INNOVAZIONE

Alitalia, sprint al digitale: cloud chiave di volta

Le soluzioni multi e hybrid cloud sviluppate da Ibm sostengono i ricavi, la puntualità dei voli e la sicurezza informatica della compagnia. Il Cto, Roberto Tundo: “Svolta epocale”. Adesso avanti tutta sull’intelligenza artificiale

Pubblicato il 30 Nov 2018

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Ricavi da traffico passeggeri in crescita del 6,7% anno su anno, con un aumento dei viaggiatori che sfiora il tetto degli 1,9 milioni di persone (1.875.326). Traguardo raggiunto anche grazie all’aumento del lungo raggio, a + 7,8% anno su anno. Incremento dell’online, a +20%, con crescente soddisfazione degli utilizzatori. Sono solo alcuni dei numeri che emergono da un primo bilancio che Alitalia fa rispetto ai progressi innovativi segnati negli ultimi due anni. Un percorso, quello tecnologico, guidato dal Chief Information and Technology Officer di Alitalia, Roberto Tundo, in collaborazione con Ibm.

“Ogni progetto di innovazione aziendale -spiega Roberto Tundo – assume la valenza di un viaggio composto da tappe. È quello che abbiamo fatto in Alitalia traguardando, step by step, progressi significativi per noi e per i nostri clienti. Poco più di due anni orsono siamo partiti da un Sistema Informativo non adeguato alla sfida competitiva che Alitalia deve affrontare nel quotidiano in un contesto in cui i competitors sono estremamente aggressivi ed agili. Grazie ad una tecnologia che corre veloce e attraverso una scelta di partner professionali di primo livello, affidabili e flessibili come Ibm, abbiamo compiuto un vero e proprio salto generazionale operando oggi con un Sistema Informativo di tipo Full Hybrid MultiCloud”.

“Tra i più importanti risultati abilitati da questa modernizzazione dell’infrastruttura tecnologica – prosegue Tundo – senza dubbio occorre citare la regolarità e la puntualità con cui Alitalia vola in Italia, in Europa e nel mondo. Oggi Alitalia è stabilmente tra le prime posizioni in Europa sia per puntualità sia per regolarità dei voli operati, un risultato di grandissimo valore conquistato con la dedizione di tutti coloro che vi lavorano e con investimenti di importanza strategica”.

Di pari passo, ha avuto una decisa evoluzione la customer experience con un aumento considerevole dell’uso degli strumenti online: riferendoci ai primi sei mesi del 2018, i ricavi digitali di Alitalia hanno visto un incremento del 20% circa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con un parallelo incremento a doppia cifra delle visite al sito Alitalia.com ed un utilizzo dei canali digitali per il check-in che ha superato in media il 60%, con punte del 70% in ambito domestico grazie anche all’estensione della finestra temporale per effettuare l’accettazione on-line da 24 a 48 ore prima della partenza.

La nuova architettura del Sistema Informativo oggi supporta anche i processi che governano l’accoglienza ed il catering a bordo, migliorati ad un punto tale che la rivista internazionale “Food and Travel” ha assegnato ad Alitalia il riconoscimento di “Miglior compagnia aerea 2018”.

I primi passi della collaborazione con Ibm sono stati dedicati alla messa in sicurezza dei dati aziendali: è stato avviato un percorso di virtualizzazione delle infrastrutture, sino a quel momento largamente assente, trasferito l’intero Sistema Informativo presso il Data Center di Ibm a Milano e, infine, reso operativo un servizio di Disaster Recovery.

Contestualmente si è arricchita la dotazione degli strumenti presenti nella “cassetta degli attrezzi” dell’Ict aziendale con l’adozione di soluzioni IaaS, SaaS, PaaS (sia in modalità cloud pubblico che privato) per trasformare parallelamente il modello di lavoro verso una modalità che potesse rendere l’Ict un vero abilitatore digitale di Business. “Una particolare attenzione è stata posta allo sviluppo, ex novo, di un programma di Cybersecurity che tenesse conto non solo della necessità primaria difendere i dati aziendali e quelli dei Clienti, che ad Alitalia affidano propri dati sensibili, da forme e metodi di attacco sempre più articolati ed agguerriti – spiega il manager – ma anche delle esigenze e parallele opportunità introdotte dal nuovo assetto del Sistema Informativo, costituito da servizi e piattaforme fisicamente presenti in varie parti del mondo. Oggi, a distanza di poco più di due anni dal quel momento, il Sistema Informativo di Alitalia è, in sintesi, un Full Hybrid Multicloud: un salto epocale guardando al punto di partenza ed al breve tempo impiegato per raggiungere tale assetto”.

