L’esclusione del cloud dai meccanismi di incentivo previsti dal piano Transizione 5.0 accende il dibattito nel settore ICT. Secondo Assintel, la misura rischia di produrre effetti opposti rispetto agli obiettivi dichiarati di modernizzazione del sistema produttivo.
“La esclusione dei software in cloud dall’iperammortamento di Transizione 5.0 è una scelta che va nella direzione opposta a quella che è l’evoluzione digitale e che, purtroppo, conferma una tendenza già emersa nella legge di Bilancio: manca il coraggio di sostenere davvero la digitalizzazione del Paese”, afferma la presidente Paola Generali.
Il punto centrale riguarda il peso ormai dominante del modello software as a service. “Il software as a service rappresenta oggi l’80% del mercato con cui le imprese adottano tecnologia e innovazione”, sottolinea Generali, evidenziando come la mancata inclusione finisca per tagliare fuori la modalità prevalente di accesso al digitale.
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Le criticità per le PMI e la richiesta di semplificazione
Oltre al tema del cloud, Assintel richiama l’attenzione sugli ostacoli operativi che potrebbero limitare l’efficacia delle misure. La complessità procedurale pesa soprattutto sulle realtà più piccole, dove ogni passaggio burocratico aggiuntivo si traduce in minori investimenti.
“Per le micro e piccole imprese ogni ostacolo procedurale in più è un investimento in meno”, osserva Generali, chiedendo un intervento rapido per rendere più accessibile il sistema di incentivi e includere esplicitamente il cloud tra i beni agevolabili.
L’associazione ribadisce il ruolo strategico di questa tecnologia: il cloud viene indicato come uno dei principali fattori abilitanti della trasformazione digitale, elemento che rende la sua esclusione difficilmente compatibile con gli obiettivi del piano.
Anitec-Assinform: “Un passo indietro rispetto all’evoluzione del mercato”
Una posizione analoga arriva da Anitec-Assinform, che analizza l’impatto dell’esclusione del cloud anche sul fronte dell’iperammortamento 4.0. L’associazione evidenzia come la misura, nella sua formulazione attuale, non rifletta più le modalità concrete con cui le imprese investono in tecnologia.
Secondo quanto riportato, le soluzioni cloud basate su modelli as-a-service, oggi prevalenti, restano fuori dagli incentivi, con conseguenze particolarmente rilevanti per le PMI.
Il tema è anche di coerenza con l’evoluzione normativa degli ultimi anni. Le precedenti leggi di Bilancio avevano incluso esplicitamente i canoni per il cloud tra i beni agevolabili, mentre l’attuale impostazione rappresenta una discontinuità rispetto a quel percorso, riportando lo strumento a una logica precedente alla diffusione del cloud.
Il nodo strategico: innovazione digitale e modelli as-a-service
Le associazioni convergono su un punto: l’innovazione digitale passa oggi in larga parte attraverso modelli a canone, che consentono alle imprese di accedere a tecnologie avanzate senza sostenere investimenti iniziali elevati.
Nel rapporto sul digitale in Italia, i modelli as-a-service rappresentano circa l’80% del mercato cloud, dato che rafforza la lettura secondo cui l’attuale perimetro degli incentivi rischia di essere disallineato rispetto alla realtà industriale.
Anche sul piano strategico emerge una contraddizione: tecnologie come intelligenza artificiale e ambiti come la cybersecurity vengono indicati come prioritari, ma sono sempre più spesso erogati proprio tramite piattaforme cloud. Escludere questa modalità riduce l’efficacia degli strumenti di politica industriale.
Emendamenti e margini di intervento
Il tema è ora al centro del confronto parlamentare. Il Decreto Fiscale in esame al Senato rappresenta un passaggio chiave per una possibile revisione della misura, con emendamenti che puntano a reintrodurre l’agevolabilità dei canoni SaaS.
“Le soluzioni as-a-service sono oggi centrali nei processi di trasformazione digitale: escluderle dall’iperammortamento significa rendere lo strumento inefficace proprio dove il mercato si è già mosso”, afferma Massimo Dal Checco, presidente di Anitec-Assinform.
Secondo le associazioni, l’intervento correttivo rappresenta un passaggio decisivo per riallineare le politiche di incentivo alle dinamiche reali del mercato e sostenere in modo più efficace la competitività del sistema produttivo.






