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Acta, l’appello dei service provider: “Tutelare il copyright”

Il trattato anti contraffazione siglato da diversi paesi extra Ue preoccupa i fornitori di contenuti digitali del Vecchio Continente, che si appellano a Bruxelles: “No alla modifica delle regole su diritto d’autore e privacy”

26 Nov 2010

I principali service provider di contenuti digitali europei, fra
cui Cable Europe, Etno, EuroIspa e Gsma, accolgono con favore
l’impegno del Parlamento e della Commissione europea di
evidenziare le preoccupazioni del potenziale impatto negativo
dell’Acta (Anti counterfeiting trade agreement) sui diritti dei
cittadini dell’Ue e sull’equilibrio fra l’inasprimento della
protezione dei diritti d’autore e la privacy degli utenti.

I provider europei di contenuti digitali sono favorevoli rispetto
alla risoluzione votata il 24 novembre al Parlamento europeo,
secondo cui l’Acta non debba modificare il diritto comunitario
acquisito in materia di difesa del diritto d’autore. l
raggruppamento di provider è altresì favorevole a fatto che il
Parlamento europeo consulti sempre la Commissione, in ogni caso di
modifica futura all’accordo da parte del comitato dell’Acta.
L’obiettivo è che qualsiasi modifica all’Acta rientri nel
perimetro del diritto comunitario.

Resta la preoccupazione per l’introduzione di sanzioni per
violazione del diritto d’autore che vadano al di là della
normativa europea. I provider di contenuti digitali fanno appello
al Parlamento e alla Commissione europea per raggiungere un accordo
definitivo sull’applicazione dell’Acta che da un lato regoli la
violazione del diritto d’autore, ma dall’altro garantisca il
diritto alla privacy dei cittadini dell’Ue.

L'obiettivo del nuovo accordo multilaterale Acta (fra Ue, Usa,
Australia, Canada, Giappone, Messico, Marocco, Nuova Zelanda,
Singapore, Corea del Sud e Svizzera) è di rinforzare la protezione
della proprietà intellettuale e contribuire alla lotta contro la
contraffazione e la pirateria di prodotti quali l'abbigliamento
di grandi marche, la musica e i film. A tal proposito, la
risoluzione precisa che "l'adesione all'Acta non è
esclusiva e che altri Paesi in via di sviluppo ed emergenti
potranno aderire all'accordo".

L’accordo è stato fin dall’inizio oggetto di critiche e
controversie, a cominciare dalla segretezza dei negoziati. I
deputati dell’Ue notano che, proprio in seguito alle proteste da
parte del Parlamento, "il livello di trasparenza dei negoziati
Acta è stato sostanzialmente migliorato" e che "il
Parlamento è stato pienamente informato sugli sviluppi dei lavori
e ha potuto prendere visione del testo negoziato una settimana dopo
la conclusione dell'ultimo ciclo di trattative in
Giappone".

Non tutti i nodi sono stati tuttavia risolti. Il Parlamento critica
la non inclusione nell'accordo della "contraffazione delle
indicazioni geografiche" e considera che "tale omissione
rischia di creare confusione". Continuano a restare
all'opposizione gli Internent service provider, che fin
dall’inizio dei negoziati, avviati a Ginevra due anni fa, hanno
seguito con attenzione i lavori dei Paesi partecipanti all’Acta
perché, sostengono, l’accordo potrà dare alle aziende della
musica il diritto di chiedere agli Isp di agire contro il download
illegale. Gli Isp non sono disposti a trasformarsi nei poliziotti
del web e ad assumere il compito di sorvegliare le attività
illegali, specialmente il file sharing peer-to-peer, anche perché
ciò costerebbe loro enormi investimenti, oltre a renderli molto
impopolari.

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