Non solo Fibercop: i fondi interessati anche a Noovle - CorCom

L'ANALISI

Non solo Fibercop: i fondi interessati anche a Noovle

Riflettori sulla cloud company. Intanto Kkr per ora non ha avanzato alcuna proposta formale alla società wholesale per aumentare la propria quota. E riguardo al progetto AccessCo, alias la newco Tim-Open Fiber, sulla proprietà della rete il nodo da sciogliere non è quello antitrust ma il debito. I sindacati chiedono un incontro urgente con Giorgetti e Colao

08 Nov 2021

Mila Fiordalisi

Direttore

Obiettivo Fibercop, ma anche Noovle. Queste le due aziende – secondo quanto risulta a CorCom – in cui sono intenzionati ad avere un ruolo sempre più rilevante i fondi internazionali, interessati a investire in infrastrutture “rilevanti” a partire da quelle di telecomunicazioni. Fra i fondi in questione si possono citare senza dubbio Kkr e Macquaire, i due protagonisti già in casa Fibercop e Open Fiber, ma non sarebbero gli unici a considerare le infrastrutture di tlc italiane in qualità di asset strategici di investimento su cui puntare.

Intanto riguardo alle indiscrezioni di stampa dei giorni scorsi su un eventuale aumento di partecipazione di Kkr nella wholesale company Fibercop – di cui il fondo detiene già il 37,5% (Tim ha il 58% e il restante 4,5% è in capo a Fastweb) –secondo quanto risulta a CorCom al momento nessuna offerta formale è arrivata sul tavolo di Fibercop. Improbabile una discesa in campo direttamente nell’azionariato Tim per la natura stessa del fondo americano, fondo di tipo “infrastrutturale”, interessato dunque a investire in asset e non a posizioni di tipo “finanziario”.

Le società extra-Ue non possono avere la proprietà della rete

Da smentire l’indiscrezione secondo cui Kkr vorrebbe salire addirittura 100% di Fibercop: l’infrastruttura di rete, considerata strategica, non potrebbe comunque passare nelle mani di soggetti extra Ue, lo impedisce la norma e lo impedirebbe il governo esercitando il Golden Power. Eventuali paragoni con quanto accaduto ad esempio in casa Retelit non sono neanche lontanamente possibili, sia per la natura e il peso delle infrastrutture sia perché il fondo Asterion, che ha in capo oramai la quasi totalità dell’azienda guidata da Federico Protto, ha natali spagnoli. Asterion sta dunque in Retelit come Vivendi in Tim che con il suo 23,75% detiene la quota di maggioranza della telco.

La questione del debito

Riguardo all’ipotesi di un piano B per la società della rete, alias per il progetto AccessoCo vanno analizzati alcuni elementi. Stando alle indiscrezioni della scorsa settimana Tim sarebbe disposta a un passo indietro sulla proprietà della rete. Ma ammesso che l’Ad Luigi Gubitosi rinunci alla conditio sine qua non sulla quale si è battuto da sempre, ci sarebbe da sciogliereil nodo del debito. La garanzia per le banche è rappresentata proprio dalla rete, l’asset principale della società: nell’ipotesi in cui Tim rinunciasse alla maggioranza e dunque alla proprietà bisognerebbe dunque spostare una parte consistente del debito nella newco delle reti anche nell’ipotesi in cui Tim mantenesse in casa il backbone e la porzione dalle centrali in su, conferendo la rete primaria nella società wholesale.

La questione centrale è dunque quella del debito e non quella antitrust su cui si è tanto speculato nei mesi scorsi. L’integrazione degli asset di Tim e Open Fiber non rappresenta di default un ostacolo alla concorrenza: in caso di rete unica, l’infrastruttura sarebbe regolata da Agcom alla stregua di quanto avviene, da parte delle Autorità competenti, per le reti elettriche, stradali e ferroviarie. La parità di trattamento per l’accesso ai competitor non è il quid, anche perché si potrebbe ipotizzare una presenza nel board persino di uno o più rappresentanti delle Autorità.

Rete unica Tlc, i sindacati chiedono incontro urgente con il Governo

In attesa del cda di Tim convocato per l’11 novembre su richiesta di Vivendi i sindacati di categoria – Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil – hanno chiesto un incontro urgente con il governo: “Preoccupa nuovamente la condizione di Tim. L’ex monopolista dopo anni di governance debolissime e prevalentemente interessate a progetti di natura finanziaria, aveva trovato una nuova progettualità intorno all’implementazione della rete in fibra nazionale – si legge nella missiva congiunta indirizzata ai ministri Giancarlo Giorgetti e Vittorio Colao e alla Sottosegretaria Anna Ascani – Un rinnovato sguardo “industriale” del quale si potrebbe e dovrebbe giovare l’intero sistema Tlc nazionale. Sono di questi giorni invece le notizie di una recrudescenza delle turbolenze societarie, probabilmente legate anche alla paralisi del processo di convergenza fra le reti di Tim ed Open Fiber alla base del memorandum del 2020. Una paralisi che sta facendo fiorire una serie di ipotesi sul futuro dell’azienda, l’una più fantasiosa dell’altra ma, soprattutto, tutte completamente inadeguate a portare a termine la realizzazione di una infrastruttura in fibra unica, pervasiva di tutto il territorio nazionale ed inclusiva. Tutto ciò con il poco lusinghiero effetto di non aggiungere nulla allo sviluppo tecnologico del Paese e, elemento del quale anche le istituzioni dovranno assumersi la responsabilità, mettere seriamente a rischio l’occupazione di migliaia di lavoratrici e lavoratori”.

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