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Data center, Butti: “Puntare sui modelli federati per valorizzare i piccoli operatori”


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Il Sottosegretario mette in guardia dalla concentrazione del mercato nelle mani dei grandi gruppi privati: “Lì si crea un oligopolio che può danneggiare l’interesse pubblico”. Priorità agli investimenti internazionali, alla sicurezza degli asset strategici e a una pianificazione energetica coordinata

Pubblicato il 21 ott 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • Incentivare collaborazione tra piccoli operatori e modelli federati per riequilibrare potere dei data center e tutelare l’interesse pubblico.
  • Attrarre investimenti e costruire una vera capacità computazionale europea per sostenere intelligenza artificiale, ricerca e digitalizzazione dei servizi pubblici, evitando dipendenze da singoli operatori.
  • Imporre criteri stringenti su sicurezza, localizzazione e continuità per asset strategici; pianificare energia e distribuzione territoriale per resilienza e ruolo nel Mediterraneo.
Riassunto generato con AI


Favorire la collaborazione tra piccoli operatori e promuovere modelli federati per riequilibrare il peso dei grandi gruppi privati nel mercato dei data center. È l’indicazione arrivata da Alessio Butti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, intervenuto al convegno “Data center sovrani: energia, intelligenza artificiale, cybersecurity”, promosso da Confassociazioni e Confassociazioni Digital nella Nuova Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei deputati.

Nel suo intervento, Butti ha affrontato il rapporto tra investimenti, interesse pubblico e sviluppo delle infrastrutture digitali, soffermandosi sulle condizioni necessarie per rafforzare la capacità computazionale del Paese e dell’Europa. Una prospettiva che coinvolge anche la sicurezza dei servizi essenziali, l’approvvigionamento energetico e la localizzazione dei nuovi impianti.

Data center, il ruolo dei piccoli operatori e il rischio di concentrazione

«Crediamo sia necessario incentivare la collaborazione tra piccoli operatori e modelli federati, a cui affidarci per compensare gli squilibri di potere rispetto ai pochi grandi operatori privati».

Per Butti, la presenza delle grandi aziende rappresenta una componente indispensabile dello sviluppo infrastrutturale, ma la concentrazione della capacità computazionale nelle mani di un numero ristretto di soggetti può comportare rischi per l’interesse pubblico.

«I data center sono realizzati e gestiti prevalentemente da grandi aziende private. Sia chiaro: il loro contributo è indispensabile. Nessun Paese può sviluppare da solo tutte le infrastrutture necessarie, ma quando un numero ristretto di grandi operatori controlla i luoghi nei quali sono costruiti i dati, la capacità computazionale e la continuità di servizi essenziali, lì si crea un oligopolio che può danneggiare l’interesse pubblico», ha affermato Butti.

Il richiamo ai modelli federati si inserisce in questa valutazione: mettere in relazione infrastrutture e risorse di operatori differenti per favorire una maggiore pluralità nell’offerta di servizi di calcolo.

Investimenti internazionali e capacità computazionale europea

Il sottosegretario ha collegato lo sviluppo del settore alle prospettive industriali del Paese e alla necessità di rafforzare la posizione europea nelle tecnologie digitali.

«L’Italia deve attrarre gli investimenti internazionali» e «dobbiamo costruire una vera capacità europea», ha sottolineato Butti.

La disponibilità di risorse computazionali è infatti determinante per sostenere applicazioni avanzate di intelligenza artificiale, attività di ricerca e digitalizzazione dei servizi pubblici, oltre che per accompagnare la trasformazione dei processi produttivi.

«Senza capacità di calcolo non possiamo sviluppare modelli avanzati di intelligenza artificiale, non possiamo sostenere la ricerca scientifica, non possiamo digitalizzare pienamente la sanità e non possiamo promuovere innovazione e crescita industriale. Questo spiega perché i data center sono diventati una componente essenziale della competitività economica, ma anche al tempo stesso una componente strategica della sicurezza nazionale», ha dichiarato Butti.

