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“Aiutiamo l’Italia a scalare la classifica digitale”

Diego Ciulli, public policy manager di Google in Italia: “Il Governo ci ha cercati per ‘Crescere in digitale’. Per noi è la prima collaborazione istituzionale in Europa. Nelle imprese c’è da colmare un problema di utilizzo del web, al di là della disponibilità di banda”

09 Set 2015

Antonello Salerno

“Non c’è una strategia di business, vorremmo che l’Italia scalasse la classifica della digitalizzazione: conviene all’Italia e conviene a noi”. Così Diego Ciulli, public policy manager di Google In Italia, ricostruisce con CorCom le motivazioni che hanno spinto BigG a collaborare con il ministero del Lavoro e Unioncamere per il progetto “Crescere in digitale”, un corso online gratuito di 50 ore rivolto ai quasi settemila disoccupati iscritti al programma “Garanzia Giovani”, che prevede 3mila tirocini retribuito di sei mesi nelle aziende.

Come nasce l’idea di collaborare con un Governo?

Questa è la prima collaborazione istituzionale di Google in Europa con un Governo sulle competenze digitali. Il motivo è semplice: il ministero del Lavoro ha deciso di investire in questo campo, e ci hanno cercato. Noi avevamo in piedi il nostro programma, ‘Eccellenze in digitale’, che sta avendo successo ed è stato identificato come un modello su cui costruire un’iniziativa dentro Garanzia giovani. Vogliamo rappresentare in Europa la piattaforma per la crescita delle piccole e medie imprese online, e vogliamo farlo formando un milione di persone in tutta l’Ue sulle competenze digitali: lo faremo con chi avrà voglia di darci una mano.

L’Italia è ancora lontana dalla “maturità digitale”?

Iniziative come questa possono aiutare le piccole e medie imprese italiane a cogliere le opportunità del digitale. Anche perché il livello di utilizzo del web da parte delle imprese non è correlato alla diffusione della banda. E’ vero che abbiamo un problema di infrastruttura, ma abbiamo anche un problema di capacità di utilizzo da parte del sistema economico. Su questo abbiamo voluto concentrarci, perché è quello in cui siamo più bravi.

Si risolve tutto in un’iniziativa no-proft?

Google è un’azienda che fa tantissima attività no profit, e questa è stata anche giuridicamente finanziata dal nostro ente no profit. Ma con grande onestà aggiungo che se c’è un gap nell’utilizzo di Internet da parte del Paese, e il nostro mestiere è portare le imprese a utilizzare Internet, è evidente che anche per noi è un arricchimento se l’Italia riesce a utilizzare meglio il web.

Quali obiettivi volete raggiungere con “crescere in digitale”?

Mi aspetto intanto che passi il messaggio che il corso sulle competenze digitali non è rivolto soltanto per chi vuole lavorare nell’online, ma a tutti. La cosa bella sarebbe se tutti i partecipanti al programma garanzia giovani dicessero “mi guardo un’ora di video”. Poi se si riuscirà a lavorare ai 3mila tirocini sarà un grande risultato, con la speranza che una parte possa convertirsi in un rapporto di lavoro stabile.

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