Il mercato italiano del cloud vive una fase di accelerazione che deriva dall’espansione dell’intelligenza artificiale e dalla necessità di rinnovare architetture spesso frammentate. L’ottava edizione dell’Enterprise Cloud Index, realizzata da Wakefield Research per Nutanix, descrive un ecosistema in movimento continuo. Le aziende cercano piattaforme modulari e sicure per gestire carichi di lavoro complessi e supportare applicazioni sviluppate in modo sempre più rapido. La pressione competitiva spinge verso modelli ibridi, nei quali container, orchestrazione e governance diventano elementi centrali.
Gli effetti della diffusione dell’AI emergono con chiarezza e influenzano tutte le scelte infrastrutturali. Tuttavia, l’adozione accelerata apre anche nuove vulnerabilità, soprattutto quando l’innovazione procede più veloce della definizione delle regole interne. Albert Zammar, Country Manager di Nutanix Italia, sintetizza il momento: “I dati che emergono dall’Enterprise Cloud Index descrivono uno scenario in piena evoluzione all’interno del quale l’AI sta ridefinendo le priorità tecnologiche e portando le imprese a ripensare le proprie infrastrutture in modo più profondo e strutturale. Le aziende italiane hanno ben compreso che la modernizzazione è un’azione necessaria per restare competitivi ma le trasformazioni nascondono anche delle criticità. I silos organizzativi e la diffusione della Shadow AI espongono le aziende a nuove vulnerabilità che vanno gestite con attenzione. Anche la sovranità dei dati è un tema particolarmente sentito in Italia e ciò conferma l’attenzione crescente verso la sicurezza e la conformità normativa”.
Le parole di Zammar mostrano una direzione precisa. Le imprese chiedono piattaforme integrate e coerenti, capaci di sostenere la crescita dell’AI, senza rinunciare al controllo sulla localizzazione dei dati. Il cloud diventa così la base per la trasformazione, mentre la modernizzazione avanza tra opportunità e nuove complessità.
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Silos interni e ostacoli operativi
Le organizzazioni italiane faticano a ottenere una governance realmente unitaria. Il report indica che quasi l’80% dei decision maker IT considera i silos tra dipartimenti un freno alle iniziative innovative. Le strutture interne procedono spesso in modo disallineato, con tempi e priorità differenti che rallentano i progetti strategici. La gestione dei carichi AI richiede invece processi coerenti e un flusso costante di dati affidabili.
Questa frammentazione incide sulla capacità di adottare piattaforme cloud ibride, nelle quali infrastrutture on‑premise e servizi condivisi devono dialogare senza frizioni. L’assenza di un coordinamento solido porta a inefficienze che riducono l’efficacia dei progetti e aumentano i costi operativi. Le imprese cercano soluzioni che riducano il margine di errore e permettano di governare risorse distribuite con un approccio unico.
Shadow AI e rischi emergenti
L’uso non autorizzato di strumenti di intelligenza artificiale rappresenta una delle principali criticità evidenziate dal rapporto. La Shadow AI nasce da iniziative autonome dei dipendenti, anche in reparti non tecnici, che utilizzano applicazioni esterne per semplificare le attività quotidiane. In Italia il fenomeno coinvolge quasi quattro organizzazioni su cinque e genera esposizioni impreviste.
La maggioranza degli intervistati ritiene che questo comportamento introduca rischi rilevanti, soprattutto in relazione alla protezione della proprietà intellettuale. L’ampia diffusione degli strumenti GenAI rende più facile la condivisione involontaria di dati sensibili. Per questo le imprese cercano politiche di governance in grado di integrare sicurezza, formazione e chiare modalità d’uso.
Il tema tocca direttamente anche i modelli cloud, nei quali la circolazione delle informazioni avviene su infrastrutture distribuite. Le aziende cercano un equilibrio tra apertura all’innovazione e controllo rigoroso dei flussi, soprattutto in settori regolati o ad alta intensità di dati.
