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Frequenze, l’Antitrust: “Con rinnovo totale concorrenza a rischio”


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L’Autorità teme che la conferma integrale degli attuali diritti d’uso possa congelare il mercato per altri otto anni. Tra le soluzioni indicate l’opzione mista, con rinnovo parziale e una quota di spettro da rimettere a gara. Intermonte: “L’esito finale dipenderà in larga misura dalle decisioni del Governo”

Pubblicato il 6 ott 2026

Federica Meta

Direttrice



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Punti chiave

  • L’Agcm avverte che il rinnovo integrale dei diritti d’uso dello spettro può congelare il mercato per otto anni; sollecita soluzioni pro-concorrenziali e alternative all’Agcom.
  • Propone un’opzione mista: parte delle risorse rinnovata, parte riassegnata con procedure competitive senza rilanci, privilegiando qualità sul prezzo e imponendo tetti.
  • Chiede Kpi stringenti, controlli sul campo e sanzioni con rapido recupero delle risorse; Intermonte segnala impatto economico per Tim e possibili ricadute sugli investimenti.
Riassunto generato con AI


Il rinnovo integrale dei diritti d’uso dello spettro agli operatori che già oggi lo detengono rischia di congelare per altri otto anni gli attuali equilibri del mercato mobile italiano. È il richiamo dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm), che è intervenuta sul percorso avviato dall’Agcom per definire il quadro regolatorio delle risorse in scadenza il 31 dicembre 2029.

La segnalazione, indirizzata ad Agcom e al ministero delle Imprese e del Made in Italy, arriva mentre è in corso la consultazione prevista dalla delibera 199/26/CONS. Il punto sollevato dall’Antitrust riguarda il modo in cui conciliare continuità dei servizi e investimenti di lungo periodo con la necessità di mantenere contendibile il mercato, evitando che la distribuzione attuale dello spettro diventi di fatto permanente.

Il rischio di congelare il mercato per altri otto anni

L’Agcm riconosce che il rinnovo può offrire agli operatori maggiore certezza e rendere più semplice pianificare gli investimenti sulle reti. La disponibilità dello spettro ha infatti un peso diretto nel radio planning e nello sviluppo delle infrastrutture mobili, anche in vista dell’evoluzione verso 5G Standalone e Multi-access Edge Computing.

Il problema emerge quando questa soluzione viene estesa alla totalità delle risorse in scadenza. Secondo l’Autorità, l’applicazione generalizzata del rinnovo “può incidere negativamente sul corretto dispiegarsi delle dinamiche concorrenziali” perché produrrebbe una “cristallizzazione nelle dotazioni frequenziali per ulteriori otto anni”.

Le conseguenze riguarderebbero soprattutto gli operatori con una quantità inferiore di spettro, che avrebbero meno possibilità di rafforzare la propria posizione, e gli eventuali nuovi entranti. La disponibilità di risorse proprie, sottolinea l’Agcm, incide inoltre sulla capacità di investire direttamente nelle infrastrutture e sulle prestazioni che possono essere offerte ai clienti.

Rinnovo parziale e una quota da rimettere sul mercato

La strada indicata dall’Autorità è quella dell’“opzione mista” già contemplata dall’Agcom. Una parte dei diritti d’uso potrebbe essere rinnovata agli attuali assegnatari, in una quantità da definire sotto il profilo quantitativo e qualitativo, così da assicurare continuità dei servizi e sostenibilità degli investimenti.

La parte restante dovrebbe invece essere nuovamente assegnata attraverso una procedura competitiva, aprendo uno spazio alla crescita degli operatori che oggi dispongono di meno risorse e, potenzialmente, all’ingresso di nuovi soggetti.

Anche il meccanismo della procedura dovrebbe però differire dalle aste tradizionali. L’Agcm prospetta una gara senza rilanci competitivi, nella quale abbia un peso maggiore la qualità tecnica dell’offerta rispetto al prezzo. L’obiettivo è evitare che costi eccessivi per l’acquisizione dello spettro sottraggano risorse agli investimenti nelle reti.

