l'intervista

Anie-Sit, Corti: “Dopo il Pnrr serve una strategia di lungo periodo per le reti”


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Il presidente dell’associazione delle imprese che operano nel campo delle infrastrutture tlc chiede meccanismi obbligatori per l’adeguamento dei corrispettivi contrattuali e misure per preservare e attrarre le competenze. “Servono continuità degli investimenti e un confronto permanente con il Mimit”

Pubblicato il 28 set 2026



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Anie-Sit post-Pnrr


Punti chiave

  • Assicurare continuità agli investimenti post PNRR con una programmazione industriale di medio-lungo periodo per le infrastrutture digitali (fibra, 5G, Data Center).
  • Garantire sostenibilità economica con adeguamenti obbligatori dei contratti, revisione annuale parametrata al IPCA-NEI e strumenti che coprano gli aumenti dei materiali per i System Integrator.
  • Evitare la dispersione delle competenze, sostenere il ricambio generazionale e rendere il settore attrattivo per i giovani tramite formazione e politiche proposte da Anie-Sit.
Riassunto generato con AI


Con la chiusura della stagione straordinaria degli investimenti legati al Pnrr, per la filiera italiana delle infrastrutture di telecomunicazione si apre una fase diversa, nella quale alla spinta dei fondi pubblici dovrà subentrare una programmazione capace di accompagnare l’evoluzione delle reti e delle tecnologie. Anie-Sit, l’associazione che riunisce 20 imprese attive nella progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione delle infrastrutture fisse e radiomobili, rappresenta un comparto che nel 2025 ha generato circa 3,6 miliardi di euro di fatturato e conta oltre 16mila addetti diretti.

In questa intervista a CorCom il presidente, Luca Corti, indica le priorità per la nuova fase: dare continuità agli investimenti, intervenire sulla sostenibilità economica dei contratti di fronte alla crescita del costo del lavoro e dei materiali, evitare la dispersione delle professionalità maturate nella filiera e rendere il settore più attrattivo per i giovani. Sul fronte dei contratti, Anie-Sit propone in particolare meccanismi obbligatori di adeguamento dei corrispettivi, con una revisione annuale legata all’IPCA-NEI per la componente lavoro, oltre a strumenti che tengano conto degli aumenti dei materiali.

Presidente Corti, il PNRR ha impresso una forte accelerazione agli investimenti nelle infrastrutture digitali. Ora che quella fase straordinaria si conclude, che cosa serve per evitare una discontinuità per la filiera TLC?

Il PNRR è stato uno straordinario acceleratore e ha dimostrato la capacità della nostra filiera di realizzare investimenti complessi e strategici per la digitalizzazione del Paese. La sua conclusione, però, deve segnare l’inizio di una nuova fase industriale, non un punto di arrivo.

Le infrastrutture digitali richiedono investimenti continui: le reti devono essere manutenute, aggiornate e potenziate, la fibra deve continuare a svilupparsi e lo stesso vale per il 5G. La crescita del traffico dati e dei Data Center, così come lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale, richiedono inoltre infrastrutture sempre più resilienti e sicure.

Non chiediamo di mantenere artificialmente i volumi di attività generati dal PNRR, né misure assistenziali. Chiediamo che all’evoluzione tecnologica del Paese corrisponda una programmazione industriale di medio-lungo periodo, capace di dare continuità agli investimenti e di creare condizioni sostenibili per le imprese della filiera.

In quali condizioni economiche arrivano le imprese a questa nuova fase?

ANIE SIT rappresenta 20 imprese impegnate nella progettazione, realizzazione, manutenzione e gestione delle infrastrutture fisse e radiomobili. Nel 2025 le nostre associate hanno generato un fatturato complessivo stimato di circa 3,6 miliardi di euro, con oltre 16.000 addetti diretti. Parliamo quindi di una componente importante della filiera delle telecomunicazioni, che in questi anni è stata impegnata anche nella realizzazione degli interventi strategici legati al PNRR

Oggi, tuttavia, la sostenibilità economica delle imprese è sottoposta a forti pressioni. Negli ultimi anni abbiamo dovuto affrontare un aumento significativo dei costi dei materiali e delle lavorazioni, in particolare per prodotti legati alla filiera petrolchimica come asfalti e bitumi, oltre alla crescita del costo del lavoro. Il rinnovo del CCNL metalmeccanico determina un incremento medio del costo del lavoro pari al 9,64% nel triennio 2025-2028.

