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Airbnb non ci sta a fare da “esattore”: istanza al Consiglio di Stato

Rischia di lievitare la multa di 180 milioni a carico della piattaforma per non essersi allineata alla legge che chiede agli intermediari immobiliari di raccogliere le tasse sugli affitti. 30mila gli annunci disattivati dopo l’entrata in vigore. A ottobre l’udienza al Tar. Appoggio di Codacons: “I nuovi obblighi creano effetti distorsivi della concorrenza”

Pubblicato il 02 Mag 2018

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Airbnb non ci sta a fare da “esattore” per lo Stato italiano. E dopo aver ricevuto un “niet” dal Tar del Lazio, torna alla carica con il Consiglio di Stato: al centro delle richieste da parte dell’azienda l’annullamento della legge introdotta in Italia in base alla quale gli intermediari immobiliari – portali online o agenzie tradizionali attive nel mercato degli affitti turistici – devono raccogliere le tasse (cedolare secca) dovute dai proprietari di casa e trasmettere i relativi dati all’Agenzia delle Entrate.

Nell’istanza presentata al Consiglio di Stato l’azienda denuncia che sono 30mila gli annunci di case in affitto tramite Airbnb disattivati in Italia dopo l’entrata in vigore della legge. Le sanzioni ammontano finora a 180 milioni di euro per non aver versato gli importi dovuti in attesa della decisione di merito del Tar Lazio. Ma sono destinate ad aumentare visto che l’udienza di merito dinanzi al Tar è stata fissata per ottobre 2018.

L’istanza chiede “di annullare con urgenza la sentenza del Tar del Lazio del 18 ottobre 2017″. Il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso dell’azienda contro la tassa.

A fianco di Airbnb l’associazione dei consumatori Codacons, intervenuta “in quanto la tassa in questione crea disparità di trattamento tra operatori del settore e crea distorsioni del mercato e delle tariffe a danno degli utenti finali”. L’associazione dei consumatori ricorda che “il Consiglio di Stato lo scorso 13 dicembre aveva ordinato al Tar di discutere nel merito e in tempi rapidi le questioni sollevate da Airbnb sula tassa sugli affitti brevi, ritenendo ‘meritevoli di un attento apprezzamento’ i rilievi sollevati dall’azienda”.

“Anche l’Antitrust – ricorda il Codacons- aveva evidenziato effetti distorsivi della concorrenza derivanti dall’introduzione dei suddetti obblighi in danno di Airbnb ed a vantaggio degli altri operatori che, pur svolgendo il medesimo servizio, sono esonerati da ogni forma di onere nel pagamento dell’imposta da parte dei locatori”. “Ad oggi, tuttavia – segnala l’associazione dei consumatori – l’udienza di merito dinanzi al Tar è stata fissata solo per il prossimo 17 ottobre 2018, una data che rischia di arrecare danni economici ingenti ad Airbnb”. Il Codacons è intervenuto dinanzi al Consiglio di Stato “a sostegno delle tesi di Airbnb, ritenendo la tassa sugli affitti brevi un balzello creato ad hoc per colpire l’azienda, con ripercussioni sul fronte della concorrenza e degli utenti i quali subirebbero una riduzione dell’offerta sul mercato dei pernottamenti a fini turistici, dall’altro un rincaro delle tariffe praticate dagli operatori Airbnb attivi in Italia”.

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