Per anni lo storage enterprise è stato valutato principalmente sulla base di capacità, prestazioni e affidabilità. Oggi, però, c’è un nuovo parametro che sta assumendo un peso sempre maggiore nelle decisioni di investimento delle aziende: il consumo energetico.
Allo stesso tempo, il mercato dello storage enterprise sta vivendo una fase di forte evoluzione, alimentata dalla crescente domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale, che sta ridefinendo costi, investimenti e priorità tecnologiche. In questo contesto, le organizzazioni non possono più limitarsi a valutare il costo iniziale di acquisto, ma devono considerare il valore economico dell’infrastruttura lungo l’intero ciclo di vita.
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Il costo dell’infrastruttura si misura lungo tutto il ciclo di vita
La crescita esponenziale dei dati, la diffusione dell’intelligenza artificiale e l’aumento dei costi dell’energia stanno cambiando il modo in cui i data center aziendali vengono progettati e gestiti, rendendo lo storage enterprise uno degli elementi più determinanti per l’efficienza complessiva dell’infrastruttura. Di conseguenza, il costo reale di un’infrastruttura IT non è più determinato soltanto dall’investimento iniziale, ma dal costo totale necessario per mantenerla efficiente nel tempo (Total Cost of Ownership – TCO).
Questa trasformazione è già in corso anche in Italia. Secondo l’Osservatorio Data Center del Politecnico di Milano, entro il 2029 gli investimenti in nuove infrastrutture supereranno i 25 miliardi di euro, con le piattaforme di storage destinate a svolgere un ruolo centrale. Uno scenario che conferma la forte crescita del mercato e in cui efficienza energetica e sostenibilità stanno assumendo un’importanza sempre più strategica.
Dalla capacità ai consumi: cambiano le priorità dei CIO
Per questo motivo, oggi le aziende devono valutare il valore complessivo del proprio investimento lungo l’intero ciclo di vita dell’infrastruttura. In questo contesto, lo storage enterprise assume un ruolo sempre più strategico, poiché influisce direttamente non solo su capacità, prestazioni e cyber resilience, ma anche su consumi energetici, scalabilità e semplicità operativa.
Se fino a pochi anni fa la domanda principale era “Quanta capacità offre questo sistema?”, oggi CIO e responsabili delle infrastrutture si chiedono anche: “Quanta energia consumerà nei prossimi cinque o sette anni?”. La risposta dipende sempre meno dai sistemi di alimentazione e raffreddamento e sempre più dall’architettura della piattaforma di storage adottata.
Il consolidamento come leva per ridurre consumi e costi
Ridurre il numero di sistemi, aumentare la densità dello storage e consolidare un maggior numero di workload su un’unica infrastruttura consente di abbattere significativamente i consumi energetici, i costi operativi e le emissioni di CO₂, semplificando al tempo stesso la gestione dell’IT e riducendo il Total Cost of Ownership (TCO). Oggi il consolidamento dello storage rappresenta una delle strategie più efficaci per ottimizzare le risorse del data center, massimizzare il valore degli investimenti infrastrutturali e migliorare l’efficienza operativa nel lungo periodo.
L’approccio di Infinidat allo storage enterprise
È proprio questa la filosofia progettuale alla base delle soluzioni di enterprise storage di Infinidat, società del Gruppo Lenovo, nelle quali l’efficienza energetica è un elemento intrinseco dell’architettura e non una funzionalità aggiuntiva. L’obiettivo è consentire alle aziende di gestire volumi di dati in continua crescita riducendo il numero di sistemi installati, minimizzando l’ingombro fisico del data center e contenendo l’energia necessaria per mantenere operativa l’infrastruttura.
Questo approccio consente alle aziende di consolidare un numero crescente di workload su un’infrastruttura più compatta ed efficiente, generando benefici concreti lungo l’intero ciclo di vita dello storage. Tra questi, una riduzione fino al 58% del Total Cost of Ownership (TCO), un calo del 51% dei costi legati all’hardware e ai servizi di supporto e una significativa diminuzione delle esigenze in termini di alimentazione, raffreddamento e spazio occupato all’interno del data center.
Le più recenti innovazioni tecnologiche di Infinidat rafforzano ulteriormente questo approccio, offrendo una maggiore densità di storage a parità di ingombro fisico e piattaforme progettate per consolidare un numero sempre più elevato di workload enterprise. Il risultato è una riduzione fino al 42% dei consumi energetici per petabyte effettivo, mantenendo al tempo stesso elevati livelli di prestazioni, disponibilità e cyber resilience.
L’AI aumenta il fabbisogno energetico dei data center
Con la diffusione sempre più rapida dell’intelligenza artificiale, queste capacità sono destinate ad assumere un’importanza ancora maggiore. I nuovi workload AI stanno generando volumi di dati senza precedenti, incrementando il fabbisogno energetico e rendendo indispensabile per le aziende dotarsi di infrastrutture capaci di coniugare prestazioni, disponibilità ed efficienza energetica.
L’efficienza energetica è quindi diventata uno dei principali fattori per ridurre il Total Cost of Ownership (TCO) nel lungo periodo. La vera sfida non è più semplicemente sostenere la crescita dei dati e delle applicazioni di intelligenza artificiale, ma farlo consumando meno risorse, senza compromettere resilienza, continuità operativa e prestazioni.







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