Questi aumenti si innestano spesso su contratti a prezzi fissi o a canone e, in assenza di adeguati meccanismi di compensazione, finiscono per essere assorbiti dalle imprese. Per un settore fortemente labor-intensive questo significa una progressiva compressione dei margini e, di conseguenza, una minore capacità di investire.

Quali conseguenze può avere questa compressione dei margini sulle competenze necessarie alla trasformazione digitale?

È uno dei problemi che ci preoccupa maggiormente. Stiamo assistendo a un vero e proprio “corto circuito demografico e professionale”. Da un lato, i lavoratori più esperti raggiungono l’età pensionabile portando con sé un patrimonio di know-how costruito in anni di esperienza; dall’altro, diventa sempre più difficile attrarre giovani verso il nostro settore, anche perché altri comparti riescono a offrire condizioni economiche e prospettive professionali più competitive.

Le competenze tecniche della filiera TLC sono un asset industriale strategico per il Paese. Le infrastrutture digitali non funzionano per inerzia: la continuità delle reti, il Cloud, i Data Center, i servizi digitali della Pubblica Amministrazione e lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale dipendono anche dalla presenza di tecnici qualificati in grado di intervenire sulle infrastrutture e risolvere problemi complessi.

Se disperdiamo questo patrimonio e non garantiamo il ricambio generazionale, rischiamo di indebolire proprio la capacità del Paese di accompagnare la trasformazione digitale. Senza competenze sul campo, i progetti di transizione tecnologica rimangono pura teoria.

Un altro nodo riguarda il rapporto tra l’aumento dei costi e i contratti. Che cosa chiedete concretamente?

Chiediamo un intervento normativo che introduca meccanismi obbligatori di adeguamento dei corrispettivi contrattuali negli appalti di servizi e opere TLC, in particolare nei casi in cui le committenze siano a partecipazione statale.

Per la componente relativa al costo del lavoro riteniamo necessario che i contratti in essere e quelli futuri tra operatori, concessionari e System Integrator prevedano un adeguamento annuale automatico, parametrato all’andamento dell’indice IPCA-NEI comunicato dall’ISTAT. È necessario inoltre che i meccanismi di revisione tengano conto degli aumenti significativi dei costi dei materiali.

L’obiettivo è evitare che il rischio inflattivo legato al costo del lavoro e l’aumento dei costi dei materiali vengano scaricati interamente sull’ultimo anello della catena, i System Integrator. Se vogliamo una filiera capace di garantire qualità, sicurezza e continuità delle infrastrutture digitali, dobbiamo assicurarne anche la sostenibilità economica. Le imprese devono poter continuare a investire in persone, formazione, innovazione e sicurezza.

Oltre alla revisione dei prezzi, quali sono le priorità che ANIE SIT pone al Governo e ai committenti per affrontare il post-PNRR?

Serve innanzitutto una programmazione industriale post-PNRR. Chiediamo un piano nazionale dedicato alla modernizzazione, al potenziamento e alla messa in sicurezza delle reti esistenti, che dia continuità agli investimenti oltre la fase straordinaria del Piano.

Questo percorso dovrà essere accompagnato anche da strumenti che favoriscano la riallocazione verso altri mercati delle professionalità che non potranno essere assorbite dagli attuali volumi di attività. Non possiamo permetterci di disperdere competenze che sono state costruite negli anni e che possono trovare valorizzazione anche in altri mercati.

La seconda priorità riguarda l’attrattività e le competenze. Occorre creare le condizioni economiche perché le imprese possano offrire ai giovani percorsi professionali e retributivi competitivi e continuare a investire nella formazione delle professionalità di cui avremo bisogno per fibra, 5G, Data Center e nuove infrastrutture digitali.

Infine chiediamo al MIMIT l’apertura di un tavolo permanente con operatori, committenti e imprese della filiera, per affrontare in maniera strutturale questi temi, definire regole condivise e costruire una prospettiva industriale di medio-lungo periodo per il settore.

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