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Caos Poste, Calabrò: “Errore non dare ad Agcom poteri regolatori”

Dopo il black out informatico dello scorso 1° giugno la situazione non è ancora tornata alla normalità. Il presidente dell’Authority: “Il governo ha optato per una soluzione debole”. Interviene anche il presidente dell’Antitrust, Catricalà: “Grave incidente, ma non possiamo fare nulla”

07 Giu 2011

Anche l’Agcom interviene sui disservizi che impediscono agli
sportelli postali di funzionare correttamente dallo scorso 1°
giugno. “Noi e l'Autorità per la concorrenza avevamo inviato
una segnalazione a Governo e Parlamento per attribuire
all'Agcom le funzioni di regolazione nel settore postale –
rileva il presidente dell'Autorità per le comunicazioni,
Corrado Calabrò, interpellato sui disagi provocati agli utenti dal
black out informatico di Poste – E questo perché è
un'Autorità indipendente, ha la competenza tecnica per
assolvere questo compito e sarebbe stata in condizione di operare
il giorno successivo all'entrata in vigore della legge”.

“Il Parlamento e il Governo hanno scelto una soluzione diversa e
attenuata e a questo punto – prosegue – non ho più nulla su cui
interloquire”.
“Ma se qualcuno – afferma Calabrò – pensasse di adottare questo
modello debole anche per le autorità indipendenti, dico no: non
abbiamo bisogno di autorità semi-indipendenti che configgerebbero
anche con il quadro europeo e con il rafforzamento
dell'indipendenza previsto dalle Direttive comunitarie, le
quali, benché non ancora recepite, producono già parte dei loro
effetti in Italia”.

Intanto da questo pomeriggio la situazione è in leggero
miglioramento negli uffici postali della Capitale che effettuano
orario prolungato. Terminali in funzionamento, ad esempio, nelle
Poste di via Arenula e di via Monterone anche se molto a rilento.
In via Monterone il vicedirettore spiega però che in realtà la
situazione è simile ai giorni addietro: di pomeriggio, infatti, il
sistema tende a funzionare un po' in più anche se sempre a
singhiozzo.

Dallo scorso 1° giugno il sistema informatico funziona ancora a
singhiozzo e così, mentre alcuni sportelli sono aperti, altri non
riescono ancora a funzionare. Non solo non è possibile pagare le
bollette, ma non si possono nemmeno ritirare le pensioni o le
raccomandate.
Il consiglio che gli addetti allo sportello danno ai cittadini è
quello di tornare nel pomeriggio: dallo scorso 1 giugno, giorno in
cui è andato in tilt il server di Poste Italiane, la società ha
infatti dato ordine che gli uffici postali rimanessero aperti al
pubblico fino alle 19.00.

Sulla questione è intervenuto il numero uno dell'Antistrust
Antonio Catricalà: "Poste Italiane è incorsa in un grave
incidente informatico che non dipende dagli amministratori di
Poste". Pertanto non si può configurare "una pratica
commerciale scorretta". Nel puntualizzare che
"l'Antitrust non potrebbe fare nulla", Catricalà
ricorda le critiche che aveva mosso in Parlamento alla normativa
sulla nuova Agenzia destinata a vigilare su Poste. Normativa poi
modificata dal Governo. Oggi il collegio dell'Agenzia ha un
meccanismo di nomina che lo rende indipendente.

E anche la politica si mobilita. "E' doveroso – avverte
Enzo Foschi, consigliere Pd nel Lazio – che la regione Lazio e la
presidente Polverini, in particolare, si facciano promotori di ogni
utile iniziativa presso il governo nazionale e verso Poste Italiane
affinchè si conoscano nel dettaglio le motivazioni tecniche che
hanno causato gravi disagi, in questi giorni in gran parte del
territorio a tutti i cittadini della nostra regione".