Richiamando la posizione del Dipartimento per la Trasformazione Digitale, il sottosegretario ha indicato nella libertà di scelta tecnologica e nella tutela dell’interesse pubblico due condizioni fondamentali per lo sviluppo delle infrastrutture nazionali.

«Dobbiamo costruire la nostra capacità computazionale sviluppando le infrastrutture di cui abbiamo bisogno, conservando sempre la capacità di scegliere, che nel concreto significa evitare dipendenze eccessive da un solo operatore o da una sola giurisdizione. Significa inoltre garantire che nei settori strategici l’interesse pubblico rimanga prevalente».

Sicurezza e localizzazione dei dati, le priorità per gli asset strategici

La crescente importanza dei servizi digitali impone particolare attenzione alle infrastrutture utilizzate dalle amministrazioni pubbliche e dai settori sensibili dell’economia.

Butti ha richiamato la necessità di stabilire requisiti rigorosi per la protezione delle informazioni e la continuità operativa, con criteri specifici per le attività che hanno un impatto diretto sulla sicurezza nazionale.

«Per i dati pubblici, la sanità, la difesa, l’energia e gli altri asset strategici dobbiamo prevedere dei criteri stringenti in materia di sicurezza, di localizzazione, di controllo, di interoperabilità e di continuità operativa», ha proseguito il sottosegretario.

Le indicazioni riguardano quindi sia il luogo in cui vengono ospitate ed elaborate le informazioni sia le condizioni tecniche e organizzative necessarie a garantirne protezione, accessibilità e disponibilità.

Energia e territorio, una pianificazione coordinata per i nuovi impianti

Un altro tema affrontato dal sottosegretario riguarda l’impatto della crescita dei data center sui sistemi energetici e sulle comunità che ospitano le nuove strutture.

L’espansione degli impianti e la crescente domanda di elettricità stanno alimentando un confronto sulle modalità con cui accompagnare gli investimenti, tenendo conto della disponibilità delle risorse e delle caratteristiche dei territori.

«La crescita dei data center sta alimentando questo dibattito, che è sempre più acceso negli Stati Uniti come in Europa, soprattutto per il loro impatto sui sistemi energetici, sui territori e sull’utilizzo delle risorse. È un confronto legittimo al quale la politica deve rispondere con dati, regole chiare, una programmazione capace di conciliare sviluppo digitale, sostenibilità e interesse delle comunità, che poi significa interesse nazionale».

Secondo Butti, la risposta deve partire da una maggiore integrazione tra pianificazione digitale ed energetica, privilegiando soluzioni in grado di contenere il consumo di risorse e valorizzare le aree già destinate ad attività produttive.

«Dobbiamo poi collegare la pianificazione digitale a quella energetica, ossia utilizzare maggiormente le fonti rinnovabili e i sistemi di accumulo e recuperare il calore prodotto. Dobbiamo privilegiare, dove possibile, le aree industriali già esistenti».

Infrastrutture distribuite e ruolo dell’Italia nel Mediterraneo

Nella strategia delineata dal sottosegretario trova spazio anche la distribuzione geografica degli impianti. La presenza di infrastrutture in territori differenti viene indicata come uno strumento per rafforzare la resilienza dei servizi digitali, valorizzando al tempo stesso la collocazione dell’Italia nelle reti di collegamento internazionali.

«Occorre distribuire le infrastrutture sul territorio, aumentando la resilienza e valorizzando anche la posizione dell’Italia nel Mediterraneo».

Il riferimento al Mediterraneo richiama la dimensione internazionale dello sviluppo infrastrutturale e le opportunità legate alla posizione geografica del Paese.

Butti ha concluso ribadendo l’obiettivo che deve guidare le scelte pubbliche in materia di infrastrutture digitali.

«Questa è la sfida che abbiamo davanti: fare della capacità di calcolo una risorsa per la crescita, senza permettere che diventi una nuova forma di dipendenza», ha concluso Butti.

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