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Sovranità digitale, l’Ue paga il ritardo sui data center: agli Usa il 75% della capacità di calcolo


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Il Centre for European Policy evidenzia il peso dei vincoli energetici, delle lungaggini autorizzative e delle opposizioni locali. Un’alleanza tra Germania e Paesi nordici potrebbe accelerare gli investimenti nell’AI e ridurre le dipendenze tecnologiche

Pubblicato il 3 nov 2026

Federica Meta

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Punti chiave

  • Ritardo europeo: Europa detiene meno del 5% della capacità di calcolo, rischio di un divario fino a 14 GW entro il 2030; lentezza nei data center.
  • Vantaggi finlandesi: Finlandia offre energia a basso costo e clima freddo; proposta di un asse Paesi nordici–Germania per la sovranità digitale.
  • Rischio sociale: crescono le opposizioni locali per elettricità e risorse; raccomandate entrate fiscali, trasparenza e scadenze vincolanti per le autorizzazioni.
Riassunto generato con AI


L’Europa rischia di accumulare un ritardo sempre più difficile da colmare nella corsa alle infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Oggi dispone di meno del 5% della capacità di calcolo globale destinata all’AI, contro una quota di circa il 75% concentrata negli Stati Uniti. Una sproporzione che potrebbe aggravarsi nei prossimi anni, mentre aumentano le esigenze computazionali delle imprese e si moltiplicano gli ostacoli alla costruzione di nuovi data center.

A fotografare la situazione è uno studio del Centre for European Policy (cep), che analizza le condizioni di sviluppo delle infrastrutture digitali in Germania e Finlandia, individuando nella collaborazione tra i due Paesi una possibile risposta al divario tecnologico con le altre grandi economie.

Il rapporto richiama anche l’attenzione sulle crescenti opposizioni locali alla realizzazione dei data center, un fenomeno che rischia di complicare ulteriormente i programmi di investimento europei.

Capacità di calcolo, il divario potrebbe raggiungere i 14 GW entro il 2030

Le prospettive delineate dal Centre for European Policy indicano una pressione crescente sulle infrastrutture europee. «Il divario tra la domanda e la capacità disponibile dei data center in Europa potrebbe aumentare da 3 a 14 gigawatt entro il 2030», afferma Anselm Küsters, direttore scientifico di cep Nordic Countries.

Il problema riguarda anche la velocità con cui vengono realizzati i nuovi impianti. In Germania, secondo i dati riportati nello studio, costruire un data center richiede mediamente 42 mesi, contro i 24 degli Stati Uniti. Il confronto con la Cina evidenzia distanze ancora maggiori: alcuni operatori riescono a completare infrastrutture da 100 megawatt in meno di dodici mesi.

Questi tempi incidono sulla capacità dell’Europa di rispondere alla domanda di potenza computazionale generata dalla diffusione dell’AI. Per le imprese che sviluppano e utilizzano modelli avanzati, la disponibilità di risorse di calcolo costituisce infatti una condizione essenziale per sostenere nuovi progetti e applicazioni.

Da qui la richiesta di introdurre scadenze vincolanti per il rilascio delle autorizzazioni e per le connessioni alla rete elettrica, due passaggi determinanti per l’avvio delle infrastrutture.

Energia e infrastrutture, la Finlandia può trainare gli investimenti

La Finlandia presenta caratteristiche particolarmente favorevoli allo sviluppo di grandi data center dedicate all’intelligenza artificiale. La disponibilità di energia elettrica a costi competitivi e a basse emissioni, il clima relativamente freddo e la rapidità delle connessioni alla rete rappresentano vantaggi per gli operatori.

Il Paese potrebbe quindi assumere un ruolo di primo piano nell’addestramento dei grandi modelli linguistici e degli altri sistemi di AI che richiedono elevate capacità computazionali.

La disponibilità energetica resta tuttavia un elemento da pianificare con attenzione. Anche in Finlandia, infatti, la crescita delle richieste di connessione sta aumentando la pressione sui gestori delle reti.

«Costruire nuove infrastrutture nei luoghi in cui viene prodotta l’energia elettrica, anziché dove viene consumata, consente di ridurre di anni i tempi di connessione alla rete e limita la necessità di realizzare nuove linee elettriche», spiega Küsters.

Lo studio suggerisce quindi di orientare la localizzazione dei data center verso le aree con maggiore disponibilità di energia, assegnando le priorità di connessione in funzione della capacità richiesta e dell’utilizzo previsto per gli impianti.

La proposta: un asse Germania-Paesi nordici per la sovranità digitale

Per recuperare competitività, il cep propone una divisione europea del lavoro nella realizzazione delle infrastrutture di calcolo, valorizzando le caratteristiche economiche, industriali ed energetiche dei diversi territori.

