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Sovranità digitale, Genova in lizza per la Gigafactory “large” dell’Italia


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Palazzo Chigi coinvolge i grandi gruppi. Il sottosegretario Butti: esecutivo “molto impegnato nell’elaborazione della proposta”. Il senatore dem e fondatore di DigithON Francesco Boccia: “Costruire un Polo strategico dell’Intelligenza Artificiale a controllo pubblico”

Pubblicato il 5 ott 2026



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Gigafactory italiana


Punti chiave

  • Genova candidata per la gigafactory italiana: il governo privilegia la taglia large e promuove un consorzio con grandi imprese a Palazzo Chigi
  • Quadro finanziario: 1,2 miliardi iniziali (200 Mef, 200 Ue, 800 privati), seconda fase +2,2 miliardi; proposta da inviare a Bruxelles entro il 3 dicembre
  • Il progetto rientra nel programma europeo delle AI Gigafactories per sette poli di supercalcolo; proposta di un Polo strategico italiano a controllo pubblico collegato a un possibile Cern europeo dell’IA
Riassunto generato con AI


La candidatura italiana a una gigafactory europea dell’intelligenza artificiale prende forma attorno a due scelte: puntare sulla taglia “large” e riunire le grandi imprese nazionali per sostenere il progetto. Per la sede, tra i possibili candidati conle carte in regole c’è Genova. È il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alessio Butti, a indicare le possibilità del capoluogo ligure, negli stessi giorni in cui emerge il lavoro avviato a Palazzo Chigi per costruire la cordata industriale.

Intervenendo il 1° ottobre all’evento Valore IA di Almaviva a Roma, Butti ha spiegato che l’esecutivo ha scelto la dimensione maggiore fra quelle previste dalla selezione europea, preferendo il formato “large” al “medium”. “Il governo ha voluto puntare a un livello un pochino più ambizioso”, ha detto. L’obiettivo è portare in Italia una delle infrastrutture di calcolo con cui l’Unione vuole sostenere lo sviluppo dei modelli avanzati di AI.

Butti guarda a Genova: “un ecosistema straordinario”

A orientare il giudizio del sottosegretario è anche una visita compiuta in città “tre mesi fa”, durante la quale ha “constatato l’esistenza di un ecosistema straordinario”. Butti descrive la realtà genovese come “un contesto assolutamente virtuoso che racconta cose belle di questo Paese” e, sulle prospettive della candidatura, afferma: “Penso che Genova abbia le carte in regola per poter inserirsi in questo contesto”.

Il governo è “molto impegnato nell’elaborazione della proposta”, ha ricordato il sottosegretario, precisando che “la gara è aperta a livello europeo”. Genova entra dunque nel percorso di candidatura, la cui riuscita dipenderà dalla proposta che l’Italia presenterà e dal confronto con gli altri progetti.

Palazzo Chigi chiama a raccolta i grandi gruppi

Per arrivare alla proposta, l’esecutivo ha cominciato a riunire attorno allo stesso tavolo alcune delle maggiori imprese del Paese. Secondo quanto emerso nei giorni scorsi, gli incontri a Palazzo Chigi sono stati due, il primo a luglio e il secondo a fine settembre. Vi hanno partecipato gli amministratori delegati di Eni, Enel, Leonardo, Saipem, Snam, Terna, Fibercop e Cdp.

Il prossimo appuntamento dovrebbe segnare il passaggio alla definizione delle prime linee guida della nuova società: un consorzio che il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) dovrà costituire per dare forma alla candidatura da inviare a Bruxelles entro il 3 dicembre. Gli incontri preparano quindi il terreno per stabilire come le aziende contribuiranno al progetto, anche sul piano finanziario.

A coordinare il lavoro di Palazzo Chigi è il sottosegretario Alfredo Mantovano, con il coinvolgimento di almeno sette ministri, fra i quali il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. La composizione del tavolo riflette l’ampiezza dell’operazione, che richiede di mettere insieme competenze industriali, infrastrutture e capitali.

