cybersecurity
La sicurezza informatica, o sicurezza dalle tecnologie dell'informazione, è la protezione dei sistemi informatici da furti o danni al loro hardware, software o da tutti i dati elettronici. Assume sempre più importanza a causa della crescente dipendenza dai sistemi informatici, che passa dal classico wifi al bluethooth. E' una tecnologia in continua evoluzione che deve competere con sfide molto ardue per salvaguardare gli utenti da minacce hacker. Per proteggere un sistema informatico è molto importante capire i possibili attacchi che possono essere compiuti contro esso.
Che cos'è la cybersecurity?
La cybersecurity, o sicurezza informatica, è un sistema che mira a difendere dispositivi elettronici come computer, server, dispositivi mobili, sistemi elettronici, reti e dati da attacchi esterni o interni potenzialmente dannosi. Più precisamente, riguarda la sicurezza della tecnologia dell'informazione o sicurezza delle informazioni elettroniche. La sua funzione principale è mettere in campo procedure di contrasto agli attacchi informatici, proteggendo l'integrità dei sistemi e dei dati sensibili.
FAQ generata da AI
Quali sono i principali tipi di attacchi informatici?
Gli attacchi informatici si suddividono principalmente in tre categorie: attacchi ai sistemi informatici con interruzione di servizio a scopo di lucro (come il ransomware con richiesta di riscatto), raccolta di informazioni per uso politico, e cyberterrorismo finalizzato a causare panico. Tra le tecniche più diffuse troviamo i malware (virus, trojan, spyware, ransomware, adware), attacchi SQL Injection per rubare informazioni da database, phishing che induce gli utenti a rivelare dati sensibili, attacchi Man-in-the-middle che intercettano comunicazioni, e attacchi Denial of Service (DoS) che sovraccaricano server e reti impedendone il funzionamento.
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Quali sono le principali procedure di sicurezza informatica?
Le principali procedure di sicurezza informatica includono l'utilizzo di protocolli di crittografia per schermare dati, messaggi ed e-mail, e l'implementazione di software di sicurezza per rilevare malware come virus, trojan e spyware. È fondamentale adottare misure preventive come l'aggiornamento costante di software e sistemi operativi, l'utilizzo di password complesse e diverse per ogni account, l'effettuazione regolare di backup dei dati, e l'implementazione dell'autenticazione a due fattori. Con l'evoluzione delle minacce, le organizzazioni dovrebbero adottare un approccio proattivo, utilizzando anche strumenti basati sull'intelligenza artificiale.
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Cosa prevede la legge 90/2024 sulla cybersecurity in Italia?
La legge 90/2024, promulgata il 28 giugno 2024, rappresenta un significativo avanzamento nella strategia italiana per la cybersicurezza. Si articola in due capi principali e 24 articoli, con l'obiettivo di migliorare la sicurezza informatica e contrastare i reati informatici. Il primo capo si concentra sulla cybersicurezza nazionale, stabilendo l'obbligo di notifica degli incidenti informatici per PA ed enti strategici, il rafforzamento dell'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) con poteri ampliati, e l'istituzione del Centro Nazionale di Crittografia. Il secondo capo introduce modifiche al codice penale e al codice di procedura penale per la prevenzione e il contrasto ai reati informatici, mirando a proteggere le infrastrutture critiche e garantire una risposta efficace ai crescenti rischi informatici.
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Quali sono le principali sfide della cybersecurity per il 2025?
Secondo Check Point Software, le principali sfide della cybersecurity per il 2025 includono attacchi guidati dall'intelligenza artificiale, minacce quantistiche e vulnerabilità del cloud. L'IA sarà utilizzata sia per gli attacchi che per le protezioni, con campagne di phishing e deepfake sempre più sofisticate. Gli aggressori sfrutteranno vulnerabilità trascurate e account di servizio per muoversi lateralmente nelle reti. L'informatica quantistica metterà a dura prova i metodi di crittografia esistenti, richiedendo l'adozione di crittografia sicura dal punto di vista quantistico. Inoltre, con 32 miliardi di dispositivi IoT previsti entro il 2025, la protezione di questi sistemi interconnessi diventerà fondamentale.
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Quali sono le certificazioni più apprezzate in ambito cybersecurity?
Le certificazioni più apprezzate in ambito cybersecurity includono la CISSP (Certified Information Systems Security Professional) dell'International Information System Security Certification Consortium, ideale per professionisti con esperienza in pratiche di sicurezza delle informazioni. La SSCP (Systems Security Certified Practitioner) dimostra competenze tecniche nella gestione e implementazione di sistemi IT sicuri. La CEH (Certified Ethical Hacker) dell'EC-Council forma esperti che comprendono come cercare vulnerabilità nei sistemi utilizzando le stesse conoscenze degli hacker. Altre certificazioni rilevanti sono offerte da organizzazioni come IAPP, DAMA, GIAC e ISACA, con costi che variano dai 650 ai 1200 euro e una validità media di tre anni.
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Quali sono i rischi cyber per il settore manifatturiero italiano?
Secondo un white paper di Kaspersky, il settore manifatturiero italiano è particolarmente esposto agli attacchi informatici, con il 90% delle aziende che ha subito almeno un incidente cyber nell'ultimo anno. Le principali minacce includono ransomware, attacchi DDoS, cyber spionaggio e manomissioni OT (Operational Technology), con impatti significativi sulla continuità operativa e sulle performance economiche. Le criticità principali sono la difficoltà nel valutare i rischi, i vincoli normativi complessi e la mancanza di competenze specialistiche. Per difendersi, è necessario un approccio proattivo che includa formazione mirata per i team OT, threat intelligence avanzata e soluzioni integrate IT-OT.
