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Cloud sovrano: GigaCloud e Cubbit lanciano lo storage resiliente tra Ucraina e Polonia



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L’accordo introduce un’architettura geo-distribuita che frammenta e cifra le informazioni, garantendo continuità operativa, controllo territoriale e conformità normativa anche negli scenari più critici

Pubblicato il 15 lug 2026



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Il cloud sovrano cambia significato quando la minaccia non riguarda soltanto ransomware, indisponibilità tecniche o dipendenza dai grandi hyperscaler. In uno scenario di guerra, anche la posizione fisica dei dati diventa un fattore determinante per la continuità delle attività. Da questa esigenza nasce l’alleanza tra GigaCloud, provider di riferimento del mercato ucraino, e l’italiana Cubbit, specializzata nello storage geo-distribuito. L’obiettivo è creare un’infrastruttura S3 destinata alle imprese e alle istituzioni di Ucraina e Polonia. La piattaforma distribuirà le informazioni tra cinque data center situati a Kiev, Leopoli e Varsavia. Le organizzazioni potranno così stabilire dove conservare i propri dati, senza rinunciare alla loro disponibilità in caso di interruzione di uno o più siti.

L’intesa fotografa una trasformazione più ampia del mercato europeo. La sovranità digitale non coincide più soltanto con la residenza delle informazioni entro un determinato confine: include il controllo delle chiavi, l’autonomia tecnologica, la portabilità e la capacità di superare un guasto esteso. Soprattutto, richiede architetture progettate per mantenere operativi servizi essenziali anche quando una struttura fisica diventa improvvisamente irraggiungibile.

La guerra ridisegna la geografia dei dati

Per anni, le strategie di protezione hanno considerato il data center come un luogo stabile, difendibile attraverso ridondanza, cybersecurity e sistemi energetici di emergenza. Il conflitto ucraino ha incrinato questo paradigma. Attacchi missilistici, blackout, interruzioni delle comunicazioni e danni alle infrastrutture critiche mostrano che nessun sito può offrire una sicurezza assoluta. Anche un ambiente tecnologicamente avanzato resta vulnerabile quando il rischio coinvolge il territorio che lo ospita. Di conseguenza, imprese ed enti pubblici devono distribuire i carichi su aree geografiche differenti, mantenendo però una governance unitaria.

Il modello scelto da GigaCloud e Cubbit risponde proprio a questa necessità. I dati non vengono semplicemente replicati in più strutture, ma cifrati, frammentati e distribuiti tra nodi distinti. Nessuna singola sede conserva l’informazione completa. Se uno dei siti diventa indisponibile, il sistema ricostruisce il contenuto attraverso i frammenti rimasti accessibili. Questa impostazione riduce la dipendenza da un unico punto fisico e limita il danno provocato dalla compromissione di una struttura. Inoltre, trasforma la resilienza da funzione aggiuntiva a caratteristica strutturale dell’architettura. Il principio vale per i Paesi esposti a conflitti, ma riguarda anche operatori europei che affrontano eventi climatici estremi, sabotaggi, crisi energetiche o attacchi coordinati.

Il progetto: cinque data center e tre zone di disponibilità

GigaCloud integrerà Cubbit DS3 Composer nei suoi cinque data center, distribuiti tra tre zone di disponibilità. Due città si trovano in Ucraina, Kiev e Leopoli, mentre la terza area coincide con Varsavia. Questa configurazione consentirà ai clienti di scegliere tra diverse politiche di residenza. Potranno mantenere le informazioni esclusivamente sul territorio ucraino, distribuirle tra i due Paesi oppure conservarle soltanto in Polonia. La scelta non rappresenta un dettaglio tecnico, perché determina il quadro giuridico applicabile e il livello di esposizione ai rischi locali. Allo stesso tempo, l’architettura permette di differenziare i servizi in base alla criticità delle applicazioni.

Un’organizzazione potrebbe adottare una configurazione nazionale per alcuni archivi e una distribuzione transfrontaliera per i sistemi indispensabili alla continuità. Ogni cliente disporrà di un ambiente tenant isolato, con un’interfaccia dedicata e un endpoint Api compatibile con lo standard S3. Attraverso questa console potrà governare spazi di archiviazione, accessi, progetti, configurazioni, metriche, report e fatturazione. La compatibilità S3 facilita inoltre l’integrazione con applicazioni esistenti e riduce il rischio di lock-in. Il protocollo, introdotto da Amazon Web Services nel 2006, è infatti diventato uno standard per l’object storage. Le informazioni vengono gestite come oggetti autonomi corredati da metadati, invece che come file inseriti in una struttura gerarchica di cartelle.

