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Cloud and AI Act, allarme sui costi: l’Europa rischia 115 miliardi


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Secondo lo European Centre for International Political Economy, gli oneri legati ai requisiti di sovranità digitale potrebbero essere sei volte superiori alla stima massima di 18 miliardi prevista dalla Commissione Ue. A pesare le ricadute su imprese e bilanci pubblici dei Paesi più digitalizzati. Ccia Europe chiede una revisione della proposta

Pubblicato il 14 ott 2026



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La proposta della Commissione europea per il Cloud and AI Development Act (Cada) rischia di imporre, nel prossimo decennio costi pari a 115 miliardi di euro, colpendo in modo sproporzionato gli Stati membri altamente digitalizzati. A rivelarlo è l’European Centre for International Political Economy (Ecipe) che ha pubblicato uno studio commissionato da Ccia Europe secondo cui i requisiti di sovranità del Cada – che escludono i fornitori extra-Ue da parti del mercato del cloud e dell’intelligenza artificiale – potrebbero costare all’Europa sei volte la stima massima di 18 miliardi di euro prevista dalla Commissione.

Gli autori dello studio hanno presentato i risultati ieri a Dublino, nel corso di una tavola rotonda con alti funzionari governativi a margine della riunione informale del Consiglio Telecomunicazioni, che ha riunito i ministri dei Paesi membri dell’Ue responsabili del digitale e delle Tlc.

Le voci di costo non calcolate dalla Commissione

Lo studio dell’Ecipe, in particolare, mette in luce tre criticità trascurate nella valutazione d’impatto della Commissione: un’esposizione diretta dei bilanci pubblici pari a 33,3 miliardi di euro; ingenti costi di riprogettazione del software e riscrittura del codice, che rappresentano il 69% dell’impatto reale del Cada; e 80 miliardi di euro di ricadute sul settore privato, completamente omessi dai calcoli ufficiali.

Lo studio inoltre evidenzia l’impatto nascosto dell’Articolo 31 del Cada. Tale disposizione consente alla Commissione di estendere le rigide restrizioni di sovranità, oltre agli appalti pubblici, a settori privati essenziali, tra cui banche, energia, sanità e trasporti.

Considerando che la spesa cloud degli enti che forniscono servizi essenziali è circa 15 volte superiore a quella degli appalti pubblici, l’applicazione del Cada anche solo al 25% dei carichi di lavoro commerciali essenziali genererebbe costi aggiuntivi per 80 miliardi di euro, anche nello scenario più conservativo. I fornitori di software e le pmi digitali europee sarebbero costretti a riprogettare applicazioni basate su architetture cloud e piattaforme di AI globali.

Sebbene l’onere medio per l’Ue-27 sia di 548 euro per lavoratore nell’arco di dieci anni, le economie aperte di minori dimensioni, che dipendono da architetture software globali, devono affrontare costi sostanzialmente più elevati: si arriva così a 1.711 euro per lavoratore in Lussemburgo, 905 euro in Danimarca, 900 euro in Austria, 864 euro in Finlandia, 856 euro in Irlanda e 762 euro nei Paesi Bassi, secondo lo scenario moderato.

Ccia Europe: “Il Cada va rivisto radicalmente”

Ccia Europe esorta quindi gli Stati membri dell’Ue a rivedere radicalmente il Cada, limitando le restrizioni legate alla sovranità ai carichi di lavoro sensibili per i quali siano dimostrati specifici rischi per l’ordine pubblico. I requisiti discriminatori basati sull’origine societaria o sulla nazionalità del personale dovrebbero essere sostituiti da misure di salvaguardia tecniche verificabili e basate sul rischio; al contempo, i partner internazionali di fiducia vincolati da accordi bilaterali con l’UE in materia di appalti dovrebbero essere esentati dallo screening dei paesi previsto dall’articolo 18, in linea con i principi di un commercio aperto e non discriminatorio.

“Gli Stati membri non possono basarsi sulle stime incomplete della Commissione nel definire i rigorosi requisiti di sovranità del Cada per i fornitori di servizi cloud e di AI”, commenta Mitchell Rutledge, Policy Manager di Ccia Europe. “A pagarne il conto saranno contribuenti e imprese, eppure la valutazione ufficiale ha trascurato il 70% del reale impatto del Cada.”

Secondo Rutledge, inoltre, i governi devono riconoscere che gli ingenti costi di ricaduta del Cada per le entità essenziali del settore privato non sono ipotetici, bensì inevitabili. Le imprese non possono limitarsi a cambiare server; devono riprogettare il software e riscrivere il codice lungo intere catene di approvvigionamento. “Queste restrizioni di ampia portata rischiano di drenare l’innovazione europea e di penalizzare gli Stati membri ad alto tasso di digitalizzazione. I decisori dell’Ue”, chiosa il manager, “devono riorientare il Cada verso una sicurezza oggettiva e basata sul rischio, anziché su norme discriminatorie che frammentano il Mercato unico”.

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