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LA PROTESTA

Anonymous all’attacco del governo turco

Gli hacker oscurano diversi siti istituzionali per protesta contro la repressione delle manifestazioni anti-governative

04 Giu 2013

L.M.

Nelle ultime ore esponenti del collettivo Anonymous hanno messo fuori uso diversi siti governativi turchi tra cui quello del presidente Abdullah Gul.

Le azioni fanno parte dell’operazione #OpTurkey con la quale gli hacker danno il loro sostegno alle proteste antigovernative che negli ultimi giorni si sono svolte ad Istanbul, Ankara e decine di altre città e hanno finora portato alla morte di tre persone e all’arresto di oltre 1.700.

Nella tarda serata di ieri il sito del presidente, assieme a quello del Ministero di Giustizia, di Sicurezza e del Governatore, sono andati offline come annunciato da Anonymous attraverso Twitter. L’operazione è stata lanciata in risposta alla repressione delle proteste da parte della polizia.

Da venerdì scorso migliaia di persone hanno iniziato a radunarsi per le strade della Turchia, protestando prima per l’abbattimento di 600 alberi a Gezi Parki, un giardino nel centro di Istanbul, e poi per la deriva autoritaria dell’esecutivo islamico-moderato degli ultimi due anni guidato dal premier Tayyip Erdogan. Il tam tam sui social network è stato fondamentale per permettere alla folla di organizzarsi.

Proprio ieri Erdogan, durante un’intervista all’emittente Haberturk, è arrivato a definire le reti sociali, attraverso le quali i manifestanti hanno potuto comunicare e coordinarsi, “una minaccia per la società”, aggiungendo che “vi si possono trovare tutti i migliori esempi di bugie”.

Anonymous può essere considerato una sorta di “franchising” della pirateria informatica che ha operatori attivi in ogni parte del pianeta e periodicamente fa parlare di sé per operazioni contro istituzioni, grandi banche o altri bersagli politici.