I PROCEDIMENTI

Cloud, l’Antitrust indaga su Google, Apple e Dropbox

Avviate sei istruttorie per presunte pratiche commerciali scorrette e violazioni della Direttiva sui diritti dei consumatori nonché per clausole vessatorie nelle condizioni contrattuali

07 Set 2020

Mila Fiordalisi

Direttore

Google, Apple e Dropbox finiscono nel mirino dell’Antitrust italiano riguardo alle offerte cloud. L’Autorità presieduta da Roberto Rustichelli ha avviato sei istruttore relative ad altrettanti servizi per presunte pratiche commerciali scorrette e alla eventuale presenza di clausole vessatorie nelle condizioni contrattuali.

Per Google la piattaforma sotto esame è Google Drive, per Apple è iCloud. “In particolare, le istruttorie per pratiche scorrette nei confronti di Google e Apple – si legge nella nota dell’Antitrust – riguardano la mancata o inadeguata indicazione, in sede di presentazione del servizio, dell’attività di raccolta e utilizzo a fini commerciali dei dati forniti dall’utente e il possibile indebito condizionamento nei confronti dei consumatori, che, per utilizzare il servizio di cloud storage, non sarebbero in condizione di esprimere all’operatore il consenso alla raccolta e all’utilizzo a fini commerciali delle informazioni che li riguardano”.

Le stesse contestazioni vengono mosse a Dropbox, “cui si imputa – in aggiunta – di aver omesso di fornire in maniera chiara e immediatamente accessibile le informazioni sulle condizioni, sui termini e sulle procedure per recedere dal contratto e per esercitare il diritto di ripensamento. Inoltre,  di non consentire all’utente l’agevole ricorso  a meccanismi extra-giudiziali di conciliazione delle controversie, cui il professionista sia soggetto, con le indicazioni necessarie per accedervi”.

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I procedimenti per clausole vessatorie riguardano, invece, alcune condizioni contrattuali predisposte nei relativi modelli delle predette società: l’ampia facoltà – da parte dell’operatore – di sospendere e interrompere il servizio; l’esonero di responsabilità anche in caso di perdita dei documenti conservati sullo spazio cloud dell’utente; la possibilità di modifica unilaterale delle condizioni contrattuali; la prevalenza della versione in inglese del testo del contratto rispetto a quella in italiano.

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