Sul tavolo 1,2 miliardi per partire

Le prime cifre danno la misura dell’impegno richiesto alle imprese. Nello schema riportato dall’agenzia, la fase iniziale vale 1,2 miliardi di euro, dei quali 800 milioni dovrebbero arrivare dai privati. Il Mef e l’Unione europea contribuirebbero con 200 milioni ciascuno.

A questo primo investimento seguirebbe una seconda fase da 2,2 miliardi: altri 400 milioni dal ministero dell’Economia, altrettanti dall’Ue e 1,4 miliardi di capitali privati. Il sostegno pubblico accompagnerebbe così un apporto industriale consistente, da definire attraverso la costruzione della cordata.

Il quadro potrebbe ampliarsi con l’eventuale partecipazione della Grecia al fianco dell’Italia, ancora esclusa da questi primi conteggi. L’investimento complessivo potrebbe superare 5 miliardi di euro, anche se le stime devono ancora tradursi in piani e impegni definitivi.

L’Europa punta su sette poli di supercalcolo

Il percorso italiano si inserisce nel programma per le AI Gigafactories annunciato dalla Commissione europea il 30 luglio 2026. Bruxelles prevede fino a sette infrastrutture, con finanziamenti europei e nazionali fino a 10 miliardi di euro, attraverso i quali punta a mobilitare almeno 20 miliardi di investimenti privati.

La strategia europea parte dalla disponibilità di potenza di calcolo: per sviluppare, addestrare e utilizzare modelli avanzati servono risorse informatiche che il programma vuole rendere accessibili a imprese, startup, università e amministrazioni pubbliche. Le nuove strutture affiancheranno la rete delle AI Factories, ampliando le possibilità di fare ricerca e sviluppare applicazioni su infrastrutture europee.

Le gigafactory dovranno integrare processori specializzati, software e servizi cloud con connessioni ad alta velocità e data center efficienti sul piano energetico. Per la filiera delle telecomunicazioni, il progetto apre quindi un terreno di partecipazione legato all’accesso alle risorse di calcolo: la potenza dei nuovi impianti deve poter essere raggiunta dagli utilizzatori attraverso reti adeguate. Calcolo, connettività ed energia diventano componenti dello stesso investimento.

Boccia: un Polo pubblico per collegare industria e ricerca

Su questo percorso si innesta la proposta di Francesco Boccia, senatore dem e fondatore di DigithON, che invita ad affiancare alla gigafactory un Polo strategico italiano dell’intelligenza artificiale a controllo pubblico. L’idea, presentata il 4 ottobre a Bisceglie al termine dell’edizione 2026 della maratona digitale, guarda al rapporto fra le capacità industriali del Paese e la ricerca europea.

Per Boccia, la durata e il peso di questi investimenti richiedono una convergenza politica capace di accompagnarne lo sviluppo. “Il governo sta lavorando alla candidatura italiana nell’ambito della gara europea per le AI Gigafactories. È una sfida che riguarda il Paese e sulla quale la politica deve sapersi unire oltre le appartenenze. Quando si costruiscono infrastrutture destinate a determinare la posizione dell’Italia per i prossimi decenni, maggioranza e opposizione devono saper riconoscere un interesse nazionale”.

Il Polo pubblico avrebbe, nella sua proposta, la funzione di raccordare le risorse italiane con la prospettiva di un centro europeo per la ricerca sull’AI, offrendo un collegamento fra il lavoro scientifico e le applicazioni industriali.

“C’è infine il livello europeo. La proposta sostenuta da Elly Schlein di costruire un Cern europeo dell’intelligenza artificiale completa questa architettura: mettere in comune ricercatori, università, conoscenza e ricerca di frontiera per consentire all’Europa di competere scientificamente nell’IA – conclude Boccia – Il Polo italiano potrebbe diventare uno dei nodi nazionali di questa futura infrastruttura europea, collegando la ricerca fondamentale alla capacità industriale e applicativa”.

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