Stefano Rebattoni, General Manager Global Technology Services di Ibm Italia, delinea gli step che hanno accompagnato Alitalia alla svolta digital. “In estrema sintesi – dice Rebattoni – sono state tre le tappe con cui abbiamo accompagnato il digital journey di Alitalia: in primis la trasformazione con cui abbiamo superato l’obsolescenza iniziale spostando le fondamenta dell’architettura tecnologica sul cloud e sul data center di Ibm. La seconda tappa è stata focalizzata sulla virtualizzazione e l’allargamento ad un cloud ibrido capace di integrare tutte le potenzialità della precedente struttura IT. Infine, e in questo caso stiamo già parlando dei prossimi passi da compiere, abbiamo avviato una nuova orchestrazione tecnologica basata su multi-cloud”.

Una trasformazione di questa portata richiede un approccio completo che includa tematiche di automazione, sicurezza e resilienza. Il percorso definito da Alitalia ed Ibm si dispiega su una serie di domini supportati da tecnologie che, dove necessario, sono integrate con modalità open source o di altri vendor.  Alla base di tutto c’è la visione di una IT ibrida, muti-cloud e composta da servizi di tipo IaaS, PaaS e SaaS gestiti attraverso una governance complessiva unica e standardizzata. Ovvero, la IT ibrida e distribuita appare e viene gestita come un unicum.

“Tra le varie tecnologie necessarie alla gestione multi-cloud -prosegue Rebattoni- vale la pena soffermarsi su alcune di loro: l’Ibm Broker per la selezione, configurazione e integrazione di servizi cloud, che utilizza tecnologie di analytics per la gestione e l’ottimizzazione dei costi; l’Ibm Cloud Resiliency Orchestrator  per l’automazione delle operazioni legate al disaster recovery; la tecnologia Ibm Siem per la gestione degli eventi di sicurezza; una piattaforma di containers as a service basata su Kubernetes e fornita dalla soluzione Ibm Cloud Private potenziata a sua volta dalla acquisizione di RedHat da parte Ibm per offrire ai clienti il best of breed per le applicazioni di nuova generazione”.

“I risultati ottenuti fino ad ora – fa eco Tundo – ci confermano la strategia Ict definita all’inizio del nostro viaggio, gli adeguamenti ad essa progressivamente applicati per tenere conto di un mondo digitale che viaggia a velocità impensabili appena cinque anni fa e ci incoraggiano a proseguire sulla via maestra della trasformazione digitale. I prossimi passi sono orientati a migliorare sempre di più l’efficienza delle infrastrutture tecnologiche e la Customer Experience dei viaggiatori. Abbiamo per questo previsto un piano di realizzazione di diversi progetti di IT transformation verso il multi-cloud integrato. L’approccio complessivo è basato su un’evoluzione parallela di applicazioni ed infrastruttura da una parte e soluzioni di gestione e di governance dall’altra. È inoltre a piano l’applicazione di tecnologie di intelligenza artificiale per l’automazione delle operazioni, per la reazione immediata ad eventuali disservizi e per il supporto alle decisioni di miglioramento continuo della IT e dei processi di gestione”.

Per Rabattoni, infine, l’acquisizione di Red Hat apre a ulteriori nuove vie di sviluppo per la digital journey di Alitalia. “Oggi più che mai – conclude – si possono sfruttare queste tecnologie per gestire ambenti distribuiti su vari cloud e sviluppare applicazioni e micro-servizi arricchiti a loro volta da servizi cloud avanzati, come l’artificial intelligence, per costruire nuove modalità di interazione con i propri clienti oltre a creare nuovi mercati”.

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