Gli agenti intelligenti come leva competitiva
Il quadro tracciato dal report mostra una forte aspettativa rispetto agli agenti basati su AI. Più di due terzi degli executive italiani vedono in queste tecnologie uno strumento capace di migliorare l’esperienza di clienti e dipendenti. L’automazione cognitiva promette di ridurre tempi e complessità, soprattutto nei processi ricorsivi o ad alta densità informativa.
Gli agenti non si limitano però a funzioni di supporto. Oltre la metà del campione riconosce un impatto diretto sulla capacità di creare nuovi servizi, prodotti e forme di ricavo. In questo scenario, il cloud diventa un fattore abilitante per distribuire modelli addestrati, scalare le applicazioni e connettere funzioni aziendali differenti attraverso un’unica piattaforma.
La prospettiva è quella di una crescita continua, con un numero crescente di applicazioni abilitate alla AI nei prossimi anni. Tuttavia, molte organizzazioni italiane dichiarano che l’infrastruttura attuale non è ancora pronta a gestire in modo efficiente i carichi AI on‑premise. L’evoluzione richiede investimenti e una visione di lungo periodo.
Sovranità dei dati e scelte infrastrutturali
Il controllo sulla localizzazione dei dati rappresenta uno dei fattori più rilevanti nelle decisioni delle imprese italiane. Il report indica che l’85% dei responsabili IT considera imprescindibile la sovranità informativa e preferisce mantenere i dati all’interno del Paese. Questa esigenza guida anche la scelta tra modelli cloud pubblici, privati e ibridi, con un’attenzione particolare alla compliance.
La gestione dei container rientra in questo quadro. Le aziende italiane valutano con crescente attenzione dove posizionare i carichi containerizzati, soprattutto quando integrano componenti AI. Il modello ibrido resta la soluzione più adottata perché permette di unire flessibilità e sicurezza, ma richiede strumenti avanzati per mantenere un controllo coerente sull’intero ciclo di vita dei dati.
Le imprese cercano modelli che garantiscano continuità operativa e protezione end‑to‑end. L’obiettivo è mitigare il rischio di violazioni e mantenere un perimetro di sicurezza chiaro, anche quando le applicazioni vengono distribuite su più ambienti.
Container e modernizzazione applicativa
La spinta verso applicazioni containerizzate è uno dei trend più evidenti dell’Enterprise Cloud Index. L’intelligenza artificiale agisce come propulsore diretto e aumenta la domanda di architetture modulari. In Italia oltre l’80% delle organizzazioni prevede un incremento dell’uso dei container nei prossimi anni e molte realtà sviluppano già nuove applicazioni con questo approccio.
Il cloud rappresenta il terreno naturale per la crescita di questi modelli. Il ciclo di sviluppo si accorcia e diventa più semplice integrare componenti evolutive come agenti intelligenti o sistemi di analisi avanzata. Tuttavia, la piena maturità richiede una pianificazione attenta, strumenti di orchestrazione affidabili e competenze interne specializzate.
Le imprese italiane riconoscono le potenzialità del cloud‑native ma evidenziano allo stesso tempo un divario operativo. La modernizzazione procede quindi a velocità differenziata, mentre cresce la necessità di piattaforme che semplifichino la gestione e permettano di distribuire carichi AI in modo sicuro.
Cloud come base per una strategia di lungo periodo
Il nuovo Enterprise Cloud Index mostra un’Italia che accelera nel segno dell’AI, della containerizzazione e della trasformazione dei modelli infrastrutturali. Il cloud non è più solo un’opzione tecnologica, ma la base su cui costruire una strategia di lungo periodo. Le opportunità sono ampie e coinvolgono efficienza, innovazione e nuovi servizi, ma richiedono governance, competenze e un ripensamento profondo dei processi interni. Come ricorda Albert Zammar, “La direzione è chiara ma serve una visione, una governance e un’infrastruttura all’altezza delle aspettative”. Le imprese italiane si stanno muovendo in questa direzione, consapevoli che la modernizzazione non è più rinviabile.












