LE RILEVAZIONI

Cybercrime, Clusit: in forte aumento attacchi alle infrastrutture critiche, 2020 annus horribilis

Secondo i dati del rapporto dell’Associazione Italiana per la sicurezza informatica, nel mirino anche il settore della ricerca. Nel primo semestre dell’anno raggiunti livelli di attività malevole come mai prima d’ora. Il Presidente Faggioli: “Bisogna spingere gli investimenti e serve collaborazione pubblico-privato”

Pubblicato il 26 Nov 2020

hacker-cybersecurity-sicurezza-161215174644

Il semestre peggiore di sempre a livello globale. Così l’ultimo rapporto di Clusit, l’Associazione italiana per la sicurezza informatica, definisce i primi sei mesi del 2020 in termini di cybercrime: gli attacchi, dei quali l’analisi prende in considerazione 850 gravi casi, risulta infatti in costante crescita. In particolare, secondo i dati, le cyberaggressioni perpetrate verso le Infrastrutture critiche sono aumentate dell’85% nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2019; verso i Gov contractors del 73,3%; verso il settore della ricerca e delle istituzioni scolastiche del 63%. Nel semestre si è inoltre registrato un incremento degli attacchi rivolti alle stesse istituzioni governative pari al 5,6%, sempre rispetto allo stesso semestre dello scorso anno.

“Di fronte a questo scenario, che sottende un’accelerazione del cybercrimine con logiche industriali, crediamo che sia fondamentale sviluppare la ricerca e l’innovazione, anche attraverso il finanziamento a start-up e iniziative imprenditoriali italiane nel settore della cybersecurity”, afferma Gabriele Faggioli, presidente Clusit. Eppure, “l’avvio di imprese nel settore della cybersecurity sembra incontrare maggiori criticità nel nostro Paese rispetto al resto del mondo”. Secondo i dati dell’Osservatorio cybersecurity & data protection del Politecnico di Milano, su un totale di 254 start-up nell’ambito della cybersecurity avviate nel mondo a partire dal 2015, solo il 2% è italiano. In termini di finanziamento, la media italiana è stata di un milione di dollari, a fronte dei 15 milioni di dollari ricevuti in media nel resto del mondo.

Il presidente Faggioli: “Al lavoro anche con le istituzioni”

Quale allora la strategia da perseguire? Per attuare un piano efficace di cyberdifesa, “adeguati investimenti in ricerca e innovazione dovrebbero prevedere – secondo gli esperti Clusit – anche forme condivise di sapere e collaborazione tra pubblico e privato, così come la proposizione di un programma formativo nazionale che sviluppi a lungo termine le competenze necessarie”. In particolare, “le tecnologie dual use oggi disponibili sul mercato e il loro utilizzo da parte dei diversi stakeholder rappresentano l’asset emblematico di questa cooperazione”, spiegano da Clusit.
“Pensiamo che questi siano i primi e urgenti passi da compiere per mettere in moto un processo virtuoso di crescita non solo tecnologica, ma anche economica dell’intero sistema Paese”, conferma Faggioli. “Lavoriamo in questa direzione anche con le istituzioni: in gioco ci sono la continuità sociale ed economica”.

Valuta la qualità di questo articolo

La tua opinione è importante per noi!

Articoli correlati