"E 'opportuno, dunque – prosegue Foschi – che si
sostengano le organizzazioni dei consumatori e le rappresentanze
sindacali per l'apertura di un tavolo finalizzato a risarcire
gli utenti e le imprese eventualmente danneggiati dai disagi. Ma
non solo. La regione Lazio ha tra i suoi compiti quello di erogare
fondi e quello di riscuotere tributi in scadenza in questo periodo.
Ciò non è stato possibile ed è opportuno che la giunta regionale
avvii una seria verifica sulle conseguenze che ne
deriveranno".

Intanto le associazioni dei consumatori affilano le armi.
“Giovedì – fa sapere il Codacons -si terrà a Roma
l'atteso incontro tra Poste Italiane e il Codacons volto a
definire il tavolo di conciliazione per risarcire gli utenti
coinvolti nel disservizi postali ancora non del tutto
superati”.

“Chiederemo a Poste di prevedere un indennizzo non solo per i
danni materiali, come bollette o contravvenzioni scadute, ma anche
per i disagi patiti dagli utenti, come le lunghe file agli
sportelli e le attese interminabili – spiega il presidente Carlo
Rienzi – Nello specifico la nostra richiesta è la seguente: un
bonus da 50 euro da utilizzare in servizi postali in favore di
coloro che hanno dovuto sopportare file agli sportelli superiori
alle 2 ore, e 25 euro per ogni ulteriore ora di attesa dalla
seconda in poi. Non solo. Il tavolo di conciliazione dovrà
analizzare i singoli casi e stabilire indennizzi di entità
superiore in quei casi in cui il disagio è stato maggiore”.

Il problema è iniziato mercoledì primo giugno, è proseguito per
il resto della scorsa settimana, e migliaia di utenti non hanno
potuto effettuare né prelievi né pagamenti (o altri tipi di
operazioni) agli sportelli postali disseminati per tutto il
territorio italiano.

Il disservizio è stato causato da un problema al sistema
informatico legato a Poste Italiane, il quale è andato in tilt,
bloccando qualsiasi tipo di servizio.

Le associazioni dei consumatori sono subito intervenute chiedendo
il rimborso dei disservizi cui hanno dovuto far fronte gli utenti.
Secondo Federconsumatori e Adusbef il caos e i disservizi non
possono essere addossati sulle spalle degli utenti, specie migliaia
di pensionati che ritirano la pensione per poterla impegnare (in
parte) per pagare bollette ed utenze.

Ieri era sceso in campo anche Luigi Magri, commissario
dell'Agcom: "Non è accettabile il perdurare
dell’incredibile disservizio che sta ancora paralizzando gran
parte del sistema informatico di Poste Italiane – ha detto Magri
– Non è accettabile che tali problemi perdurino e non è
accettabile che non vi sia una chiara disanima degli avvenimenti
individuando le specifiche responsabilità. Nell’era della
tecnologia e della comunicazione simili incredibili episodi minano
non solo la capacità di garantire un pubblico servizio, ma anche
la credibilità di chi dovrebbe garantirlo".

Ma i sui disservizi postali si discute da tampo come ricorda il
deputato Pdl, Manlio Contento, aveva chiesto lumi al ministro della
Sviluppo economico in un'interrogazione parlamentare il 23
giugno 2010. "Da tempo in numerosi sportelli di Poste italiane
si verificano continui disservizi legati ad improvvisi black out
nella rete informatica del gruppo con conseguente annullamento
delle operazioni in corso, lunghe attese a carico dell'utenza e
financo blocco totale delle attività degli uffici". Quali
interventi intende adottare il governo per scongiurare tutto
questo?", si chideva il parlamentare. 
Il che significa – spiega oggi il deputato riferendosi
all'attuale situazione di Poste Italiane – che il
"problema dei disservizi postali esiste da un bel po' di
tempo"..
Tali disguidi, scriveva l'anno scorso Contento, "sarebbero
correlati all'attivazione del Service delivery platform, una
sorta di impianto centralizzato in grado di gestire a livello
unificato le varie operazioni di Poste italiane".
Il parlamentare chiedeva anche se corrispondessero al vero queste
notizie sui disservizi e sui disagi per l'utenza.