L’APPELLO

Cybersecurity Act 2, Ftth Council Europe: “Serve una valutazione di impatto”



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L’associazione sollecita Commissione e co-legislatori a chiarire costi, tempi e rischi delle misure ipotizzate per le reti fisse, per evitare contraccolpi su investimenti e concorrenza. Nonno: “Mettere in siicurezza le reti senza compromettere gli obiettivi del Decennio Digitale”

Pubblicato il 1 apr 2026



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Punti chiave

  • Il FTTH Council Europe chiede una valutazione d’impatto completa prima dell’approvazione del Cybersecurity Act sulle reti fisse, per non compromettere i target del DDPP.
  • Richiesta di analisi dettagliata su rischi, tempi e costi per apparati (OLT, ONT, cavi fibra) per un approccio proporzionato verso i high-risk suppliers e le politiche di rip and replace.
  • Esige meccanismi europei di rimborso e risk-sharing, certezza regolatoria sui vendor e misure che tutelino gli investimenti a lungo termine e il Decennio Digitale.
Riassunto generato con AI

Il FTTH Council Europe sostiene il rafforzamento della sicurezza e della resilienza del mercato europeo delle reti e dei servizi di telecomunicazione e riconosce che il Cybersecurity Act proposto dalla Ue si inserisce nella più ampia strategia dell’Unione volta a garantire autonomia strategica e sicurezza. Proprio per questo, l’associazione si dice pronta a collaborare con le istituzioni europee per contribuire al raggiungimento di questo obiettivo, ma chiede che il percorso regolatorio sul fisso venga accompagnato da una valutazione d’impatto piena e approfondita prima dell’approvazione finale delle decisioni. Secondo il FTTH Council Europe, infatti, la proposta così come oggi è disegnata genera incertezza e può avere conseguenze negative sulla capacità del settore fisso di finanziare gli investimenti e quindi di raggiungere i target del DDPP.

Sì alla sicurezza, ma serve una valutazione piena degli impatti

Nel merito, il FTTH Council Europe chiarisce di condividere l’obiettivo di ridurre il rischio nelle supply chain Ict critiche legato a soggetti stabiliti o controllati da entità provenienti da Paesi che pongono preoccupazioni sul piano della cybersecurity, i cosiddetti high-risk suppliers. Allo stesso tempo, l’associazione ritiene necessario ridurre le dipendenze critiche attraverso un quadro europeo coerente ed efficace, capace di affrontare in modo ordinato i rischi di sicurezza delle catene di approvvigionamento Ict.

Il punto, però, è che per quanto riguarda le reti fisse l’Europa si trova ancora in una fase iniziale della discussione sul Cybersecurity Act, almeno sul fronte della gestione di eventuali fornitori ad alto rischio. Secondo il FTTH Council Europe manca ancora una valutazione approfondita sia del rischio sia degli impatti delle misure ipotizzate, e questi elementi dovrebbero essere chiariti prima di assumere decisioni. L’associazione richiama, a questo proposito, il confronto con il mobile: nel caso degli operatori mobili, le valutazioni di impatto hanno stimato la vita utile delle apparecchiature, la durata e la scala di eventuali operazioni di “rip and replace”, oltre ai costi complessivi da sostenere. Nel caso delle reti fisse, invece, una valutazione comparabile ancora non c’è.

Gli apparati coinvolti e il nodo del rischio nelle diverse parti della rete

È un passaggio chiave, perché gli asset Ict centrali delle reti fisse richiamati nell’Allegato II fanno riferimento a porzioni molto ampie dell’infrastruttura e a tipologie diverse di apparati. Nelle reti di accesso, per esempio, rientrano Optical Line Terminal, Optical Network Terminal, Optical Time Domain Reflectometer, cavi in fibra ottica e altre componenti eterogenee. Per il FTTH Council Europe serve quindi capire meglio quale sia il livello di rischio percepito associato alle diverse categorie di apparati nelle varie parti e funzioni della rete, verificare se esistano fornitori alternativi in grado di offrire prodotti sostitutivi e valutare con precisione tempi e costi di eventuali politiche di “rip and replace” applicate alle diverse tipologie di equipment.

