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Stretto di Hormuz, il blocco mette sotto pressione la filiera dell’AI



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La situazione non sta provocando solo uno shock energetico: rappresenta anche uno stress test per tutta la supply chain dell’intelligenza artificiale. Secondo il World Economic Forum, il conflitto scatenato da Usa e Israele sta dimostrando che a dominare il mercato non sarà solo chi elabora il codice migliore, ma soprattutto chi saprà reperire energia e materie prime, garantendo la continuità operativa delle infrastrutture, anche in scenari di crisi

Pubblicato il 21 apr 2026



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Punti chiave

  • La crisi nello Stretto di Hormuz riduce flussi di gas naturale e Gnl, aumentando costi energetici e stressando la capacità in gigawatt dei data center, vantaggio per Cina, fragilità per Taiwan e Stati Uniti.
  • Interruzioni colpiscono materie critiche: elio, bromo, zolfo e rame, essenziali per semiconduttori; impatto su produttori come TSMC, Samsung, SK Hynix.
  • Attacchi a data center nel Golfo evidenziano rischi per la sovranità digitale; investimenti e assicurazioni potrebbero spostarsi verso giurisdizioni più sicure, ridefinendo il rischio geopolitico.
Riassunto generato con AI

Gran parte degli analisti, nel descrivere le possibili conseguenze di un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz, si concentra sull’aumento dei prezzi degli idrocarburi. È più che comprensibile, considerato che un quarto del commercio mondiale di petrolio via mare transitava, fino a meno di due mesi fa, attraverso quel collo di bottiglia. Tuttavia, sebbene se ne parli ancora troppo poco, oltre a provocare uno shock energetico, questa crisi servirà anche da stress test per l’economia fisica dell’intelligenza artificiale.

Il conflitto scatenato da Stati Uniti e Israele, infatti, sta sconvolgendo non solo la libera circolazione del petrolio, ma anche quella di materie prime indispensabili per lo sviluppo e il funzionamento dei data su cui si sta costruendo il futuro dell’AI, che dipende essenzialmente dai Paesi che saranno ancora in grado di supportare la supply chain nel momento in cui il commercio mondiale è sotto pressione.

Anche con l’attuale cessate il fuoco, le ripercussioni di questa crisi potrebbero durare anni a causa dell’aumento dei costi assicurativi, della contrazione dei mercati delle materie prime e di una ridefinizione del rischio geopolitico.

Come la crisi energetica impatta sui protagonisti della corsa all’AI

A dirlo è il World Economic Forum, che in un focus dedicato a questa particolare congiuntura sottolinea come il primo effetto della crisi riguardi la produzione di elettricità. Si tratta del resto di uno dei principali fattori critici di successo per l’espansione dell’uso dell’AI, al punto che la capacità dei data center viene espressa in gigawatt, ovvero unità di energia elettrica. In questo scenario, la crisi iraniana non sta solo facendo aumentare i prezzi dell’energia, ma sta anche ridefinendo le priorità in termini di risorse energetiche e finanziamenti per l’AI.

Il gas naturale riveste un’importanza maggiore rispetto al petrolio, poiché viene utilizzato per produrre gran parte dell’elettricità mondiale. Prima dell’attuale crisi, circa il 20% delle forniture mondiali di gas naturale transitava attraverso lo Stretto di Hormuz sotto forma di gas naturale liquefatto, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia.

Gli Stati Uniti, quindi, godono attualmente di un vantaggio perché le loro abbondanti risorse interne di gas li proteggono in una certa misura da queste criticità. Tuttavia, mentre le esportazioni statunitensi di Gnl stanno sostituendo i carichi persi dal Qatar, la stretta globale sull’offerta comprimerà anche il mercato interno del gas statunitense, aumentando i costi dell’energia e dell’intelligenza artificiale.

La Cina si trova forse in una posizione ancora più forte. Il suo vantaggio energetico rispetto agli Stati Uniti è sistemico e quasi schiacciante: nell’ultimo decennio ha aggiunto al proprio paniere circa cinque volte più energia solare, cinque volte più energia eolica, oltre 15 volte più energia nucleare e circa 50 volte più chilometri di linee di trasmissione rispetto agli Stati Uniti.

