Ci sono anche i data center tra i danni strategici inflitti al nemico nel conflitto tra Usa e Iran: il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha dichiarato di aver nuovamente attaccato un data center di Amazon web services (Aws) in Bahrein. L’Iran aveva già colpito un data center di Oracle a Dubai e ha minacciato il sito Stargate di OpenAI negli Emirati Arabi Uniti.
Come riportato dal quotidiano statale Sepah News, le Guardie rivoluzionarie hanno dichiarato di aver attaccato il sito con “diversi missili da crociera e di averlo distrutto” il 20 luglio, ma Aws non ha per ora confermato se il suo sito sia stato preso di mira e non sono stati aggiunti aggiornamenti alla sua pagina sullo stato delle operazioni in Bahrein.
La regione è stata gravemente colpita da diversi attacchi iraniani a marzo e ad aprile.
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Usa-Iran, attaccato un data center Aws
Le Guardie rivoluzionarie hanno indicato che gli attacchi sono stati “una risposta all’aggressione e all’assalto dell’esercito americano, responsabile dell’uccisione di bambini, contro le infrastrutture civili in costruzione a Darkhovin, il 19 luglio”.
Gli attacchi a Darkhovin si sarebbero concentrati sulla centrale nucleare attualmente in costruzione. Il resoconto iraniano è, ovviamente, smentito dal Comando Centrale degli Stati Uniti, che ha affermato di aver colpito “strutture militari iraniane per la sorveglianza costiera e la difesa aerea, capacità marittime e siti di stoccaggio di missili e droni, al fine di continuare a indebolire le capacità militari iraniane. Le risorse militari americane hanno inoltre preso di mira le forze del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche che il 17 luglio avevano lanciato attacchi contro militari statunitensi in Giordania”. Non si fa menzione, quindi, della centrale nucleare come obiettivo dell’attacco.
L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha dichiarato in un post su X che sta esaminando le segnalazioni relative all’attacco notturno. “L’impianto è nelle primissime fasi di costruzione e non conteneva materiale nucleare all’ultima visita dell’Aiea”, si legge.
Guerra e data center, i precedenti degli scorsi mesi
Già a marzo erano stati segnalati attacchi contro infrastrutture Aws nella regione medio-orientale, mentre ad aprile l’Iran aveva rivendicato un’azione contro un data center Oracle a Dubai, poi ridimensionata dalle autorità emiratine che hanno confermato soltanto danni limitati causati da detriti. Nello stesso periodo, Teheran aveva minacciato il grande progetto Stargate di OpenAI negli Emirati Arabi Uniti, un campus destinato a ospitare fino a un gigawatt di capacità elaborativa per l’intelligenza artificiale.
“Tutte le aziende Ict della regione saranno considerate obiettivi legittimi”, hanno fatto sapere i vertici militari iraniani.
I data center come asset geopolitici
Il confine tra infrastrutture civili e militari appare sempre più sfumato. Del resto, un hyperscale data center non è soltanto il luogo in cui vengono archiviate fotografie o gestite caselle di posta elettronica. È il punto di convergenza di enormi capacità di calcolo, servizi cloud utilizzati da governi e imprese, applicazioni di intelligenza artificiale e sistemi di analisi dei dati.
La stessa crescita dell’Ai ha trasformato queste strutture in asset geopolitici. Ospitare un grande campus dedicato all’intelligenza artificiale significa attrarre investimenti, garantire sovranità tecnologica e rafforzare il proprio posizionamento internazionale.
Non è un caso che molti dei siti finiti nel mirino si trovino nel Golfo Persico, un’area nella quale Stati Uniti, monarchie arabe e grandi aziende tecnologiche stanno costruendo una parte consistente della futura capacità computazionale globale. Colpire un data center, o semplicemente minacciarlo, significa inviare un segnale a Washington, alle big tech e ai Paesi che hanno scelto di ospitarle, notano gli analisti.
La guerra in Iran ridisegna così gli equilibri della sicurezza digitale globale. In poche settimane, la chiusura proclamata dello Stretto di Hormuz e i primi attacchi fisici contro data center commerciali hanno mostrato che l’infrastruttura alla base del cloud e dell’Ai non è più solo un tema tecnologico, ma un fattore strategico di primo livello.
Attacchi fisici: il punto di svolta per la sicurezza del cloud
Gli attacchi con droni ai data center Aws negli Emirati e in Bahrein segnano una cesura netta. Per la prima volta, come rileva Sam Winter-Levy del Carnegie Endowment, “un data center commerciale viene colpito in un attacco fisico da droni o missili”.
Nonostante la ridondanza tipica delle Availability Zones, l’impatto sui servizi nell’area ha evidenziato quanto i moderni ecosistemi economici dipendano da questi poli. Il quadro si complica con le segnalazioni, provenienti da centri di monitoraggio indipendenti, di attacchi anche a data center a Teheran, alcuni dei quali legati alle Guardie rivoluzionarie dell’Iran. Un fenomeno che conferma la crescente esposizione delle infrastrutture digitali nei conflitti ibridi.
Perché i data center sono diventati bersagli strategici
Il salto di qualità degli attacchi non sorprende gli analisti. Vincent Boulanin, del Stockholm International Peace Research Institute, evidenzia come i data center siano “un elemento fondamentale delle capacità di Ai a livello nazionale”. Colpirli significa indebolire servizi civili, sistemi finanziari e potenziali supporti militari basati sull’intelligenza artificiale.
Gli hyperscaler, per dimensione e concentrazione, appaiono i target più evidenti. Strutture che ospitano oltre 5.000 server, distribuite su superfici enormi, hanno un impatto sistemico: la loro indisponibilità può paralizzare un’intera regione. Inoltre, la crescente integrazione di modelli di AI nelle operazioni militari – dai supporti decisionali alle attività di intelligence – rende queste infrastrutture ancora più sensibili.
Difese solide a terra, vulnerabili dal cielo
La protezione fisica dei data center è robusta contro intrusioni e sabotaggi terrestri, ma non è progettata per resistere a missili e droni militari. Le installazioni più critiche, come impianti petroliferi o infrastrutture governative, dispongono di sistemi antiaerei dedicati. I data center, nella maggioranza dei casi, no.
L’unico strumento efficace di mitigazione resta la ridondanza geografica, ma le norme sulla localizzazione dei dati impediscono spesso il trasferimento dei carichi fuori dal Paese. In uno scenario come quello del Golfo, caratterizzato da regole stringenti e investimenti miliardari in infrastrutture AI, questa limitazione rischia di amplificare i danni.
Shires, del think tank Virtual Routes, puntualizza che “la domanda è quanto in alto si intenda collocare i data center nella lista delle infrastrutture da proteggere con sistemi di difesa missile‑terra”. Per ora, però, la risposta non sembra unanime.
Guerra in Iran: investimenti nel Golfo in bilico
La guerra in Iran rischia di frenare la corsa alle infrastrutture cloud nel Golfo. I fondi sovrani di Emirati e Arabia Saudita sono tra i principali investitori globali nel settore, ma il conflitto riporta al centro la variabile del rischio geopolitico.
I data center hanno orizzonti di ammortamento pluridecennali: ogni instabilità alza il costo del capitale, riduce la sostenibilità dei progetti e spinge alcuni operatori a riconsiderare le roadmap. “Gli investimenti in data center si pianificano sul lungo periodo e ogni evento di questo tipo ne aumenta il rischio”, avverte ancora Shires.
Per Paesi che puntano sulla sovranità Ai, come mostra il progetto Stargate Uae, la minaccia non riguarda solo la sicurezza fisica, ma la credibilità complessiva delle strategie digitali.




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