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Derba (Hp): “Per fare il cloud serve l’automazione dei processi IT”

La virtualizzazione delle risorse informatiche non è sufficiente per dare vita alla “nuvola”, sottolinea il country manager italiano. “Bisogna andare oltre”

30 Giu 2010

Quello del cloud computing è un fenomeno dalla portata
rivoluzionaria nell’informatica che HP intende affrontare con un
approccio pragmatico perché solo così si generano i benefici
attesi dai clienti. Non basta affrontarlo con la virtualizzazione
delle risorse informatiche disponibili e modificando le modalità
di accesso alle applicazioni, che sono peraltro insite nel concetto
stesso di virtualizzazione.

Occorre andare oltre e in particolare investire in applicazioni di
automazione dei processi It. L’importante annuncio è stato dato
e commentato in data odierna da Mario Derba, country manager HP
Software & Solutions HP Italia e Stefan Danisovsky, Emea strategic
marketing HP Software & Solutions.

La situazione attuale è quella di una accelerazione delle
complessità It indotta da vari driver. I budget It però sono flat
e non consentono di rincorrere adeguatamente questa accelerazione.
Si cerca di conciliare le due cose ricorrendo, come detto alla
virtualizzazione: da una parte si diminuiscono i costi e con il
saving così ottenuto si fa innovazione. Ma non basta, osservano i
due esponenti di HP: occorre migliorare i servizi di automazione e
di provisionig, peraltro in conformità alle normative. La società
ha investito centinaia di milioni di dollari per costruire un
catalogo di prodotti in grado di assecondare tale compito, non
trascurando le acquisizioni, che continueranno anche nel prossimo
futuro.

Per esempio con l’automazione dei processi It – osserva Stefan
Danisovsky – il 40% dei guasti viene per cosi dire reso
automatico, con il risultato di ridurre il tempo di intervento da
2-3 ore a pochi secondi. Ancora, con l’automazione dei processi
di service a livello desk il tasso di errori sul lavoro scende del
30%. Con gli interventi sui processi di demand il tempo di roll out
di nuovi servizi scende del 30% e il Tco si abbassa di ben il
40%.

Per cogliere questi risultati HP ha proceduto nelle scorse
settimane all’annuncio di numerose soluzioni tra cui Business
Service Management (BSM) 9.0 che migliora le operazioni It
permettendo al personale di gestire efficacemente le performance e
la disponibilità delle applicazioni affinché corrispondano ai
livelli di servizio concordati. HP BSM 9.0 offre il primo modello
di servizio runtime del settore, che aggiorna l’intero ambiente
di runtime del servizio applicativo, sia quando l’applicazione
viene eseguita in un ambiente on-premise, off-premise, fisico o
virtuale. Ciò garantisce all’operations staff la disponibilità
di una visione accurata dei servizi IT aziendali, che riduce
l’impatto sugli utenti e il tempo di risoluzione dei
problemi.

BSM 9.0 introduce inoltre nuove funzionalità per la collaborazione
che fanno uso di mash-up Web 2.0 per distribuire informazioni
azionabili dal team giusto per il contesto più adeguato e
attraverso diverse interfacce, inclusi i dispositivi mobili. Ciò
consente di velocizzare il processo decisionale e la risoluzione
dei problemi. La soluzione, infine, realizza l’automazione
dell’intero processo di risoluzione degli eventi, riducendo
drasticamente i costi di troubleshooting, il tempo medio di
riparazione e promuove l’incremento della produttività. HP BSM
elimina gli eventi ridondanti e automatizza il processo di
risoluzione con il ricorso a strumenti di run-book automation
leader di settore.