LA LEGGE

Antiterrorismo, gli Isp alla prova della black list: “Il governo ci convochi”

Il decreto appena approvato prevede anche l’oscuramento dei portali considerati pericolosi. Inevitabile l’aumento di lavoro e di responsabilità per i provider. Nuti (Aiip): “Evitare disagi al nostro lavoro e alla rete”

11 Feb 2015

Alessandro Longo

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I provider italiani si preparano ora a gestire l’ondata di richieste per oscurare siti terroristi, a fronte di una blacklist del ministero dell’Interno. E chiedono di “essere convocati dal Governo, in un tavolo tecnico”, dice Paolo Nuti, vicepresidente Aiip (Associazione dei principali provider italiani), presso cui si è storicamente occupato di questi temi.

Sono gli effetti del decreto anti terrorismo approvato ieri dal Consiglio dei ministri. “Positivo che- almeno stavolta- l’oscuramento dovrà passare dall’autorità giudiziaria (a quanto si legge dalla nota diramata dal Consiglio dei Ministri, Ndr.”), dice Nuti.

“Di per sé, non è niente di nuovo rispetto a quanto già dobbiamo fare. Se l’ordine deve passare dall’autorità giudiziaria, la norma è costituzionale, come previsto dall’articolo 15 della Costituzione”, dice Nuti. Ciò che dovrebbe cambiare e avere un impatto sulla vita dei provider è il volume delle richieste, destinato ad aumentare, visto che è proprio questa la volontà del Governo per combattere il terrorismo.

Il primo passo è la nascita di una blacklist, gestita dal ministero e aggiornata regolarmente, dalla quale poi fare partire gli ordini all’Autorità.

Blacklist ministeriali ci sono già dal 2006, per i siti di scommesse che violano le licenze dei monopoli di Stato e per quelli pedopornografici. In questi casi però agli Isp è ordinato un blocco direttamente dal ministero, senza passare dall’autorità giudiziaria. Una misura che i provider hanno sempre definito “anticostituzionale”. “Idem per la delibera Agcom contro i siti che violano il copyright”, dice Nuti. Al momento su quella delibera pende un giudizio di costituzionalità da parte della Corte Costituzionale, a cui il Tar del Lazio l’ha rinviata (su ricorso, appunto, di varie associazioni provider e dei consumatori).

Per il terrorismo, il Governo ha scelto insomma una via più rispettosa della costituzione e della natura di internet, “segno che sta dimostrando più attenzione al digitale, rispetto ai precedenti Governi”, dice Nuti. Si noti che invece un’analoga legge francese contro il terrorismo salta il passaggio all’autorità giudiziaria, tanto che si sono alzate proteste dai difensori dei diritti civili come Amnesty International.

“Vorremmo però che il Governo adesso istituisse un tavolo con i provider, in modo tale che questa misura non causasse troppi disagi al nostro lavoro e alla rete stessa”. Gli oscuramenti hanno costi di gestione non indifferenti. Inoltre, i provider hanno più volte lamentato che gli oscuramenti, una volta diventati di massa, hanno l’effetto collaterale di rendere meno efficiente il funzionamento della rete italiana. Sono temi che andranno affrontati nelle prossime settimane.

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