questo modo riduciamo i costi di attivazione e abbattiamo drasticamente i tempi di attesa per famiglie e imprese che altrimenti rischierebbero di restare escluse per anni. Il nostro auspicio e il nostro impegno è che questo modello vincente possa ora diventare un punto di riferimento strategico per le altre Regioni e per l’intero Sistema Italia, tracciando la strada verso una modernizzazione digitale equa, uniforme e davvero nazionale”, ha sottolineato Ruggero Invernizzi, Sottosegretario alla Presidenza Regione Lombardia.

La prospettiva di estendere l’esperienza oltre i confini regionali è stata sottolineata anche da Franco Lucente.

“Un progetto innovativo e dall’alto valore tecnologico, che vede ancora una volta la Lombardia come regione apripista in Italia e a livello internazionale. L’obiettivo è azzerare le distanze tra centri nevralgici e periferie, consentendo a cittadini e sistema produttivo di poter godere di servizi digitali di qualità in ogni luogo, anche il più remoto. Grazie alla collaborazione con il Dipartimento della Trasformazione Digitale del Governo, la Lombardia si pone all’avanguardia nello sviluppo di nuovi modelli di connessione per il Paese, a totale beneficio della comunità. Auspico che tale percorso virtuoso possa essere replicato in altre realtà territoriali, affinché l’interconnettività diventi un fattore trainante per l’economia locale e nazionale”.

ARIA: i dati alla base delle scelte successive

Oltre alle prestazioni, la sperimentazione ha avuto lo scopo di raccogliere elementi utili per valutare in quali condizioni il modello possa funzionare fuori dall’ambiente di prova. Un passaggio che riguarda sia il dimensionamento tecnico della capacità sia le future decisioni delle istituzioni.

“Con questa sperimentazione ARIA ha trasformato un obiettivo strategico in un progetto concreto. I risultati ci consegnano non solo una soluzione tecnologica, ma soprattutto un metodo: sperimentare, misurare e mettere le istituzioni nelle condizioni di assumere decisioni fondate sui dati -ha spiegato Marco Ambrosini, Presidente di ARIA – È così che l’innovazione diventa un servizio realmente utile ai territori e alle persone”.

La sfida ora è trasformare quanto misurato nei sessanta giorni di prove in un modello tecnico ed economico replicabile. Il confronto annunciato con gli operatori dovrà stabilire come inserire la capacità satellitare nelle infrastrutture terrestri esistenti mantenendo requisiti definiti di qualità e sicurezza e dimensionando le risorse in funzione della domanda.

La destinazione indicata riguarda soprattutto aree montane, piccoli comuni e territori isolati. In questi contesti la componente satellitare potrebbe svolgere il ruolo sperimentato in Lombardia: fare da collegamento di trasporto per aggregare il traffico di più utenze, lasciando alle tecnologie terrestri l’accesso finale e agli operatori la gestione del servizio.

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