Cloud sovrano oltre la semplice localizzazione

Nel dibattito europeo, l’espressione cloud sovrano viene spesso associata alla localizzazione dei dati. Tuttavia, conservare le informazioni entro i confini nazionali non garantisce automaticamente un controllo effettivo. Un’impresa può utilizzare un’infrastruttura locale e dipendere comunque da software proprietari, condizioni contrattuali rigide o tecnologie difficili da sostituire. Per questo motivo, il cloud sovrano deve comprendere anche la capacità di scegliere l’architettura, trasferire i carichi e controllare le modalità di accesso.

La partnership punta a combinare questi elementi con la residenza geografica. Il cliente definisce dove collocare i dati e mantiene il governo delle configurazioni attraverso un ambiente separato. La frammentazione, inoltre, impedisce che una singola infrastruttura possa accedere al contenuto completo. Ne emerge un modello più vicino al concetto di autonomia operativa che a una semplice soluzione di hosting nazionale.

Questa evoluzione interessa soprattutto amministrazioni pubbliche, difesa, finanza e operatori di infrastrutture critiche. In questi settori, la sovranità non costituisce soltanto una preferenza politica o commerciale: diventa una condizione necessaria per assicurare la disponibilità di servizi essenziali e rispettare gli obblighi normativi. Il Gdpr resta un riferimento centrale, ma si affianca a regole nazionali, requisiti settoriali e vincoli legati alla sicurezza. Di conseguenza, le organizzazioni devono dimostrare non soltanto dove risiedono le informazioni, ma anche chi può accedervi e come vengono protette.

La resilienza entra nella progettazione del cloud sovrano

L’accordo indica anche un cambiamento nel modo di affrontare il disaster recovery. Tradizionalmente, molte imprese attivano copie di sicurezza e siti secondari dopo aver costruito l’infrastruttura primaria. Questa logica tratta la continuità come una funzione separata, che può diventare costosa e complessa da aggiornare. Un sistema geo-distribuito, invece, incorpora la tolleranza ai guasti nella gestione quotidiana dello storage. Le informazioni vengono distribuite fin dall’origine e restano ricostruibili anche quando alcuni componenti non rispondono. Ciò non elimina la necessità di una strategia di backup, ma permette di rafforzarla.

Tra i casi d’uso indicati figurano il backup immutabile, il disaster recovery, l’archiviazione di lungo periodo e la gestione dei dati non strutturati. Il backup immutabile assume particolare importanza contro i ransomware, perché impedisce la modifica o la cancellazione delle copie durante un attacco. In parallelo, la distribuzione geografica protegge dalle interruzioni fisiche. L’unione dei due livelli risponde quindi a minacce molto diverse, che possono verificarsi anche contemporaneamente. Per le imprese diventano centrali i valori di Rto e Rpo. Il primo indica il tempo necessario per ripristinare l’operatività, mentre il secondo definisce la quantità massima di dati che può andare perduta. Un’infrastruttura distribuita consente di progettare questi parametri in modo più coerente con la criticità dei servizi.

Pubblica amministrazione e settori critici in prima linea

Il mercato di riferimento comprende clienti di medie e grandi dimensioni, con una particolare attenzione al settore pubblico, agli enti governativi e alla difesa. GigaCloud guarda anche ai servizi finanziari, ai media, al retail e all’It. In tutti questi ambiti, un’interruzione può produrre conseguenze che superano il danno economico immediato. Il blocco di un sistema di pagamento, l’indisponibilità di documenti pubblici o la perdita di accesso a dati operativi può compromettere servizi utilizzati da milioni di persone.

GigaCloud dichiara di servire oltre 1.500 organizzazioni e 20 milioni di utenti. L’azienda gestisce infrastrutture private, pubbliche, ibride e multicloud, utilizzando sia data center proprietari sia siti messi a disposizione dai partner. La sua presenza nel settore pubblico ucraino rende l’alleanza particolarmente significativa. Non si tratta soltanto di introdurre una nuova offerta commerciale, ma di applicare un modello distribuito a servizi che devono continuare a funzionare durante una crisi. Cubbit affiancherà il provider attraverso formazione, supporto commerciale e iniziative congiunte di go-to-market. L’accordo prevede inoltre standard di Sla, assistenza tecnica e qualità del servizio, elementi decisivi quando l’infrastruttura sostiene attività sensibili.

