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Torri, Swisscom prevede l’uscita nel 2040. Inwit: “Siti da restituire entro il 2031”


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Fastweb+Vodafone prepara una migrazione di dodici anni e guarda a Cellnex e Phoenix. La controparte contesta il calendario, ribadisce che la validità della disdetta del contratto resta affidata ai giudici e chiede garanzie sulle infrastrutture necessarie alla continuità del servizio

Pubblicato il 6 nov 2026



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Punti chiave

  • Swisscom annuncia una migrazione delle reti a partire dal 2028 per circa 12 anni, con trasferimento verso infrastrutture alternative fino al 2040 e mantenimento dell’accesso.
  • Inwit contesta la disdetta e interpreta l’Msa come obbligo di riconsegna unitaria dei siti entro il 31 marzo 2031, chiedendo un programma vincolante.
  • Fastweb+Vodafone punta a joint venture con Tim e trattative con Cellnex/Phoenix; Inwit contesta le alternative, il rinnovo delle frequenze e il giudizio contrattuale è ancora aperto.
Riassunto generato con AI


La migrazione dalle torri di Inwit richiederà dodici anni a partire dal 2028, secondo Swisscom. Per la società italiana delle infrastrutture, invece, nell’ipotesi di validità della disdetta del contratto, Fastweb+Vodafone dovrà riconsegnare i siti nella loro interezza entro il 31 marzo 2031. Il nuovo confronto sull’Msa, il Master service agreement che regola il rapporto fra le due aziende, riguarda tempi e condizioni dell’uscita, mentre resta pendente il giudizio sulla legittimità della cessazione annunciata dall’operatore.

A riaccendere lo scontro sono state le indicazioni diffuse da Swisscom il 5 novembre, in occasione dei risultati del terzo trimestre 2026. Il gruppo svizzero, che controlla Fastweb+Vodafone, ha illustrato un percorso di trasferimento verso infrastrutture alternative con un orizzonte al 2040 e oltre. Inwit ha replicato nella stessa giornata, contestando sia la certezza della scadenza contrattuale al marzo 2028 sia la possibilità di mantenere l’accesso alle proprie torri per tutta la durata prospettata.

Swisscom: dodici anni per la migrazione

Nella conference call con gli analisti, l’amministratore delegato di Swisscom, Christoph Aeschlimann, ha spiegato che il gruppo sta lavorando alla definizione del trasferimento della rete: “Stiamo discutendo il piano di migrazione con Inwit”, in modo tale che “possiamo iniziare nel 2028, noi ci aspettiamo servano 12 anni”.

Il calendario presentato agli investitori distingue la cessazione dell’Msa, che Swisscom colloca alla fine di marzo 2028, dalla successiva fase di migrazione. La roadmap descrive un trasferimento verso più fornitori di infrastrutture, destinato a concludersi nel 2040 e oltre, e indicano il mantenimento dell’accesso alle torri durante questa fase.

Per costruire le alternative, il gruppo ha avviato interlocuzioni con altri operatori del settore. Dopo la disdetta, ha dichiarato Aeschlimann, Fastweb+Vodafone “sta parlando con altre towerco presenti in Italia, come Cellnex o Phoenix”. Alle trattative si affianca il progetto con Tim per realizzare nuovi siti, annunciato a marzo.

Inwit contesta il calendario e chiede un programma vincolante

La replica di Inwit interviene anzitutto sul presupposto del piano: la società ribadisce che la validità della disdetta è ancora controversa, essendo oggetto di un giudizio.

La tower company affronta poi l’eventualità che la cessazione venga ritenuta valida. Secondo la sua ricostruzione, l’Msa prevede un piano di riconsegna dei siti, di durata non inferiore a tre anni, da concordare fra le parti. Da questa disciplina Inwit fa discendere l’obbligo di restituire le infrastrutture nella loro unitarietà, libere da persone o cose, entro il marzo 2031.

“Al momento – precisa la tower company – non esiste alcun accordo tra INWIT e Fastweb+Vodafone circa la permanenza di Fastweb+Vodafone sull’infrastruttura di INWIT successivamente al 31 marzo 2031”.

Inwit contesta quindi che l’operatore possa stabilire autonomamente tempi e modalità di liberazione degli asset. La società chiede un programma completo e vincolante, che permetta di conoscere con certezza quando le infrastrutture saranno disponibili per una nuova collocazione sul mercato. Il problema industriale riguarda la possibilità di valutare altri impieghi commerciali dei siti e assumere impegni con nuovi clienti.

