Il nuovo Device Security Threat Report 2025 di Palo Alto Networks mette in luce un quadro allarmante per la sicurezza digitale delle imprese italiane. La proliferazione incontrollata di dispositivi IT e IoT sta creando una superficie di attacco sempre più ampia e invisibile, trasformando la cybersecurity da tema tecnico a priorità strategica di business. Secondo il report, oltre 9,2 milioni di dispositivi IoT in Italia sono esposti a Internet, collocando il nostro Paese all’11° posto a livello globale per vulnerabilità. Un dato che impone riflessioni urgenti.
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Cybersecurity IoT: una sfida culturale e strategica
Il report analizza oltre 27 milioni di dispositivi in 1.803 reti aziendali, evidenziando come il 21% dei device IoT presenti almeno una vulnerabilità nota. Ancora più preoccupante, il 2% è già sfruttato attivamente e il 3,61% dispone di exploit pubblici facilmente reperibili. Questo scenario non riguarda solo la tecnologia, ma la mentalità aziendale: la sicurezza dei dispositivi è ormai una componente critica della resilienza digitale.
Italia sotto pressione: ecosistemi complessi e scarsa segmentazione
Le imprese italiane operano in ambienti digitali sempre più complessi, che includono sistemi di automazione industriale, sensori smart e dispositivi personali. Tuttavia, la mancanza di segmentazione è la regola: il 77,74% delle reti analizzate presenta sottoreti miste IT e IoT, con un rapporto del 55%. Questa condizione favorisce il movimento laterale degli attaccanti, amplificando i rischi in caso di compromissione. Non sorprende che quasi la metà del traffico dai dispositivi IoT verso l’IT interno provenga da fonti ad alto rischio.
Endpoint non protetti e protocolli obsoleti
Il report evidenzia lacune significative nella protezione degli endpoint: il 39% dei dispositivi IT registrati in Active Directory non dispone di agenti Edr/Xdr attivi, mentre il 32,5% dei device aziendali è non gestito. A ciò si aggiunge l’uso di protocolli insicuri come SNMPv1 e Ftp, che espongono apparecchiature di rete, sistemi di videoconferenza, pc e server a vulnerabilità critiche. Gli attaccanti sfruttano queste debolezze con tentativi massivi di brute-force SSH (oltre 3,48 miliardi) e vulnerabilità come Log4j RCE (2,7 miliardi).
Malware e botnet: la nuova frontiera degli attacchi
Se Windows resta il bersaglio principale, cresce l’interesse dei cybercriminali per i dispositivi Linux e IoT, utilizzati per creare botnet e lanciare attacchi su larga scala. Le conseguenze sono gravi: interruzioni operative, perdite finanziarie, danni reputazionali e sanzioni normative. In questo contesto, la cybersecurity diventa un fattore determinante per la continuità operativa.
Le contromisure: Zero Trust e gestione proattiva del rischio
Il report indica tre imperativi strategici per le aziende. Primo, adottare un’architettura Zero Trust, basata sul principio del minimo privilegio e sulla verifica continua di utenti e dispositivi. Secondo, implementare visibilità e controllo completi sugli endpoint, inclusi quelli non gestiti, per rilevare rapidamente le minacce e applicare policy coerenti. Terzo, stabilire un programma proattivo di gestione del rischio, che dia priorità alle vulnerabilità in base al loro potenziale percorso di attacco e alla criticità aziendale.
“La cybersecurity non è più solo una questione tecnica, ma una priorità di business strategica che richiede un cambio di mentalità e un’azione immediata,” afferma Michele Lamartina, Regional Vicepresident di Palo Alto Networks Italia, Grecia, Cipro e Malta. “Il dato sui milioni di dispositivi IoT esposti in Italia è un campanello d’allarme che le nostre aziende non possono ignorare. Con infrastrutture sempre più integrate, è fondamentale investire in visibilità, segmentazione e gestione proattiva del rischio per proteggere il futuro digitale e costruire resilienza”.













