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L'ANALISI

Mercato cloud italiano a quota 2,77 miliardi, Public & Hybrid in accelerazione

Report 2019 Osservatorio Cloud Transformation del Polimi: cambio di paradigma al giro di boa per le strategie aziendali. Manifattura, banche e telco-media i settori che investono di più. Ma solo il 24% delle imprese ha introdotto un centro di eccellenza ad hoc

16 Ott 2019

L. O.

Vale 2,77 il  mercato italiano del cloud nel 2019. Che presenta un’accelerazione superiore alla media internazionale sul fronte Public & Hybrid Cloud che raggiunge quota 1,56 miliardi, con una crescita del 21%. Emerge dal report dallOsservatorio Cloud Transformation nona edizione promosso dalla School of Management del Politecnico di Milano e presentato al Campus Bovisa nel corso del convegno “Cloud Transformation: gli ingredienti mancanti”: sul tema, una serie di incontri diretti una community di oltre 500 manager ed esperti sul tema.

In Italia il cloud è diventato il modello preferibile nello sviluppo di progetti digitali nel 42% delle grandi imprese e addirittura l’unica scelta possibile nel 11% dei casi. Un cambiamento di paradigma che si conferma nelle più ampie strategie per l’evoluzione del sistema informativo aziendale che vedono già nel 54% delle organizzazioni una situazione ibrida e nel 21% un approccio ormai totalmente Cloud.

Cloud transformation, i punti deboli

Ma la trasformazione non è ancora sufficiente: sono ancora troppo poche le realtà che hanno iniziato a promuovere la Cloud Transformation attribuendole rilevanza anche dal punto di vista organizzativo: “Solo il 24% delle aziende – dice Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio Cloud Transformation – ha introdotto al proprio interno un centro di eccellenza dedicato al cloud, con un ulteriore 17% intenzionate a farlo nel breve”.

Fra gli ostacoli, per il 58% delle organizzazioni, la difficoltà di comprendere i nuovi profili professionali necessari e quella di reperirli sul mercato e formarli. Se dunque, spiega Piva, “da un punto di vista tecnologico la Cloud Transformation è ormai avviata, con percentuali di adozione che raggiungono l’84% dei casi, le modalità con cui accompagnare le persone in un percorso che permetta di raggiungere gli obiettivi desiderati, sbloccando opportunità e benefici nel lungo periodo, è ancora da progettare”.

In particolare il Virtual & Hosted Private Cloud, ovvero i servizi infrastrutturali residenti presso fornitori esterni, cresce con una buona dinamica (11%) per un totale di 661 milioni. Mentre la Datacenter Automation e Convergenza, ovvero la modernizzazione delle infrastrutture on-premises, raggiungono 550 milioni.

Paradigma cloud, ecco i settori di punta

I primi tre settori per rilevanza si confermano il manifatturiero (25% del mercato Public & Hybrid Cloud), il settore bancario (20%) e telco e media (15%). Seguono servizi (10%), utility (9%), PA e sanità (8%), retail e Gdo (8%) e assicurazioni (5%).

La spesa in Platform as a Service (PaaS), cresce del 38% e arriva a pesare il 16% del volume di spesa complessivo grazie alle funzionalità di abilitazione all’Artificial Intelligence e ai Big Data Analytics. L’Infrastructure as a Service (IaaS) cresce del 24%, con un’accelerazione dei servizi di gestione dei container. Il Software as a Service (SaaS) +22% sul 2018, è guidato dai software di Artificial Intelligence e dalla posta elettronica certificata (PEC) che risente dell’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica.

Oggi il 24% delle aziende possiede un team dedicato alla gestione della nuvola (era solo il 10% nel 2018), ma per sei aziende su 10 è difficile reperire le figure professionali necessarie sul mercato. Tra le PMI, ancora solo una su tre (30%) adotta soluzioni in Cloud, ma per queste l’approccio strategico alla Nuvola (Cloud-First o Cloud-Only) è in linea con quello delle grandi aziende.

