Continua a crescere il mercato del cloud in Italia grazie alla spinta degli investimenti in intelligenza artificiale e cybersecurity. Secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Ecosystem & Sovereignty della School of Management del Politecnico di Milano, nel 2026 la spesa cloud delle organizzazioni italiane raggiunge 9,48 miliardi di euro, in aumento del 17% rispetto al 2025.
La crescita si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da una forte accelerazione degli investimenti nelle infrastrutture per l’Ai e da una crescente attenzione alla sovranità digitale. In Europa, il fatturato dei provider cloud raggiunge 131,4 miliardi di dollari (+29%), ma il mercato resta fortemente concentrato. I tre principali hyperscaler, Aws, Microsoft e Google, rappresentano da soli il 68% del totale, mentre complessivamente i provider statunitensi controllano il 92%.
La sovranità digitale diventa così una questione centrale per la competitività industriale europea, ma la ricerca del Polimi evidenzia una distanza significativa tra le ambizioni dell’Unione europea e la capacità delle organizzazioni di tradurle in scelte tecnologiche consapevoli. Il 70% delle grandi e grandissime imprese italiane continua infatti a interpretare la sovranità quasi esclusivamente come residenza fisica del dato, trascurando aspetti fondamentali come il controllo sulle infrastrutture e la giurisdizione a cui sono soggetti i provider.
Indice degli argomenti
La spesa cloud in Italia
Nel 2026 il mercato italiano del Cloud raggiunge 9,48 miliardi di euro (+17%), confermando una dinamica di crescita sostenuta, seppure inferiore a quella registrata dai fatturati dei grandi provider internazionali.
La componente principale è rappresentata dal Public & Hybrid Cloud, che raggiunge 6,8 miliardi di euro (+17%). All’interno del comparto, l’Infrastructure as a Service (IaaS) si conferma la voce più rilevante, con circa 3 miliardi di euro (+14%) e il 44% della spesa, sostenuta soprattutto dai servizi di Business Continuity, Disaster Recovery e Virtual Machine.
Il Software as a Service (SaaS) raggiunge 2,6 miliardi di euro (+20%), registrando la crescita più elevata tra le componenti del Public Cloud. A trainarlo sono soprattutto le soluzioni di IT Security, anche in risposta agli obblighi introdotti dalla normativa NIS2, e la diffusione di applicazioni di Intelligenza Artificiale pronte all’uso.
In ascesa anche il Platform as a Service e il Private cloud
Il Platform as a Service (PaaS) cresce del 16%, raggiungendo 1,2 miliardi di euro, grazie soprattutto ai servizi di AI e Analytics basati su API e agli strumenti di supporto allo sviluppo applicativo.
Accelera anche il Private Cloud (+19%), sostenuto da due esigenze sempre più rilevanti per le imprese. Mantenere un controllo diretto sui dati e sui carichi di lavoro critici, anche in risposta a NIS2 e DORA, e governare la spesa per l’Intelligenza Artificiale. Per alcuni workload AI, infatti, il modello a consumo del Public Cloud può generare costi difficili da prevedere, rendendo più interessante il ricorso a infrastrutture private.
Il mercato europeo e le differenze col mercato italiano
In Europa il fatturato dei provider cloud cresce del 29% nel 2026, raggiungendo 131,4 miliardi di dollari, rispetto a una crescita del 20% registrata nell’anno precedente. La differenza rispetto al +17% del mercato italiano dipende anche dalle diverse metriche considerate.
A livello europeo l’Osservatorio misura i fatturati dei provider, che comprendono anche gli acquisti di capacità computazionale effettuati da altri operatori della filiera digitale; in Italia viene invece misurata la spesa delle organizzazioni utilizzatrici. Gli ingenti investimenti nelle infrastrutture per l’Ai non si sono quindi ancora tradotti in un aumento della domanda finale della stessa intensità.
