LE NUOVE REGOLE

Codice Appalti, Assintel: “Ict poco valorizzato”

L’associazione evidenzia le criticità delle norme al vaglio del Parlamento. Rapari: “Garanzie spropositate e tempi lunghi freni di un sistema che penalizza le Pmi e favorisce servizi digitali di bassa qualità”

Pubblicato il 23 Mar 2016

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Un giudizio positivo ma con riserva. E’ quello che Assintel dà al nuovo Codice appalti, che ha avuto il primo via libera da parte del Governo e concluderà l’iter di valutazione parlamentare entro il 18 aprile. Per l’associazione nazionale delle imprese Ict, si tratta di una grande occasione per semplificare e digitalizzare i processi d’acquisto della PA, dando una sferzata di innovazione e trasparenza ad un meccanismo spesso farraginoso e dispendioso. Ma permangono alcuni elementi di dubbio, come spiega il presidente Giorgio Rapari.

“L’Ict non viene valorizzato come settore con peculiarità specifiche, assimilato invece agli altri settori economici tradizionali. Vengono chieste garanzie spropositate per la natura del servizio e del rischio connesso, come se digitalizzare una banca dati per esempio fosse simile a costruire una galleria – dice – Chiediamo che vengano rese proporzionali, in modo da permettere l’accesso alle gare anche alle Pmi, che ora de facto ne sono escluse a vantaggio di poche multinazionali, che poi sono costrette a subappaltare alle stesse Pmi innescando il meccanismo perverso del downpricing delle tariffe“.

Anche le tempistiche di assegnazione sono un fattore critico che va sistemato. “I servizi Ict sono per definizione a rischio obsolescenza, tanto che spesso si rischia di implementare un servizio ormai vecchio acquistato mesi o addirittura anni prima al prezzo di un servizio all’avanguardia” spiega Rapari.

Secondo Assintel il codice penalizza anche le Pmi a causa dell’obbligo di esplicitare nelle proprie offerte i costi connessi alla sicurezza, non tenendo conto del fatto che queste imprese “hanno spesso attività meramente intellettuali, in cui parlare di investimenti in sicurezza del lavoro non ha senso rispetto ad un’industria manifatturiera”.

Il ruolo dell’Agenzia per l’Italia digitale, pur essendo l‘Istituzione di riferimento per l’Ict nella PA, è in questo Codice quasi unicamente consultativo – continua il presidete di Assintel – Inoltre vedo forti criticità legate alle tempistiche di attuazione: è previsto ben un anno dalla data di entrata in vigore del codice per la definizione delle modalità di digitalizzazione delle procedure di tutti i contratti pubblici. E più in generale, su molti aspetti il nuovo codice tende a rinviare da 6 mesi ad 1 anno tutta una serie di decisioni (es. la definizione dei requisiti di qualificazione dei direttori tecnici e degli esecutori dei lavori, i decreti attuativi vari, ecc.), con conseguente congelamento di molte delle attività previste nel contesto dei bandi di gara”.

Ma non possono essere dimenticati, comunque, gli aspetti positivi a partire dalla semplificazione normativa (217 articoli invece che i 660 del vecchio codice), al rafforzamento del ruolo di Governance dell’Anac passando all’istituzione della Cabina di regia presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Positivo, almeno sulla carta, anche per il maggior peso attribuito alla qualità del progetto oggetto dell’appalto, che coniuga l’aspetto economico con quello della qualità tecnica e dei tempi certi. Bene anche il graduale passaggio a procedure interamente gestite in maniera digitale, con conseguente riduzione degli oneri amministrativi e aumento della trasparenza.

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