L’Europa deve accelerare sulle telecomunicazioni se vuole preservare la propria autonomia tecnologica e industriale. A indicare nel satellite uno dei terreni sui quali il fattore tempo diventa decisivo è Pietro Labriola, amministratore delegato di Tim, intervenuto al FT Connect Europe Forum di Bruxelles.
“Se aspettiamo ancora, rischiamo di ritrovarci con l’orbita bassa piena di satelliti, ma senza che nessuno di questi sia europeo”, ha detto Labriola. Un rischio che, nella sua lettura, riguarda direttamente anche la capacità del continente di mantenere sotto il proprio controllo infrastrutture considerate rilevanti per la sicurezza.
“Il problema non è regolare, ma arrivare troppo tardi. Le tecnologie evolvono molto più velocemente delle regole”, ha sottolineato. “Sul satellite – ha aggiunto – l’Europa deve muoversi adesso. Altrimenti rischiamo di perdere non solo una partita industriale, ma anche una componente strategica della nostra autonomia e della nostra sicurezza”.
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Accelerare sulle regole
Il tema della velocità attraversa più in generale la posizione espressa dal numero uno di Tim sulla politica europea per le telecomunicazioni. “L’Europa deve cambiare passo sulla regolazione delle telecomunicazioni. Non possiamo continuare a innovare alla velocità della tecnologia e regolare con i tempi del passato”.
Labriola non mette in discussione la necessità di un quadro regolatorio, soprattutto nei settori più sensibili. “Non sto dicendo che non servano regole. Le regole servono, soprattutto quando parliamo di sicurezza. Ma devono essere più semplici, più chiare e soprattutto più veloci”, ha spiegato.
Il nodo, secondo l’Ad di Tim, riguarda dunque la capacità di ridurre la distanza fra evoluzione tecnologica e intervento regolatorio. “Regolare non è sbagliato. Il problema è farlo troppo tardi. In un mercato globale in cui competiamo con player che dispongono di risorse enormi, l’Europa deve riuscire a conciliare tutela, sicurezza e capacità di innovare. Se perdiamo velocità sull’innovazione, perdiamo competitività”.
Prima i mercati nazionali, poi i campioni europei
Nel suo intervento a Bruxelles Labriola ha affrontato anche il tema del consolidamento delle telecomunicazioni europee, indicando come priorità il rafforzamento delle strutture di mercato all’interno dei singoli Paesi.
“Prima di parlare di campioni europei dobbiamo essere molto pragmatici: bisogna facilitare il consolidamento all’interno dei singoli mercati nazionali”.
L’Ad di Tim ha richiamato in particolare la situazione italiana: “In Italia abbiamo quattro operatori mobili infrastrutturati, oltre a numerosi operatori virtuali. E la concorrenza non arriva più soltanto dalle Telco tradizionali: vediamo player come Revolut, gruppi energetici e aziende provenienti da altri settori che iniziano a offrire anche servizi di connettività”.
Nel mobile, ha osservato inoltre Labriola, accanto ai quattro operatori infrastrutturati operano gli Mvno, mentre anche aziende provenienti da comparti differenti stanno entrando nell’offerta di servizi di telefonia. Tra gli esempi citati dal manager ci sono i gruppi energetici, che possono integrare la connettività nelle proprie proposte commerciali.
“La frammentazione riduce le risorse per investire”
È in questo scenario che Labriola colloca la propria posizione sul consolidamento. “Per questo non credo che il consolidamento dei grandi operatori di telecomunicazioni possa penalizzare i consumatori. Il mercato continuerà a essere contendibile e competitivo, anche grazie all’ingresso di soggetti nuovi con modelli di business differenti”.
L’Ad di Tim esclude che l’obiettivo sia un ritorno a strutture monopolistiche: “Non stiamo chiedendo di tornare ai monopoli, né di ridurre la concorrenza. Stiamo dicendo che un’eccessiva frammentazione riduce le risorse disponibili per investire, innovare e competere”.
Secondo Labriola, il passaggio necessario precede quindi la costruzione di operatori continentali di maggiori dimensioni. “Se vogliamo operatori europei più forti, dobbiamo prima consentire che nei singoli Paesi si creino strutture di mercato più sostenibili”.
Nel suo intervento ha richiamato anche il ruolo del mercato nel determinare l’evoluzione del settore: “O torniamo al passato, con soldi pubblici, rinazionalizziamo gli operatori di telecomunicazione oppure se si vogliono le telco in salute e grandi abbastanza da competere il giudice è solo il mercato finanziario”.








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