La joint venture con Tim e le alternative alle torri esistenti

La disponibilità di infrastrutture sostitutive è l’altro punto del confronto. Swisscom ha indicato come obiettivo un accordo vincolante entro la fine del 2026 per la joint venture con Tim, destinata a realizzare fino a 6.000 nuovi siti. L’intesa preliminare era stata annunciata il 19 marzo.

Nella strategia illustrata dal gruppo svizzero, la nuova iniziativa e le interlocuzioni con tower company terze concorrono a costruire la rete di infrastrutture sulla quale trasferire gli apparati di Fastweb+Vodafone. Il percorso richiede però di definire accordi, disponibilità dei siti e tempi di attuazione.

Inwit mette in discussione proprio la consistenza delle alternative finora presentate. La società definisce il progetto con Tim ancora allo stato embrionale e ricorda che è soggetto alle necessarie autorizzazioni. Solleva inoltre il timore che possa configurare un’intesa escludente nel mercato a monte, riferendo di aver segnalato la questione nelle sedi competenti. Si tratta della valutazione espressa dalla tower company.

Quanto agli altri possibili fornitori, Inwit sostiene che restino da precisare contenuto, consistenza e durata degli eventuali accordi, insieme alla loro capacità di sostituire le infrastrutture attualmente utilizzate.

Il richiamo al rinnovo delle frequenze

La contestazione si estende alle condizioni necessarie per garantire la continuità del servizio radiomobile durante il trasferimento. Inwit collega questo obbligo alla disponibilità effettiva delle infrastrutture passive sulle quali installare e mantenere gli apparati di rete.

La società riferisce di aver rappresentato nelle sedi competenti la necessità di subordinare il rinnovo delle frequenze alla disponibilità dei relativi diritti d’uso delle infrastrutture. Chiede quindi a Fastweb+Vodafone di indicare, in termini concreti e verificabili, su quali siti intenda esercitare i diritti sulle frequenze dopo il marzo 2028.

È una richiesta avanzata da Inwit, che porta il confronto oltre le condizioni economiche dell’Msa: la tower company domanda che il piano infrastrutturale dell’operatore venga considerato anche nelle valutazioni sul rinnovo dello spettro.

La disdetta di marzo e le diverse letture del contratto

Il precedente è la disdetta notificata da Fastweb+Vodafone il 25 marzo, raccontata da CorCom, pochi giorni dopo l’annuncio del progetto sulle torri con Tim. Già allora l’operatore aveva indicato la fine di marzo 2028 come termine dell’Msa, prevedendo trattative per una migrazione pluriennale.

Nella comunicazione diffusa da Swisscom a marzo, la decisione veniva motivata con costi dei servizi di Inwit ritenuti superiori ai parametri di mercato e con la mancata disponibilità, secondo l’operatore, ad avviare un confronto formale per riallinearli. Fastweb+Vodafone sosteneva di poter esercitare il recesso con due anni di preavviso.

La divergenza contrattuale riguarda gli effetti dei cambi di controllo di Inwit. Fastweb+Vodafone richiama un evento del dicembre 2020, sostenendo che la mancata attivazione dell’opzione di prolungamento abbia lasciato valida la scadenza originaria. Inwit individua invece nell’agosto 2022 il cambio di controllo rilevante e sostiene di aver esercitato la clausola che estende il rapporto fino all’agosto 2038.

Il rigetto della cautelare e il giudizio ancora aperto

Durante la presentazione dei risultati trimestrali Swisscom richiama il rigetto della richiesta di misure cautelari presentata da Inwit come elemento a sostegno dell’avanzamento del percorso di cessazione dell’Msa.

Sul significato di quel passaggio, Inwit aveva già fornito la propria ricostruzione in un il 19 ottobre: il Tribunale di Milano aveva confermato il rigetto per l’assenza del requisito dell’urgenza, lasciando al giudizio di merito la valutazione sulla durata del contratto. Il procedimento cautelare e la decisione sulla validità della disdetta restano dunque due passaggi distinti.

Su questa controversia ancora aperta si innesta ora il confronto sul calendario industriale. Swisscom prospetta dodici anni per trasferire la rete; Inwit chiede che, anche nell’ipotesi di una cessazione valida, la riconsegna avvenga entro marzo 2031 e sulla base di un programma concordato. La permanenza sulle torri durante la migrazione è il punto sul quale le due ricostruzioni restano distanti.

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