L’Europa deve smettere di inseguire il mito dell’autosufficienza totale nei chip e puntare invece a diventare “indispensabile” nelle catene globali del valore. È questa la tesi centrale dell’analisi pubblicata dal think tank Bruegel, che invita Bruxelles a ripensare la propria politica industriale sui semiconduttori in una fase segnata da tensioni geopolitiche, competizione tecnologica e crescente domanda di capacità computazionale legata all’intelligenza artificiale.
Secondo lo studio, la strategia europea impostata negli ultimi anni – culminata nel Chips Act – rischia di essere troppo focalizzata sull’obiettivo della “self-sufficiency”, cioè sulla capacità di produrre internamente tutte le componenti della filiera dei semiconduttori. Un traguardo giudicato poco realistico in un’industria globale, altamente specializzata e interdipendente. Il concetto chiave deve diventare, invece, quello di “sovereignty through indispensability”: la sovranità non si ottiene producendo tutto in casa, ma diventando un partner irrinunciabile per il resto del mondo.
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Chip, le ripercussioni di una filiera globale
L’analisi di Bruegel sottolinea che nessuna potenza tecnologica, nemmeno gli Stati Uniti o la Cina, controlla integralmente la supply chain dei chip. La produzione dei semiconduttori dipende infatti da una rete internazionale di competenze e tecnologie distribuite tra diversi Paesi: design americano, manifattura taiwanese, materiali giapponesi, packaging asiatico e macchinari europei.
Per questo motivo, l’idea di una completa autonomia produttiva viene definita inefficiente e potenzialmente controproducente. Piuttosto che cercare di replicare l’intera filiera, l’Europa dovrebbe rafforzare i segmenti in cui possiede già un vantaggio competitivo globale, trasformandoli in leve strategiche.
Il riferimento è soprattutto ad aziende come Asml, leader mondiale nella litografia avanzata, considerata uno dei colli di bottiglia più critici dell’industria globale dei semiconduttori. Proprio il controllo di tecnologie difficilmente sostituibili rappresenta, secondo Bruegel, la vera forma di sovranità industriale oggi possibile.
Una sovranità “impossibile”: i casi Asml e Nexperia
L’azienda olandese Asml “ha il monopolio delle apparecchiature di litografia ultravioletta estrema (EUV), necessarie per la produzione di semiconduttori all’avanguardia”, si legge nell’analisi. “Washington ha ripetutamente fatto pressioni sul governo olandese per revocare le licenze di esportazione per le spedizioni Asml in Cina” Un disegno di legge statunitense in esame, il Multilateral Alignment of Technology Controls on Hardware (Match) Act, vieterebbe ad Asml di vendere del tutto i suoi sistemi di litografia alla Cina. Ciò potrebbe danneggiare materialmente la posizione commerciale di Asml poiché il mercato cinese rappresentava il 33% delle sue vendite nel 2025″.
L’Ue solitamente svolge un ruolo minore in tali negoziati, visto che i controlli sulle esportazioni rimangono una competenza nazionale, ma gli Stati Uniti premono per un impegno bilaterale con i paesi dell’Ue nell’interesse degli obiettivi politici statunitensi.
Ulteriori svluppi nell’industria dei chip dimostrano la crescente pressione geopolitica. Nell’estate del 2025, Nexperia, il produttore olandese di chip a nodi maturi con sede in Cina, ha iniziato a trasferire il know-how di produzione dai Paesi Bassi alla Cina e ha incanalato ordini fuori misura per sostenere l’azienda cinese in difficoltà WingSkySemi. In risposta, il governo olandese ha congelato le attività della società e un tribunale olandese ha successivamente rimosso il suo amministratore delegato nominato dalla Cina. Pechino si è vendicata bloccando le esportazioni verso l’Ue di chip Nexperia fabbricati come wafer ad Amburgo e spediti a Dongguan per il taglio e il confezionamento. Il conseguente panico nell’industria automobilistica europea ha portato il governo olandese a sospendere il suo intervento.
Una nuova visione della sovranità
Di qui la strategia proposta da Bruegel su chip in nome della “sovereignty through indispensability”: la sovranità coincide con l’essere un anello indispensabile della catena del valore.
In questa prospettiva, la strategia europea sui chip dovrebbe concentrarsi secondo Bruegel su alcuni obiettivi prioritari: consolidare le leadership tecnologiche già esistenti; rafforzare ricerca e design dei chip; sostenere le competenze avanzate; coordinare meglio gli investimenti pubblici; creare una forte domanda industriale interna nei settori chiave come automotive, difesa, AI e telecomunicazioni.
Il rischio per l’Europa è disperdere risorse in progetti troppo ampi o astratti, senza riuscire a raggiungere una scala competitiva globale.
Chips Act sotto osservazione
L’analisi del think tank arriva mentre l’Europa continua a implementare il Chips Act, il piano con cui Bruxelles punta a rafforzare resilienza e competitività del settore semiconduttori. La normativa europea sui chip è entrata in vigore nel 2023 con l’obiettivo di aumentare la capacità produttiva europea e ridurre la dipendenza dalle supply chain estere.
La Commissione europea considera i semiconduttori una tecnologia strategica essenziale per automotive, cloud, telecomunicazioni, difesa, spazio e intelligenza artificiale.
Tuttavia Bruegel osserva che fissare target quantitativi troppo ambiziosi – come l’obiettivo europeo di raggiungere il 20% della produzione globale di chip – potrebbe non essere sufficiente per garantire vera resilienza strategica o sovranità. Più importante sarebbe assicurarsi il controllo di segmenti tecnologici chiave e costruire alleanze industriali affidabili.
Semiconduttori, la sfida è geopolitica
La riflessione si inserisce in un contesto di crescente competizione internazionale. Stati Uniti e Cina stanno investendo massicciamente nei semiconduttori, considerati ormai infrastrutture critiche, indispensabili per sicurezza economica, difesa e leadership nell’intelligenza artificiale.
Secondo Bruegel, anche l’Europa deve adottare una logica più geopolitica e meno puramente industriale. La resilienza non dipenderà dalla chiusura dei mercati, ma dalla capacità di mantenere accesso privilegiato alle reti globali dell’innovazione e di controllare nodi tecnologici strategici.
In altre parole, la vera autonomia europea non coinciderebbe con l’isolamento produttivo, bensì con la capacità di esercitare influenza nelle catene globali del valore.
ll pacchetto Ue sulla sovranità digitale
È attesa per il 3 giugno, la presentazione del pacchetto Ue sulla sovranità tecnologica. Il pacchetto comprenderà una comunicazione sulla sovranità tecnologica europea, un Chips Act e un Cloud and Ai Development Act. Con queste misure, ha precisato il portavoce della Commissione europea per il digitale Thomas Regnier, “chiariremo che cosa significa sovranità per i servizi di cloud computing e di intelligenza artificiale in tutto il mercato unico”.
“La Commissione sta attualmente mettendo a punto i dettagli per presentare un’iniziativa solida e matura”, ha spiegato Regnier. La presentazione del Tech Sovereignty Package era stata fissata precedentemente per il 27 maggio ed è al terzo rinvio.
Il piano, ha sottolineato Regnier, “è fondamentale per rafforzare le capacità tecnologiche dell’Europa, nonché per la sua competitività e sicurezza”.







