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Alle aziende italiane serve supporto qualificato

Manifatturiero e PA i big spender nazionali. E piccole e medie imprese sono penalizzate dall’offerta di piattaforme Erp troppo “rigide”

05 Mar 2010

È dell’ottobre 2009 la fotografia più recente dell’installato
di Erp e software gestionali nelle aziende italiane. L’ha
scattata Idc, che ne ha quantificato il valore: 607 milioni di
euro, tra licenze e servizi di manutenzione, in lieve calo rispetto
al valore del 2008. Il comparto che fornisce il maggior contributo
è quello delle aziende manifatturiere, con circa 280 milioni di
euro, seguito da quello finanziario, dalle utility, la PA e via via
gli altri comparti.
Per cercare di capire le specificità di questo mercato abbiamo
chiesto aiuto a Renato Ottina oggi business leader in Ibm per
l’offerta Acg (Applicazioni Contabili Gestionali) e per molti
anni ai vertici di Gruppo Formula, nome storico del mercato delle
applicazioni gestionali in Italia.
Ottina riprende la segmentazione della domanda in tre fasce di
aziende, fondamentalmente sulla base del numero di dipendenti:
aziende più piccole, fino ai 50 dipendenti, aziende medio piccole
e medie (fino ai 500 dipendenti) e aziende medio-grandi che
arrivano a occupare fino a un migliaio di persone, per finire con
qualche centinaio di grandi aziende con diverse migliaia di
dipendenti. Questa classificazione si riflette anche in
comportamenti, processi di acquisto e di utilizzo e logiche di
investimento IT del tutto differenti.

Per esempio, mentre le realtà con oltre 500 dipendenti spesso
apprezzano l’offerta Erp che disegna i processi aziendali –
aiutando così a mettere ordine in strutture spesso molto complesse
– anche se questi possono essere elementi di rigidità, nei disegni
a priori dei processi le aziende di fascia medio-bassa vedono dei
forti rischi di rigidità per il loro tipo di business. Ottina
ritiene che non ci sia grande azienda che negli ultimi 10-15 anni
non abbia investito in modo consistente nel proprio sistema
gestionale, per cui difficilmente qui ci saranno cambiamenti
significativi.
Queste aziende però hanno dimensioni tali che all’interno
nascono esigenze di nuovi progetti a corredo che portano spesso a
sostituire, in un’ottica best of breed, un’area specifica
coperta da un modulo del grande Erp centrale, con una soluzione
specializzata, magari in modalità SaaS.
Se nella fascia delle prime 1000 aziende si sono già manifestati
fenomeni di concentrazione e di consolidamento intorno a
tre-quattro vendor, man mano che si scende a dimensioni aziendali
inferiori si allarga il ventaglio dei vendor di riferimento: una
decina di fornitori si contendono il midmarket (fino ai 1000
dipendenti) mentre in numero ancora maggiore sono i fornitori delle
aziende di fascia più bassa (da 50 a 500 dipendenti); circa la
metà di queste aziende utilizza sistemi frammentati e di vecchia
data prodotti da vendor spesso non più in grado di garantirne il
supporto, l’aggiornamento e l’evoluzione rispetto alle nuove
esigenze delle aziende clienti. È qui che potrebbe esserci nei
prossimi anni qualche significativa ripresa di mercato intorno ad
alcuni solidi vendor di riferimento.

Tra i driver capaci di trainare nuovi investimenti Erp e gestionali
nella fascia delle medie e piccole imprese italiane Ottina esclude
le novità di tipo tecnologico e architetturale (“dopo Internet
non ci sono più state innovazioni così profonde”). Protagoniste
saranno invece proposte e soluzioni capaci di supportare reali
cambiamenti nel modo di lavorare: Business Intelligence, analisi
dei dati e tutto quanto consente di navigare tra le informazioni
stanno diventando una risorsa sempre più abituale per capire e
monitorare quello che accade in azienda e quindi supportare al
meglio la presa di decisioni.