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Anitec, Ict motore di sviluppo. “Ma il pubblico investa con noi”

L’appello del neo presidente Cristiano Radaelli: “Stimolare le partnership con il mondo accademico e il settore bancario”

30 Nov 2010

L’Ict è il motore dell’innovazione dell’economia italiana,
ma per trainare il mercato sono indispensabili investimenti
formativi e infrastrutturali anche pubblici. Questa la tesi di
Anie-Anitec (Associazione nazionale industrie informatica,
telecomunicazioni ed elettronica di consumo), che ha organizzato
oggi a Roma il convegno “La ricerca e sviluppo Ict in Italia: una
nuova partnership tra università, industria e sistema finanziario
per competere contro la crisi”. Una giornata di riflessione per
stimolare investimenti in ricerca e sviluppo, in cui le aziende del
settore chiedono una focalizzazione su policy di stimolo agli
investimenti in ricerca e sviluppo, unica chance per non perdere il
treno dello sviluppo.

“La crisi economica ha annullato anni di progresso economico e
sociale mettendo in rilievo la fragilità delle economie avanzate
nel fronteggiare pressioni concorrenziali internazionali sempre
più accentuate – ha detto Cristiano Radaelli, neo presidente
Anitec-Anie – Per ritornare su un sentiero di crescita e
recuperare le posizioni perdute è fondamentale il contributo del
settore Ict. Non dimentichiamo che in ambito europeo l’industria
Ict incide per oltre il 40% sugli incrementi di produttività,
quota destinata ad aumentare nei prossimi anni”. Di qui la
necessità di stimolare gli investimenti.

“Se si vuole dare forte impulso alla crescita dell’Italia
bisogna puntare su interventi che favoriscano gli investimenti
delle imprese in ricerca e innovazione – aggiunge Radaelli – In
particolare nel settore Ict come elemento moltiplicatore di
sviluppo. Solo riconoscendo all’Ict un ruolo di driver nello
sviluppo economico – aggiunge il presidente Anie-Anitec – e
ricorrendo a nuove forme di partnership che vedano insieme imprese,
università, banche e istituzioni, si potrà dare un reale
contributo al superamento delle crisi e porre le basi per
l’effettiva crescita del Sistema Paese”.

“Anitec intende operare affinché anche nel nostro paese si
possano perseguire con forza gli obiettivi strategici delineati a
livello europeo – chiude Radaelli – Questi obiettivi vedono
proprio negli investimenti Ict il fattore determinante per tornare
a crescere, incrementare la produttività, la competitività e
sostenere l’occupazione”.

Quale la ricetta di Anitec, per stimolare gli investiementi? Tre le
proposte sul piatto. Primo, trasformazione del credito d’imposta
in un meccanismo strutturale permanente; secondo, la previsione di
misure specifiche per il settore delle tecnologie digitali, senza
accontentarsi di investimenti a pioggia, basati sul principio della
trasversalità dell’Ict; infine, nei finanziamenti specifici
privilegiare la settorialità rispetto alla territorialità,
orientandosi sulle aree tematiche di ricerca riconosciute come
strategiche. Infine, con riferimento alla collaborazione Industria
e Università, il rapporto pubblico – privato sconta ancora “un
pesante fardello dal punto di vista della burocrazia che talvolta
rende inefficaci strumenti di per sé virtuosi già esistenti, come
ad esempio gli spin off universitari”.

L’Ict italiano investe in attività di ricerca e sviluppo l’8%
del fatturato aggregato, un valore otto volte superiore a quello
medio degli altri settori produttivi, in particolare a quello
manifatturiero. Nel 2009 nel settore manifatturiero di casa nostra,
l’Ict ha coperto il 15% della spesa complessiva in Ricerca e
sviluppo Nell’ambito dell’Agenda Digitale la Commissione
europea si è impegnata a mantenere il ritmo di incremento del 20%
annuo del bilancio di ricerca e sviluppo per l’Ict in Europa fino
al 2013, riconoscendo di fatto alle tecnologie digitali un ruolo
chiave per la crescita sostenibile, per l’innovazione e
l’occupazione.

L’asticella di Bruxelles è alta, per raggiungere l’obiettivo
sarà necessario uno sforzo congiunto di tutti gli stakeholder,
dalle aziende al settore pubblico, passando per le sinergie con
l’università. Uno sforzo che dovrà coinvolgere la dimensione
pubblica delle istituzioni e della formazione accademica e quella
privata del sistema bancario.

L’industria italiana dell’Ict ha generato nel 2009 un fatturato
aggregato di 9,2 miliardi di euro, contando su 40mila addetti. Nel
dettaglio, gli apparati e i sistemi di comunicazione detengono la
quarta posizione nell’Ue a 27 paesi per volume d’affari
generato (8% la quota italiana sul fatturato europeo totale), dopo
Finlandia (41%), Germania (23%) e Francia (12%). Ma negli ultimi
anni “la crisi non ha risparmiato il comparto industriale
dell’Ict, che sconta nel nostro paese – oltre alle dinamiche
congiunturali – vincoli strutturali dati dalla perdurante
debolezza degli investimenti in reti di nuova generazione”, fa
sapere Anitec, aggiungendo che “queste tendenze sono confermate
anche da un recente studio di filiera che evidenzia come i ricavi
generati dai fornitori di apparati e servizi di rete, che nel 2006
si attestavano su 5,2 miliardi di euro, siano calati a 3,9 miliardi
di euro nel 2009”. Un tema, quello del finanziamento della banda
larga, molto caldo fra le aziende del settore. Il tema sul tavolo
riguarda lo sviluppo delle reti a banda ultralarga Ngn e Lte e la
domanda che si fanno le aziende è una sola: chi pagherà per la
realizzazione della larga banda.

Al convegno hanno partecipato Alcatel Lucent, Cisco, Elsag Datamat,
Ericsson, Nokia Siemens Networks, Pirelli Broadband Solutions,
Selex Communications e Selta.