Cloud transformation, il gap competenze

Ad oggi, il 66% delle aziende che utilizzano servizi Public Cloud percepisce un gap di competenze da colmare nella loro gestione e per rendersi pronte a governare in modo efficace la Cloud Transformation agisce con due strategie sinergiche: da un lato si affida a consulenti esterni per reperire competenze specifiche (nel 65% dei casi), dall’altro potenzia il know how interno, formando il personale IT (56%) e assumendo nuove figure professionali dedicate (19%).

Queste competenze si stanno consolidando nelle aziende con percorsi che portano, in un numero crescente di casi, alla creazione di veri e propri centri di eccellenza Cloud con l’obiettivo di guidare questo percorso di trasformazione. Oggi il 24% delle aziende possiede un team dedicato alla gestione della nuvola, dato in crescita rispetto al 10% del 2018. Tra le imprese che non possiedono un centro di eccellenza, il 22% ha inserito comunque degli specialisti dedicati all’interno della Direzione IT e un ulteriore 17% ha intenzione di creare un team specifico in futuro.

Solo nel 21% dei casi il team Cloud, però, risponde direttamente al CIO e nel 31% è eterogeneo in termini di composizione, coinvolgendo quindi figure appartenenti a funzioni diverse da quella IT. Un elemento questo che può prefigurare la necessità di un maggiore commitment da parte del top management e dell’organizzazione nella Cloud Transformation affinché questa possa essere davvero pervasiva.

Scarse “cloud skill” nell’Ict

In ogni caso, il 58% delle aziende percepisce una difficoltà a reperire le competenze Cloud necessarie sul mercato, imputando la colpa principalmente agli attori del mercato ICT, ritenuti nel 58% dei casi non sufficientemente competenti sul tema. Inoltre, il 37% trova complesso reperire sul mercato del lavoro figure professionali con competenze specifiche per la gestione della nuvola, come il Cloud Architect o il Cloud Specialist, mentre un altro 26%, pur volendo formare in proposito il proprio personale IT, non riesce a trovare programmi di formazione adeguati alle esigenze.

Cloud, il ritardo delle Pmi

“La ricerca di quest’anno ha dimostrato come, nelle grandi imprese, il Cloud sia sempre più una scelta strategica, non solo per i nuovi progetti digitali, ma anche per l’evoluzione dell’intero sistema informativo aziendale. Più della metà delle aziende coinvolte nella ricerca sta oggi costruendo, sulla base di percorsi pluriennali, configurazioni ibride in grado di gestire in modo graduale il percorso di transizione e contemporaneamente avvalersi dei benefici in termini di innovazione e agilità dei servizi offerti dal Cloud” – afferma Stefano Mainetti, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud Transformation -. Si registra, invece, ancora una volta, un ritardo da parte delle Pmi che sembrano non essere totalmente consapevoli delle potenzialità ed irreversibilità della trasformazione in atto”.

Ma nelle Pmi la Cloud Transformation non accelera allo stesso modo. L’utilizzo del cloud rimane stabile e si attesta attorno al 30%. Tuttavia, un segnale positivo proviene dalle Pmi “pioniere”: per il 38% di quest’ultime la strategia per i nuovi progetti tecnologici è di tipo Cloud First, che guarda alla nuvola come scelta preferenziale, e nell’11% addirittura Cloud Only, in cui la nuvola rappresenta una scelta obbligata. Numeri in linea con quelli delle grandi imprese.

Serve però lavorare sulle competenze. Ad oggi, il 44% delle Pmi delega la competenza cloud interamente a consulenti e fornitori e, nel caso in cui ci siano persone che si occupano di IT in azienda, nel 41% dei casi si occupano anche di altro.

“Da un punto di vista tecnologico il mercato cloud appare sempre più maturo – dice Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Cloud Transformation -. Tuttavia, pur rappresentando l’ingrediente base da cui partire, la tecnologia non è sufficiente perché il Cloud diventi una leva per la trasformazione aziendale. Sono le persone chiamate a  completare la ricetta perfetta, mescolando la moltitudine di ulteriori ingredienti in gioco: promuovendo una visione strategica che sfrutti le opportunità del Cloud nel lungo periodo, strutturando l’organizzazione affinché sia pronta a recepire questa trasformazione e agile nel rispondere ai cambiamenti, e acquisendo il portafoglio di competenze necessarie, sia potenziando le skill interne sia lavorando in partnership con il fornitore”.

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