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Appello al governo: “L’Ict è l’asso della ripresa”

Confindustria: “Serve subito un piano organico di investimenti” Le proposte: incentivi per la rottamazione del software, finanziamenti a Industria 2015 e fondi a disposizione delle imprese che innovano

14 Dic 2009

Dicembre, tempo di finanziaria. A fine anno, come di consueto,
l’Esecutivo mette mano ai conti stilando previsioni e bilanci per
i mesi successivi. Che il 2009 per quanto riguarda imprese e denaro
sia stato un anno unico, non lo mette in dubbio nessuno. Così come
nessuno mette in dubbio che la ripresa, visti i segnali, possa
essere alle porte e che per coglierla appieno serva qualche sforzo
che sostenga i vari settori.

Come per esempio l’automotive, che già ha goduto di incentivi
per la rottamazione e che, anche se non sono stati inseriti nella
finanziaria, li vedrà confermati da un apposito decreto legge,
come assicurato dal ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio
Scajola. Per quanto riguarda invece l’Ict e i media, industria da
350 miliardi di euro che impegna circa 2,3 milioni di persone,
nonostante le rassicurazioni, sulla carta non c’è ancora
niente.

“Da quanto conosco io, è così – spiega Stefano Pileri,
presidente di Confindustria servizi innovativi e
tecnologici
-. Non vengono considerati interventi sulla
situazione: non so se sia giusto o meno legare il tema alla
finanziaria, ma come si stanno immaginando interventi su altri
settore toccati dalla crisi, nel settore dei servizi innovativi e
del terziario avanzato, dove pure l’onda della crisi si sta
facendo sentire con una certa violenza, si potrebbe pensare
qualcosa”. Si potrebbero immaginare, per restare nel paragone con
l’auto, incentivi per la rottamazione del software, finanziare le
parti del piano governativo “Industria 2015” relative
all’innovazione, e le industrie che investono in IT.

Tutte proposte che Paolo Angelucci, presidente di
Assinform
, ha fatto da tempo. “Investire di più in IT
è una priorità nazionale per riprendere a crescere e competere:
credito alle imprese che innovano, finanziamenti ai programmi
strategici di Industria 2015 e Piano e-gov 2012, banda larga per le
imprese e le istituzioni, incentivi per la rottamazione delle
vecchie applicazioni software per modernizzare il Paese e far
aumentare l’occupazione”, chiosa da mesi Angelucci per spiegare
le strade per sostenere il comparto aiutando anche la
modernizzazione delle imprese.

Si potrebbero trovare in sede di Cipe gli ormai famosi 800 milioni
di euro che, all’interno del piano Caio-Romani costituiscono una
base su cui lavorare per superare il digital divide. E questo,
secondo le indiscrezioni filtrate finora, è l’unico capitolo su
cui si farà qualcosa prima della fine dell’anno. “Ormai
abbiamo la certezza che parte dei finanziamenti verrà smarcata
nell’ultima riunione del Cipe: saranno circa 250- 300 milioni, da
destinare ai distretti industriali non ancora coperti dalla banda
larga. Il problema è che si ha spesso la sensazione che si tratti
di stanziamenti episodici, dovuti alla mobilitazione di tanti
attori, più che di un piano organico che recepisca quanto
l’investimento su questi settori crei del valore”. Una
creazione di valore che aiuterebbe anche l’occupazione.

Se, come spiega Angelucci, “nel secondo semestre di questo 2009 i
posti a rischio sono 20mila”, bisogna anche considerare che
“l’IT è uno dei settori più labour-intensive del nostro
Paese, secondo solo alla R&D”, visto che il 32% degli addetti è
laureato. “Che questo settore venga sempre considerato in seconda
battuta può lasciare un po’ perplessi – gli fa eco Pileri – è
un comparto fatto di aziende che fanno del know how uno degli
ingredienti più importanti: è difficile non immaginare come
questo possa essere un settore trainante per l’economia di tutta
l’Italia”.

Una circostanza che rende ancora più necessari interventi per la
difesa del settore e il rilancio degli investimenti, che, in
percentuale al Pil, restano fra i più bassi d’Europa e che, come
ricorda il presidente di Assinform, “danno una resa maggiore di
quella di molti altri settori, visto che ogni euro investito in Ict
dà un ritorno che è 2,5 volte quello del settore auto”. Anche
per questo, sarebbe auspicabile un intervento a tutto tondo, che
“partendo dalla considerazione che l’investimento sulle
tecniche, sulle infrastrutture, sui servizi, sui contenuti
digitali, porta la comunità a fare passi avanti importanti in
tutte le condizione economiche”, dalla produttività al Pil,
passando per la creazione di occupazione e per un maggior valore
aggiunto, “coprisse queste quattro dimensioni che dovrebbero
convincere sia le imprese che chi governa le politiche economiche a
investire nel settore”, continua Pileri.

Soprattutto perché non è che la volontà non ci sia: “Da un
punto di vista progettuale il piano Romani, e-Gov 2012 e Industria
2015 rappresentano tre indicazioni che dicono ‘ok, dal punto di
vista di quello che c’è da fare ci siamo’. Il problema è che
manca ancora la determinazione di farlo realmente”. Magari
proprio in Finanziaria o con un decreto apposito riflettendo sul
fatto che, come ha suggerito Diana Bracco, vice-presidente
di Confindustria
con delega all’innovazione “la
ricerca è il nostro vero ammortizzatore sociale” e “puntare
sull’innovazione è l’unica ricetta per far ripartire
l’Italia” perché , se il Governo mettesse la ricerca al centro
della politica di sviluppo del Paese avremmo “la straordinaria
possibilità di vivere un nuovo miracolo economico, quello
scientifico-tecnologico”.

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