Secondo l’associazione, proprio questa analisi dovrebbe sostenere un approccio proporzionato. In altre parole, eventuali obblighi di sostituzione nel breve periodo dovrebbero riguardare solo le tipologie di apparati considerate più rischiose, mentre per le apparecchiature che presentano livelli di rischio inferiori si potrebbe ipotizzare un “rip and replace” di lungo periodo oppure il divieto di acquistare nuovi apparati. In parallelo, andrebbe misurato anche l’impatto della politica proposta sulla capacità di investimento degli operatori, insieme ai rischi di distorsione del mercato legati a un utilizzo differenziato di apparati provenienti da vendor ad alto rischio.

Equilibrio regolatorio, costi industriali e sostenibilità della riforma

Per il FTTH Council Europe, tenere conto delle alternative possibili e comprendere gli effetti dinamici delle politiche proposte sui costi aziendali e sulle operations degli operatori di telecomunicazioni è essenziale per trovare il giusto equilibrio nel regolamento. È su questo terreno che si gioca, secondo l’associazione, la sostenibilità concreta della riforma.

Nonno: “Sicurezza le reti senza compromettere gli obiettivi del Decennio Digitale”

“La riforma del CSA deve mettere in sicurezza le reti senza compromettere gli obiettivi del Decennio Digitale europeo, che a loro volta contribuiscono alla sicurezza e alla resilienza dell’Europa – dice Francesco Nonno, presidente del FTTH Council Europe – Il FTTH Council Europe è pronto a collaborare con le istituzioni europee per individuare modalità adeguate di attuazione del CSA e meccanismi per compensare i costi necessari a garantire livelli adeguati di sicurezza e resilienza delle reti fisse europee.”

Reti in fibra, investimenti di lungo periodo e incertezza regolatoria

Il FTTH Council Europe aggiunge che gli operatori fissi non possono assorbire un obbligo di “rip and replace” sconosciuto e non quantificato, senza un’adeguata preparazione e senza i meccanismi necessari a finanziare il costo di decisioni sistemiche, soprattutto in un contesto già gravato da pressioni regolatorie e da fabbisogni di investimento elevati. Il messaggio rivolto ai policy maker è netto: le reti in fibra sono asset di lungo periodo, ad alta intensità di capitale, con cicli di deployment che si misurano in decenni. Per l’industria è quindi fondamentale sapere quali apparati potrebbero rientrare in quali obblighi e su quale orizzonte temporale.

Da qui un altro punto sensibile: le designazioni a livello di vendor che facciano scattare ampi obblighi di sostituzione rischiano di produrre un livello di incertezza regolatoria e finanziaria particolarmente acuto per gli operatori Ftth, i cui modelli di business dipendono da un trattamento regolatorio prevedibile e da supply chain stabili. Secondo il FTTH Council Europe, l’Europa deve evitare che la definizione di vendor “high risk” diventi un bersaglio mobile. Questo significa, da un lato, concentrare l’analisi sulle minacce sistemiche persistenti che stanno alla base del rischio; dall’altro, garantire ai vendor un trattamento equo durante il processo di valutazione. Il rischio, altrimenti, è che più cicli successivi di possibile “rip and replace” rendano le reti fisse estremamente difficili da finanziare.

Il nodo dei rimborsi Ue e dei meccanismi di risk sharing

L’associazione insiste anche su un altro aspetto: in una fase in cui il capitale destinato allo sviluppo e alla gestione delle infrastrutture di telecomunicazione è già sotto pressione, la proposta finisce di fatto per trasferire interamente su operatori costi e rischi di esecuzione, dal momento che oggi non esiste alcun meccanismo europeo di rimborso o di risk-sharing. Per questo il FTTH Council Europe ritiene che qualsiasi politica che imponga la sostituzione di apparati già installati con apparecchiature equivalenti di altri fornitori debba prevedere meccanismi specifici di finanziamento di questi costi.

La richiesta a Commissione e co-legislatori sul Cybersecurity Act

La richiesta finale rivolta alla Commissione e ai co-legislatori europei è quindi quella di raccogliere ulteriori evidenze e realizzare una vera impact assessment sui rischi, sui costi e sulle conseguenze per gli operatori di rete fissa, includendo un’analisi completa dei diversi rimedi possibili e della loro proporzionalità rispetto ai rischi, prima di procedere con la riforma del Cybersecurity Act sulle reti fisse. In parallelo, il FTTH Council Europe ribadisce la propria disponibilità a lavorare con le istituzioni europee per individuare modalità pratiche di implementazione del CSA e meccanismi in grado di compensare i costi necessari a garantire adeguati livelli di sicurezza e resilienza delle reti fisse europee, così da consentire il raggiungimento degli obiettivi del Digital Decade senza alterare la concorrenza

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