Situazione molto diversa per Taiwan: circa 40 anni fa, gran parte dell’elettricità consumata nell’isola proveniva dall’energia nucleare. Dopo aver chiuso il suo ultimo reattore nel maggio 2025, Taiwan è ora di fatto priva di energia nucleare, sebbene abbia recentemente presentato domanda per riavviare due centrali. Nel frattempo, il Gnl rappresenta circa il 50% del suo approvvigionamento energetico e le sue riserve strategiche sono inferiori a due settimane. Con l’aumento della domanda di intelligenza artificiale, Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il produttore di chip più avanzato e strategico al mondo, consuma attualmente circa il 10% del fabbisogno elettrico dell’economia. Lo shock del Gnl causato dalla guerra con l’Iran aggiungerà un premio di rischio a ogni chip di intelligenza artificiale avanzato.

Ma se Taiwan piange, la Corea del Sud non ride. I conglomerati Samsung Electronics e SK Hynix controllano insieme quasi l’80% del mercato delle memorie ad alta larghezza di banda che alimentano i moderni cluster di intelligenza artificiale. Nel 2025, la Corea del Sud ha importato circa il 20% del suo Gnl e circa il 70% del suo petrolio dal Medio Oriente. Allo scoppio della guerra, l’indice azionario composito coreano è crollato di quasi il 20%, sottolineando la consapevolezza globale della centralità della Corea del Sud nella produzione di semiconduttori per l’intelligenza artificiale e la sua dipendenza dalle forniture di energia e materiali provenienti dalla regione del Golfo.

La crisi delle materie critiche

Dopo quello energetico, il successivo livello di fragilità causato dal conflitto in corso è quello dell’approvvigionamento di materie critiche, a partire da elio, bromo e zolfo.

Il Qatar è responsabile di circa un terzo della fornitura mondiale di elio, estratto come sottoprodotto della lavorazione del Gnl. L’estrema conduttività termica dell’elio, la sua inerzia e il suo basso punto di ebollizione rispetto ad altri elementi lo rendono un refrigerante ideale per usi industriali come la produzione di semiconduttori. La maggior parte dell’elio importato da Corea del Sud, Taiwan e Cina proviene dal Golfo Persico. In seguito agli attacchi dei droni iraniani contro il complesso di Ras Laffan nel marzo 2026, i prezzi dell’elio sono aumentati vertiginosamente.

Anche il bromo è essenziale per la produzione di semiconduttori, e la Corea del Sud si rifornisce di oltre il 90% del suo bromo da Israele, i cui gasdotti sono stati messi a dura prova dal conflitto.

Infine, lo zolfo, sebbene non sia raro, è essenziale per la produzione di rame, e lo Stretto di Hormuz facilita circa il 50% del commercio globale di zolfo via mare. Il rame è la spina dorsale di tutto ciò che riguarda l’elettricità, quindi questo metallo è fondamentale per l’espansione energetica dell’AI sotto forma di cavi, trasformatori e potenziamenti della rete elettrica.

La nuova priorità: proteggere infrastrutture e data center

Forse però il dossier più preoccupante di tutti, almeno secondo il World Economic Forum, è quello della sicurezza infrastrutturale. All’inizio di marzo, Reuters ha riportato che attacchi di droni avevano danneggiato tre data center di Amazon negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein. Questa è la prima volta nella storia che i data center sono stati presi di mira in tempo di guerra. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane ha poi affermato di aver colpito un data center di Oracle a Dubai.

Si crea così una potenziale trappola soprattutto per chi punta sulla sovranità digitale: i governi vorrebbero che i dati sensibili e i carichi di lavoro di intelligenza artificiale fossero ospitati a livello nazionale, ma nelle regioni esposte al conflitto, queste risorse potrebbero essere vulnerabili. Anche se la tensione con l’Iran dovesse attenuarsi, è improbabile che istituti di credito, investitori e aziende dimentichino quanto appreso in questo conflitto. Gli investimenti che in precedenza affluivano in Medio Oriente per ambiziosi campus di intelligenza artificiale potrebbero spostarsi verso giurisdizioni in grado di offrire una maggiore sicurezza fisica.

È improbabile che ciò ponga fine al ruolo determinante del Golfo nell’ecosistema globale dell’intelligenza artificiale, ma potrebbe causare un rallentamento duraturo delle performance economiche e una ridefinizione dei rischi.

Invece di concentrarsi semplicemente sui Paesi in cui le infrastrutture energetiche e di calcolo per l’AI sono più economiche, suggeriscono gli esperti del World Economic Forum, gli investimenti potrebbero iniziare a dirigersi verso catene del valore più sicure, più difficili da interrompere e più facili da assicurare. La prossima fase della corsa all’AI, dunque, non sarà vinta solo da chi elabora il codice migliore, ma dai Paesi in grado di reperire energia e materie prime e di garantire la continuità operativa delle infrastrutture, anche in scenari di crisi.

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