Alleanza Microsoft-Google-Apple: "Stop intrusioni del Governo Usa nelle e-mail" - CorCom

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Alleanza Microsoft-Google-Apple: “Stop intrusioni del Governo Usa nelle e-mail”

Il colosso di Redmond incassa l’appoggio delle big tech nella battaglia contro le autorità statunitensi: nel mirino il diritto di accedere alla posta elettronica senza che il proprietario ne sia a conoscenza. In gioco il futuro di cloud e mobile

05 Set 2016

Andrea Frollà

Apple, Google, Fox, Associated press e una lunga schiera di professori al fianco di Microsoft contro le intrusioni del Governo Usa nelle e-mail. Continua la battaglia del colosso di Redmond per fermare le autorità che, in nome della lotta al terrorismo, rivendicano il diritto di poter accedere alle email degli americani anche senza che questi ne siano a conoscenza.

Ora al fianco della compagnia guidata da Satya Nadella si schierano altri colossi hi-tech, oltre a personalità accademiche ed esponenti della stampa statunitense. Il potere di accesso senza consenso, secondo il Dipartimento di Giustizia, è concesso dal Patriot Act, che prevede in caso di pericolo per le indagini di poter accedere con mandati segreti a una proprietà privata, senza che il titolare ne sia a conoscenza. L’industria tecnologica e dei media fanno però fronte comune e ora dicono no alle intrusioni dell’esecutivo, le cosiddette sneak-and-peek, che secondo loro violano la privacy e i diritti costituzionali.

Il caso di Microsoft contro il governo fa eco allo scontro fra Apple e le autorità americane sullo sblocco dell’iPhone del killer di San Bernardino. L’azione di Redmond punta a smontare la difesa legale che il Governo per mantenere le sue richieste di informazioni segrete, soprattutto dopo l’aumento delle domande di ordini top secret: delle 5.600 richieste di informazioni di dati di clienti giunte a Redmond dal governo fra il settembre 2014 e il marzo 2016, quasi la metà era accompagnata da ordini per mantenere la segretezza, che di fatto hanno impedito a Microsoft di comunicare ai clienti che le loro informazioni venivano consegnate alle autorità.

“Riteniamo che i diritti costituzionali in gioco in questo caso siano di fondamentale importanza e che la gente dovrebbe sapere quando il governo accede alle loro email a meno che la segretezza non sia realmente necessaria”, spiega Microsoft ringraziando per l’appoggio ricevuto. La posta in gioco per l’industria tecnologica è alta: la legge federale consente di andare al di là dei necessari limiti violando i diritti fondamentali, affermano i big della Silicon Valley, mettendo in evidenza che in gioco c’è il futuro del mobile e del cloud.

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