Onofri (Cubbit): “I dati strategici restino sempre disponibili”

La collaborazione unisce la presenza territoriale di GigaCloud con la tecnologia sviluppata da Cubbit. L’azienda italiana propone un software che permette a service provider, imprese ed enti pubblici di costruire ambienti di storage distribuito adattabili alle proprie strategie infrastrutturali. La tecnologia risulta adottata da oltre 400 aziende e operatori, tra cui Leonardo e Rai Way.

Stefano Onofri, co-Ceo e cofondatore di Cubbit, lega direttamente il progetto alla necessità di proteggere l’infrastruttura digitale ucraina. “Siamo orgogliosi di portare la nostra tecnologia in Ucraina e di sostenere il Paese in un momento in cui la resilienza delle infrastrutture digitali non è mai stata così importante. GigaCloud ha una presenza consolidata nel mercato locale, dove ha conquistato la fiducia delle istituzioni governative e degli operatori di infrastrutture critiche e dispone di solide competenze tecniche. Insieme, portiamo alle organizzazioni ucraine e polacche una soluzione nuova nel panorama di entrambi i Paesi: un’infrastruttura di archiviazione geo-distribuita che protegge i dati strategici e li mantiene sempre disponibili. Un’architettura progettata by design per distribuire i dati tra più Paesi affidabili, affinché, anche nelle condizioni più critiche, restino online e sotto il controllo di chi li possiede per davvero”.

Onofri ha cofondato Cubbit e in precedenza ha guidato la Startup Unit dell’innovation hub Almacube. È stato inoltre inserito tra i Forbes Under 30 italiani.

Un modello nato in un mercato instabile

Dal punto di vista di GigaCloud, l’esperienza accumulata durante il conflitto può diventare un modello utile anche fuori dall’Ucraina. Le organizzazioni locali hanno dovuto sviluppare una cultura della continuità diversa da quella diffusa nei mercati più stabili. Non possono infatti costruire le proprie strategie partendo dall’ipotesi che elettricità, connettività e strutture fisiche restino sempre disponibili.

Nazariy Kurochko, Ceo e cofondatore dell’azienda, sottolinea proprio questa differenza. “Le infrastrutture cloud nella nostra regione non possono essere progettate secondo logiche sviluppate in mercati più stabili. Le nostre imprese hanno imparato a ragionare in modo diverso: a pianificare tenendo conto dell’incertezza, a dare priorità al controllo e a scegliere architetture che restino affidabili anche quando lo scenario cambia. Questa partnership con Cubbit ci permette di trasformare tale esperienza in un modello di archiviazione concreto, pensato per organizzazioni che non cercano soltanto capacità, ma anche affidabilità. Per noi rappresenta inoltre un passo verso il rafforzamento di un ecosistema cloud europeo in cui resilienza, sovranità e un approccio non vincolato a una singola tecnologia siano principi fondanti”.

Dall’emergenza ucraina a una strategia europea

La partnership può essere letta come una risposta locale a una situazione eccezionale, ma il suo valore strategico riguarda l’intero mercato europeo. L’aumento delle minacce informatiche, le tensioni geopolitiche e la concentrazione dei servizi presso pochi operatori globali stanno spingendo imprese e governi a rivedere le proprie scelte. Il problema non consiste nel sostituire ogni tecnologia internazionale con una soluzione nazionale: una simile impostazione rischierebbe di ridurre la concorrenza e rallentare l’innovazione. La priorità consiste invece nel costruire infrastrutture interoperabili, distribuite e governabili, evitando dipendenze che rendano difficile cambiare fornitore. In questo contesto, lo standard S3 rappresenta un fattore importante, perché consente di collegare strumenti e applicazioni sviluppati da soggetti diversi. Anche la distribuzione tra più Paesi affidabili può rafforzare la resilienza senza sacrificare la conformità.

La sovranità assume così una dimensione europea, nella quale cooperazione e autonomia non entrano in contraddizione. Il progetto tra Ucraina e Polonia mostra come la protezione dei dati possa superare i confini nazionali, purché le organizzazioni mantengano il controllo sulle regole di collocazione e accesso. La vera sfida non consiste più soltanto nel conservare le informazioni, ma nel mantenerle disponibili, verificabili e governabili quando l’intero contesto operativo cambia.

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