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Cosa prevede la direttiva NIS2 per le aziende italiane?
La direttiva NIS2, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 138/2024 pubblicato il 1° ottobre sulla Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore il 16 ottobre, introduce importanti novità per le aziende italiane. Le imprese dovranno registrarsi sulla piattaforma gestita dall'Agenzia nazionale per la cybersicurezza, indicando le attività e i servizi considerati "sensibili". Inoltre, avranno l'obbligo di sviluppare una politica di sicurezza informatica, implementare misure tecniche e organizzative appropriate e mettere in campo iniziative di formazione del personale. Questa normativa rappresenta un passo cruciale per rafforzare le difese cibernetiche del Paese.
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Quali sono le recenti acquisizioni strategiche nel settore della cybersecurity?
Nel settore della cybersecurity si osserva una tendenza verso acquisizioni strategiche di grande valore. Un esempio significativo è l'acquisizione di CyberArk da parte di Palo Alto Networks per 25 miliardi di dollari, che mira a creare una piattaforma di sicurezza integrata per l'era dell'intelligenza artificiale. Questa operazione rappresenta un punto di svolta nella strategia multi-piattaforma di Palo Alto Networks, segnando l'ingresso formale nell'ambito della sicurezza delle identità. Un altro esempio è l'acquisizione di Nozomi Networks da parte di Mitsubishi Electric, finalizzata a potenziare la sicurezza informatica industriale e la resilienza operativa, con particolare attenzione agli ambiti OT (Operational Technology), IoT (Internet of Things) e CPS (Cyber-Physical System).
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Quali sono le minacce alla cybersecurity per le telco nel 2026?
Secondo il Kaspersky Security Bulletin, il 2026 non sarà un anno di tregua per le telco in termini di cybersecurity. Le minacce che hanno segnato il 2025 – dagli attacchi mirati alle catene di fornitura fino alle offensive DDoS – non arretrano, ma si intrecciano con nuovi rischi operativi generati dall'adozione accelerata di tecnologie come l'automazione di rete basata sull'AI, la crittografia post-quantistica e l'integrazione tra 5G e satelliti. Gli operatori di telecomunicazioni devono avere visibilità su entrambe le dimensioni della cybersecurity: mantenere difese solide contro le minacce note e integrare la sicurezza in queste nuove tecnologie fin dal primo giorno.
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Perché l'alleanza tra analisti e AI è decisiva nei Security Operations Center?
Nei Security Operations Center, l'integrazione dell'intelligenza artificiale rafforza la capacità di gestire volumi elevati di alert e minacce industrializzate, migliorando velocità, prioritizzazione e prevenzione. Il dibattito sull'intelligenza artificiale nella cybersecurity è spesso polarizzato, oscillando tra promesse utopistiche di automazione completa e paure distopiche di obsolescenza umana. Tuttavia, la realtà è molto più sfumata: un approccio efficace valorizza la supervisione umana e spinge il SOC verso un modello proattivo e intelligence-driven, dove l'AI supporta gli analisti senza sostituirli.
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Quali sono le best practice per la cybersecurity OT nei data center?
Claroty indica cinque best practice fondamentali per la cybersecurity OT nei data center: 1) Mappatura completa degli asset: se non puoi vederlo, non puoi proteggerlo - serve una mappa completa di tutti i dispositivi gestiti dai BMS, dalle unità HVAC agli impianti di backup energetico; 2) Segmentazione della rete: separare la rete BMS da quella IT limita i movimenti laterali degli attaccanti e consente di isolare rapidamente le compromissioni; 3) Accesso sicuro: gli accessi di terze parti sono una delle principali vie d'ingresso - occorrono soluzioni dedicate all'OT, con privilegi minimi, MFA e monitoraggio avanzato; 4) Monitoraggio continuo: identificare anomalie prima che diventino attacchi è essenziale, con monitoraggio in tempo reale contestualizzato per l'ambiente OT; 5) Gestione delle vulnerabilità: non basta conoscere le vulnerabilità, bisogna dare priorità ai dispositivi più critici, quelli che, se compromessi, avrebbero il maggiore impatto sul business.
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Cosa comporta il principio Secure by Design per la cybersecurity?
Secure by Design non è un'etichetta, ma un cambio di paradigma nella cybersecurity. Lanciato nel maggio 2024 dalla Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) degli Stati Uniti, il Secure by Design Pledge rappresenta un impegno volontario ma concreto per i produttori di tecnologia. L'obiettivo è spostare la responsabilità della sicurezza dalle mani degli utenti finali a quelle dei vendor, imponendo che la protezione sia integrata fin dalla fase di progettazione. Il cuore del Pledge è rappresentato da sette principi fondamentali: supporto all'autenticazione a più fattori come impostazione predefinita, divieto di password di default, adozione di pratiche di sviluppo sicuro, capacità di correggere vulnerabilità in modo tempestivo, pubblicazione di una politica di divulgazione responsabile, registrazione delle attività rilevanti e collaborazione con enti terzi per la verifica della sicurezza.
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Quali sono le sfide di cybersecurity per le telco italiane?
Gli operatori di telecomunicazioni italiani si trovano stretti tra escalation di minacce, vincoli finanziari e ondate normative europee e nazionali. La vera sfida oggi è trasformare il quadro legislativo in pratiche operative effettivamente implementabili, capaci di rafforzare la resilienza del settore e dell'intero ecosistema digitale. Come sottolinea il Rapporto CLUSIT, nonostante i budget per la sicurezza informatica siano in crescita, il divario tra la capacità offensiva degli attaccanti e l'efficacia delle contromisure continua ad ampliarsi, portando a un aumento sistemico dei rischi e alla necessità di spendere le risorse disponibili in modo più efficace e mirato.
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