IL PIANO

Banda larga, nella legge di stabilità in arrivo risorse ad hoc

Governo a lavoro per un piano straordinario di investimenti: 5 miliardi per reti Tlc, dissesto idrogeologico, strade e ferrovie

Pubblicato il 02 Ott 2015

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Investimenti per 5 miliardi in infrastrutture e banda larga. Sarebbero questa una delle misure che il Governo sta delineando in vista della prossima legge di stabilità. Con l’obiettivo di ottenere dall’Unione Europea lo 0,3% di flessibilità sul deficit, nelle intenzioni dell’esecutivo ci sarebbe anche il finanziamento di un piano straordinario di investimenti da 5 miliardi nelle infrastrutture e nella banda larga. A questi 5 miliardi, che verrebbero scomputati dalla spesa e dal deficit pubblico, se ne aggiungerebbero altri 5 provenienti dal bilancio Ue. Il piano per lo sviluppo della rete telematica in banda larga, quello per contrastare il dissesto idrogeologico, l’edilizia scolastica, le strade, le ferrovie: sono alcuni dei progetti destinati a rientrare nel piano.

Per essere sterilizzata dal deficit, la spesa deve riguardare opere previste dai progetti europei delle reti transnazionali, dal nuovo piano Juncker, o che possano beneficiare del finanziamento dei fondi strutturali Ue, e siano cantierabili nello stesso 2016.

Intanto governo e Regioni sono alle prese con la definizione dei prossimi passi per realizzare gli obiettivi del piano Bul. Lo scorso 6 agosto il Cipe ha sbloccato l’utilizzo di 2,2 miliardi del Fondo per lo sviluppo e la coesione da utilizzare per lo sviluppo della connettività ad alta velocità nelle così dette aree bianche, cioé quelle a totale o parziale fallimento di mercato. Fondi a cui si affiancano circa 2 miliardi a disposizione delle Regioni, sempre grazie a programmi Ue.

In particolare – scrive Milano Finanza – la Regione Lombardia avrebbe già avviato consultazioni informali con i principali operatori per essere pronta il prima possibile con i bandi. L’ente propenderebbe per non spezzettare troppo gli interventi, con una gara unica sul tutto territorio regionale o al massimo una suddivisione in poche macro-aree. Mentre tra i modelli a disposizione per l’utilizzo dei contributi pubblici la preferenza si starebbe orientando verso quello che prevede di realizzare gli investimenti con un contributo minimo del 30% da parte dei privati. Il modello è considerato funzionale perché per farsi concorrenza i partecipanti alle gare fanno salire la quota di investimenti che sono disposti a finanziare in proprio dalla soglia base del 30%.

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