La sfida della sovranità digitale
Il mercato europeo rimane dominato dai grandi hyperscaler statunitensi, che stanno rispondendo alle nuove richieste di sovranità attraverso l’apertura di data center sul territorio europeo, partnership con operatori locali e offerte dedicate. Tra gli esempi figura l’iniziativa European Sovereign Cloud di Aws, accompagnata da un investimento annunciato di 7,8 miliardi di euro.
Nel frattempo, l’Unione europea sta cercando di rafforzare la propria autonomia strategica attraverso iniziative di politica industriale rivolte a cloud, intelligenza artificiale, semiconduttori e open source.
La sfida è particolarmente complessa anche alla luce degli investimenti internazionali. L’analisi condotta dall’Osservatorio sulle operazioni di M&A e sugli investimenti di 47 grandi operatori della filiera digitale evidenzia che oltre 105 miliardi di dollari si concentrano nella filiera dell’Ai e che oltre il 90% del capitale investito dagli operatori nordamericani rimane in Nord America.
Dipendenza tecnologica, imprese italiane parzialmente consapevoli
La dipendenza tecnologica dai provider statunitensi emerge anche nelle scelte delle grandi organizzazioni italiane. Secondo l’Osservatorio, il 78% della spesa in servizi IaaS e PaaS delle imprese analizzate è assorbito dai grandi operatori americani, con una concentrazione ancora più elevata nelle grandissime imprese, dove raggiunge l’86%, rispetto al 74% delle grandi.
La sovranità comincia tuttavia a influenzare le strategie di approvvigionamento tecnologico. Il 63% delle grandissime imprese, definite trend-setter, dichiara di avere già intrapreso azioni per rafforzare la propria autonomia, ad esempio privilegiando provider europei per nuovi progetti oppure progettando applicazioni più facilmente trasferibili tra fornitori cloud differenti. Anche il 55% delle grandi imprese ha avviato iniziative in questa direzione, ricorrendo in alcuni casi alle offerte di Cloud sovrano dei provider extraeuropei.
Questa crescente attenzione convive però con una conoscenza ancora limitata delle diverse dimensioni della sovranità digitale. Per il 70% delle organizzazioni intervistate, infatti, il tema coincide quasi esclusivamente con la localizzazione fisica dei dati. Rimangono in secondo piano il controllo logico delle informazioni, la giurisdizione applicabile ai fornitori e la possibilità di mantenere la continuità operativa in scenari geopolitici avversi.
Open source ancora minoritario
Ancora più contenuta è la diffusione dell’open source come scelta strategica prioritaria, adottata soltanto dal 2% delle grandissime imprese e dal 7% delle grandi. A frenare le organizzazioni sono soprattutto la difficoltà di individuare fornitori in grado di garantire un adeguato supporto enterprise e la carenza di competenze interne per gestire autonomamente applicazioni e infrastrutture.
AI e cloud, cambiano le strategie delle imprese
L’Intelligenza Artificiale sta modificando anche il modo in cui le organizzazioni scelgono e utilizzano i servizi Cloud.
Il modello più diffuso per introdurre applicazioni AI rimane il Software as a Service, adottato dal 52% delle grandi imprese e dal 46% delle grandissime. Le soluzioni pronte all’uso consentono una sperimentazione rapida, ma espongono le organizzazioni a nuovi rischi, dalla diffusione di strumenti AI non governati, il cosiddetto Shadow AI, alla difficoltà di prevedere e controllare i costi.
Le grandissime imprese stanno iniziando ad affiancare al SaaS modelli più strutturati. Il 21% utilizza piattaforme PaaS per sviluppare applicazioni personalizzate, mentre il 9% adotta architetture ibride, combinando servizi di Public Cloud e infrastrutture private.
La possibilità di sviluppare un’applicazione AI sul Cloud pubblico e successivamente eseguirla su infrastrutture private consente, in alcuni casi, di mantenere un maggiore controllo sui costi computazionali e sui dati utilizzati.
La crescente complessità delle architetture rende quindi sempre più importante la capacità delle organizzazioni di valutare le alternative tecnologiche, sviluppare competenze interne e costruire strategie di sourcing flessibili, capaci di rispondere sia alle esigenze di innovazione sia ai rischi economici e geopolitici.



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