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Cloud sì, ma sicuro: la priorità è la cybersecurity



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Secondo “IT Evolution 2025”, commissionata da Deda Tech e realizzat da NetCobsulting Cube, l’81,5% delle aziende indica la protezione come priorità nei prossimi 12 mesi: oggi il 37% dei carichi resta su infrastrutture tradizionali (33% nel 2026) e il 54% non ha ancora spostato le applicazioni core, anche se il 67% prevede di farlo

Pubblicato il 4 mar 2026



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Accelera la digitalizzazione delle imprese italiane, che però sono disposte a intraprendere il percorso di trasformazione, specie se innestato sul cloud, facendo leva su strumenti sostenibili, sicuri e compliant.

La ricerca realizzata da NetConsulting Cube: la cybersecurity è prioritaria

A dirlo è la ricerca “IT Evolution 2025”, commissionata da Deda Tech, il Managed Cloud & Security Service Provider di Dedagroup, e realizzata da NetConsulting Cube.

L’indagine qualitativa, condotta su un campione di 90 aziende italiane con più di 250 dipendenti appartenenti ai principali settori dell’economia (escludendo quindi la pubblica amministrazione) – dal manifatturiero ai servizi finanziari, dal retail all’energia telecomunicazioni ai servizi professionali – ha analizzato quattro aree chiave dell’evoluzione IT: infrastruttura, sviluppo, data management e cybersecurity.

I risultati evidenziano come la sicurezza informatica, citata come priorità nei prossimi 12 mesi dall’81,5% delle imprese intervistate, rappresenti oggi il denominatore comune di tutti i processi di trasformazione, anche a causa degli adeguamenti normativi richiesti da NIS2 e DORA, che spingono le imprese a strutturare modelli di sicurezza più solidi, continui e misurabili lungo tutta la filiera tecnologica.

Migrazione in cloud, l’Italia è in una fase intermedia

Parlando di infrastruttura, il tema centrale è il cloud. La survey mostra come il percorso di migrazione sia ancora in una fase intermedia. La distribuzione attuale dei workload evidenzia una prevalenza dell’on-premises tradizionale, che ospita oggi il 37% dei carichi e rimarrà comunque significativo anche nel corso del 2026 (33%). Seguono il private cloud on-premises (21%) e il public cloud, che rappresenta il 23% delle implementazioni odierne e che è atteso crescere al 27% nei prossimi due anni.

Le applicazioni non critiche sono già migrate nel cloud nell’88% dei casi, mentre le applicazioni business-critical restano ancora in larga parte on-prem, con il 54% del campione che dichiara di non averle ancora spostate. Tuttavia, il 67% delle aziende prevede di migrare anche queste applicazioni core, segno di una crescente fiducia nei modelli ibridi e multicloud e nella loro capacità di garantire sicurezza, scalabilità e continuità operativa.

Gli elementi di incertezza

A frenare la migrazione non è solo, come accennato, la preoccupazione per la sicurezza e la compliance, ma un insieme più complesso di fattori: le aziende coinvolte nell’indagine parlano di difficoltà di integrare sistemi legacy, latenza delle interconnessioni, necessità di competenze specialistiche e timore di lock-in tecnologico. “In questo scenario”, notano i ricercatori di NetConsulting Cube, “emerge con chiarezza l’esigenza di adottare una governance infrastrutturale capace di bilanciare agilità e controllo, con modelli operativi coerenti con settori a elevata regolamentazione”.

Data management, prevalgono ancora i processi manuali

Per quanto riguarda le pratiche di data management, secondo l’indagine il livello di automazione risulta ancora basso: il 50% delle aziende si affida a processi manuali, mentre solo il 42% ha implementato orchestrazione o pipeline automatizzate. Anche la governance dei dati risulta frammentata: solo un’azienda su tre ha un modello end-to-end con compliance continua.

Le sfide dell’intelligenza artificiale

Guardando all’intelligenza artificiale, la qualità e la coerenza del dato restano una delle principali sfide per la sua adozione. La difficoltà di integrare dati provenienti da sistemi eterogenei limita la capacità di ottenere insight affidabili e riduce l’efficacia dei modelli predittivi e generativi.

È la GenAI a guidare lo sviluppo di nuovi strumenti, risultando già in produzione nel 69% delle aziende e superando tecnologie affermate come il machine learning (15%) e il natural language processing (19%).

Tuttavia, l’adozione procede con cautela e i casi d’uso prevalenti sono ancora circoscritti e legati alla creazione di immagini (42%) e alla cybersecurity (32%), mentre oltre il 50% del campione non mostra interesse per use case più complessi come la document automation e il back-office.

L’AI emerge inoltre come nuovo fattore di rischio cyber: il 25,6% delle aziende indica l’adozione interna dell’AI come potenziale vulnerabilità, mentre il 13% teme il suo utilizzo da parte degli attaccanti.

L’evoluzione della cybersecurity

A proposito di rischio cyber, quello della sicurezza informatica risulta l’ambito in cui più chiaramente si manifesta il divario tra consapevolezza strategica e maturità operativa. Il 70% delle aziende dichiara infatti di adottare un framework strutturato per la gestione del rischio cyber, ma la protezione è ancora basata principalmente sulla formazione del personale (60%) e sui modelli di risk management (61%).

Gli asset considerati più critici sono le identità digitali e la gestione degli accessi (60%) e la continuità operativa (60%), mentre la crescente digitalizzazione dei processi è percepita come il principale fattore di rischio (60%).

La competizione digitale si giocherà sull’intersezione dei pilastri tecnologici

“La ricerca conferma un punto essenziale: cloud, sviluppo applicativo, gestione dei dati e Intelligenza Artificiale generano valore solo se costruiti su basi di sicurezza adeguate”, commenta Claudio Abad, ceo di Deda Tech. “Oggi esiste ancora una distanza evidente tra ambizioni e capacità operative, soprattutto nella protezione e operazione dei sistemi critici e nella governance del dato, ma le imprese italiane stanno maturando una consapevolezza nuova della complessità di questo scenario”.

Secondo Abad, “è nell’intersezione tra questi pilastri – infrastruttura, sviluppo, data management e cybersecurity, tutti AI-driven e governati dall’umano – che si giocherà la competitività digitale dei prossimi anni. Per questo è fondamentale adottare architetture resilienti, modelli industriali solidi e un approccio continuo al rischio. Come Deda Tech siamo impegnati ad accompagnare aziende e organizzazioni in questo percorso, per costruire un digitale realmente sostenibile, sicuro e capace di abilitare innovazione su larga scala in modo accelerato”.

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