Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Cloud, in Italia decollo non prima del 2012

Secondo l’osservatorio Anfov la “nuvola” è destinata a rappresentare l’ambiente tecnologico del futuro per le imprese, ma la strada italiana è in salita ostacolata da offerta insufficiente, domanda immatura e carenza di infrastrutture

04 Mag 2010

Bisognerà apettare il 2012 per la fase di maturità del mercato
del cloud computing. Questa la stima messa nero su bianco
nell'ultimo osservatorio dell'Anfov, l'Associazione per
la convergenza nei servizi di comunicazione. Secondo le analisi di
Daniela Rao, che riveste anche la carica di vice presidente
dell’Associazione, e Claudio Chiarenza, consigliere e membro del
Comitato strategico, il cloud è destinato ad emergere in qualità
di "ambiente tecnologico del futuro per le imprese". Ma
per ancora due anni stenterà a decollare.

A fare da apripista ai servizi cloud saranno i managed services che
in Italia hanno raggiunto nel 2009 un fatturato di 3.700 milioni di
euro. I servizi cloud – costituiti da software, servizi e
applicazioni costruite per essere offerte ed erogate tramite il web
– al momento vantano invece un giro di affari di appena 90 milioni
di euro. "Un risultato sicuramente ancora molto deludente –
sottolinea l'Anfov – e si calcola che, rispetto alla spesa
complessiva per IT on premises, la spesa per servizi cloud avrà
ancora un’importanza marginale per i prossimi anni. È iniziato
però il processo di evoluzione dei modelli di acquisto di risorse
IT delle imprese, anche se per ancora per molto tempo si assisterà
nella maggior parte dei casi a scelte “ibride”, caratterizzate
da un mix di componenti residenti on premises (hardware, software
package, appliances) e servizi erogati da remoto e fruiti on
line".

Tre gli ostacoli sul cammino italiano: insufficiente offerta da
parte di Isp e Telco, immatura domanda da parte degli utenti e
carenza di infrastrutture tecnologiche

Gli operatori tradizionali di servizi di outsourcing – è quanto
emerge dall'osservatorio – stanno definendo nuovi modelli di
offerta: il primo passo è stato quello della predisposizione di
Managed Services che risponde alle esigenze di maggiore
standardizzazione dell’offerta, migliore time-to-market, più
semplice implementazione tecnologica. Il passo successivo, che
risponde invece alla necessità di realizzare maggiori volumi con
l’ampliamento della base di clienti tra le PMI, sarà quello
dell’offerta dei servizi di Cloud Computing, focalizzata
sull’elevata scalabilità delle offerte, l’accesso da remoto e
la condivisione delle risorse, abbinati ad elevatissimi standard di
sicurezza.

Sul fronte della domanda da parte delle imprese l'analisi di
Anfov evidenzia che nell’Europa Occidentale solo il 65% delle
aziende con più di 50 addetti possiede una Lan/Wan convergente (o
parzialmente convergente) voce-dati e solo un terzo di queste
aziende affida la gestione della rete aziendale a Network Service
Providers (Telco, ISP) "anche se le aziende italiane, in
controtendenza rispetto a questo dato, sembrano quelle più
propense a rivolgersi a questa tipologia di fornitore".

Le grandi imprese internazionali chiedono ai fornitori di soluzioni
cloud che il prezzo sia competitivo "facendo leva soprattutto
sulla possibilità di pagare solo ciò che si usa",  che ci
siano garanzie riguardo ai livelli di servizio e che sia data la
possibilità di tornare alla soluzione in house.

Tra i servizi cloud che saranno maggiormente richiesti nel breve
termine, secondo un campione di medie imprese italiane, vi sono le
applicazioni di collaborazione (messanging, conferencing),
l’utilizzo di risorse elaborative on demand
(infrastructure-as-a-service), il software-as-a-service per
applicazioni di produttività individuale (Google Apps, Photoshop,
ecc), lo storage on line e le applicazioni a supporto del business
(Crm, ecc).

Il terzo fattore frenante lo sviluppo del cloud è, infine,
rappresentato dal digital divide e dall’arretratezza del punto di
vista delle tecnologie Ict delle imprese, che in molti casi ancora
lavorano con vecchi terminali e strumenti ormai sorpassati. Da
questo punto di vista occorre quindi un salto anche dal punto di
vista culturale oltre che dal punto di vista della rete messa a
disposizione.