Ai Paesi nordici potrebbe essere affidato un ruolo privilegiato nell’addestramento dei grandi modelli di intelligenza artificiale, attività particolarmente energivora che può beneficiare della disponibilità di elettricità a basso costo.

La Germania, invece, potrebbe concentrarsi sullo sviluppo di capacità computazionali destinate alle applicazioni industriali, sfruttando la presenza di una solida base manifatturiera e di una domanda crescente di soluzioni AI.

In particolare, il rapporto indica l’opportunità di sviluppare infrastrutture vicine ai luoghi di utilizzo nei settori in cui è necessario garantire bassa latenza e tempi di risposta ridotti.

A sostenere questa organizzazione potrebbero contribuire accordi pluriennali che combinino l’acquisto di energia e la fornitura di servizi di calcolo. Secondo il cep, questi strumenti permetterebbero di migliorare la sostenibilità economica dei grandi investimenti infrastrutturali e di creare una maggiore integrazione tra produzione energetica, disponibilità computazionale e domanda industriale.

Data center, cresce l’opposizione delle comunità locali

Un ulteriore elemento di criticità riguarda il rapporto tra gli operatori e i territori destinati a ospitare i nuovi impianti.

Lo studio esamina le proteste contro la costruzione dei data center in Germania e Finlandia, soffermandosi sulle ragioni che alimentano la contrarietà delle comunità locali.

Tra le principali preoccupazioni figurano il possibile aumento dei prezzi dell’elettricità per le famiglie e l’impatto delle infrastrutture sulle risorse idriche.

Secondo il cep, le evidenze empiriche disponibili confermano soltanto parzialmente questi timori. Le criticità più rilevanti riguardano invece la proprietà delle infrastrutture e la distribuzione dei benefici economici generati dagli investimenti.

Il tema assume particolare importanza nei territori chiamati a sostenere la presenza di grandi impianti energetici e digitali. La crescita del settore potrebbe infatti incontrare ulteriori resistenze se le comunità ospitanti non percepissero ricadute economiche concrete.

Entrate fiscali e trasparenza, le condizioni per superare le resistenze

Per favorire l’accettazione dei nuovi progetti, il Centre for European Policy indica la necessità di rafforzare i meccanismi di redistribuzione dei benefici economici.

Tra gli strumenti richiamati figura il sistema previsto dal governo tedesco per la redistribuzione delle entrate derivanti dalle imposte sulle attività economiche. L’obiettivo è garantire che una parte del valore prodotto dalle infrastrutture rimanga nei territori che le ospitano.

Il rapporto raccomanda inoltre di rendere pubblicamente accessibili gli accordi tra operatori e amministrazioni locali, così da assicurare maggiore trasparenza sulle condizioni degli investimenti e sulle compensazioni previste.

Si tratta di aspetti che, secondo gli autori, dovrebbero essere affrontati insieme alla pianificazione energetica e alla semplificazione delle procedure autorizzative. L’espansione della capacità computazionale europea dipenderà anche dalla possibilità di costruire un rapporto più equilibrato tra investimenti privati e interessi delle comunità.

Sovranità tecnologica, la sfida europea passa dalla cooperazione industriale

Una collaborazione tra Germania e Paesi nordici potrebbe, in questo scenario, un ruolo importante nello sviluppo di una capacità di calcolo europea più autonoma. E dunque di sovranità digitale.

L’integrazione tra disponibilità energetica, infrastrutture per l’addestramento dei modelli e applicazioni industriali potrebbe favorire la realizzazione di un ecosistema più competitivo, sostenuto da regole comuni a livello comunitario.

La prospettiva richiede anche una maggiore capacità di coordinamento tra le politiche energetiche, industriali e digitali dei Paesi membri, soprattutto per quanto riguarda la programmazione dei nuovi impianti e l’accesso alle reti elettriche.

«L’Europa non può permettersi che il dibattito raggiunga i livelli di polarizzazione emotiva osservati negli Stati Uniti», conclude Küsters. «Una divisione del lavoro tra la capacità di calcolo dei Paesi nordici e la domanda industriale tedesca, inserita in un quadro di standard comuni dell’UE, rappresenterebbe una strada pragmatica verso una maggiore sovranità tecnologica».

Per il Centre for European Policy, dunque, il recupero del ritardo europeo dipenderà dalla capacità di accelerare gli investimenti, coordinare le infrastrutture energetiche e distribuire i benefici economici sui territori. Una combinazione di interventi necessaria per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale e ridurre la dipendenza dalle risorse computazionali disponibili fuori dall’Unione.

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