Un tetto per evitare la concentrazione dello spettro

A questo meccanismo l’Autorità propone di affiancare dei cap sulla quantità di diritti d’uso acquisibili dagli operatori che trarranno i maggiori benefici dai rinnovi.

Si tratta di misure considerate dall’Agcm pro-concorrenziali e anti-accaparramento, pensate per impedire che la procedura finisca per aumentare ulteriormente la concentrazione delle risorse nelle mani di pochi soggetti.

La questione è particolarmente rilevante perché lo spettro rappresenta una risorsa scarsa e la sua distribuzione condiziona direttamente la possibilità per ciascun operatore di sviluppare una rete propria, aumentarne la capacità e migliorare la qualità dei servizi mobili.

No all’offerta unica per l’accesso

Un altro punto riguarda gli obblighi di accesso alle reti previsti per consentire agli operatori che non dispongono di proprie risorse radio, o ne dispongono in misura limitata, di offrire servizi sul mercato.

Per l’Antitrust questi strumenti non possono sostituire completamente una distribuzione più equilibrata dello spettro, soprattutto quando riguardano soggetti infrastrutturati che potrebbero competere direttamente attraverso reti proprie.

La maggiore preoccupazione riguarda la possibilità che gli operatori assolvano collettivamente agli obblighi attraverso un’unica offerta di accesso. Secondo l’Autorità questa soluzione, se adottata, conduce “inevitabilmente ad accordi tra operatori concorrenti di natura collusiva, riducendo i loro incentivi a formulare offerte di accesso competitive”.

Il modello auspicato punta quindi a mantenere una competizione anche sul mercato wholesale, facendo sì che le condizioni proposte agli operatori virtuali nascano dal confronto tra offerte autonome.

Più controlli sui Kpi e sanzioni per chi non rispetta gli impegni

L’Agcm valuta positivamente l’introduzione di obblighi prestazionali misurati attraverso specifici Key performance indicator (Kpi) e verifiche sul campo in corrispondenza delle diverse scadenze previste.

Chiede però che il sistema venga rafforzato sul versante delle sanzioni e della gestione dello spettro nel caso in cui gli impegni non vengano rispettati. Le risorse eventualmente revocate agli operatori inadempienti dovrebbero essere rimesse rapidamente in uso, anche attraverso un meccanismo premiale per i soggetti che abbiano raggiunto con maggiore efficacia i target assegnati.

Il confronto sul rinnovo si sposta così dal solo tema della durata delle licenze alla capacità di collegare l’assegnazione dello spettro a risultati verificabili sullo sviluppo delle reti e sulla qualità dei servizi.

Intermonte: il nodo è il valore economico del rinnovo

La segnalazione riporta in primo piano anche il valore economico delle frequenze per gli operatori. Secondo Intermonte, l’esito dipenderà in larga misura dalle decisioni del Governo, attese entro fine anno, in un quadro condizionato anche dalle esigenze della prossima legge di Bilancio e dai vincoli sui conti pubblici.

Nella propria valutazione su Tim, la società di analisi incorpora già uno scenario intermedio, attribuendo una probabilità del 66% a un rinnovo non oneroso dello spettro. Intermonte stima che questa ipotesi possa tradursi per Tim in un beneficio di 1,38 miliardi di euro, pari a 0,65 euro per azione, a fronte di investimenti aggiuntivi valutati tra 50 e 100 milioni di euro l’anno rispetto alle ipotesi di capex domestico già comprese nel piano.

L’effetto finale per Tim e per l’intero comparto dipenderà però dall’eventuale contributo iniziale richiesto agli operatori e dal punto di equilibrio che il Governo sceglierà fra gettito, concorrenza e politica industriale. Intermonte segnala inoltre un possibile effetto a valle: un rinnovo parzialmente oneroso, accompagnato da un esborso upfront elevato, potrebbe comprimere gli investimenti infrastrutturali successivi, con potenziali ricadute anche per Inwit.

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