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Di Blasio (Emc Italia): “L’Italia può competere nello scenario globale”

L’Amministratore delegato: “Oltre alla spinta sulle infrastrutture bisogna agire sulla diffusione dei Pc tra famiglie e aziende per mettere in moto la macchina dei servizi innovativi”

22 Feb 2010

Riccardo Di Blasio, amministratore delegato e direttore generale in
Italia per il colosso Emc, 38 anni, ha già alle spalle una solida
carriera, in Italia come a livello internazionale. Come racconta
lui stesso, “occuparmi di temi tecnologici è stato quasi
casuale” dopo un percorso di studi arricchito da una
specializzazione in Affari internazionali presso la Michigan State
University.
“L’opportunità di vivere un’esperienza all’estero in una
fase di apertura di nuovi mercati e di lancio di nuovi prodotti è
stata di impagabile valore. E se i latini dicevano che nessuno è
profeta in patria, la patria è sempre la più bella”, aggiunge
di Blasio che ha trascorso dodici anni all’estero, su mercati
emergenti ma anche consolidati, di cui  tre anni in Medio Oriente,
quattro in America Latina, cinque nel Regno Unito.
Di Blasio, se dovesse definire lo stato di salute
dell’Ict italiano, magari con gli occhi di chi lo ha guardato a
lungo dall’estero, quale sarebbe la sua diagnosi?

Direi che ci sono due dinamiche principali: una di tipo tecnologico
e una seconda che definirei di ordine “culturale. L’informatica
degli ultimi vent’anni ha segnato una crescita molto forte
dovuta, in buona parte, allo sviluppo dell’industria delle
telecomunicazioni (in Italia si è assistito allo sviluppo di
società in questo settore a partire dal 1997, anno della
privatizzazione di Telecom Italia, ndr) e alla domanda derivante da
questo comparto. In questi ultimi anni, il mercato
dell’informatica ha risentito molto delle dinamiche di
contenimento e dei fenomeni di discontinuità di questo settore.
Guardando alla situazione con altri occhi, però, si potrebbe dire
che le opportunità non mancano anche e soprattutto in una
situazione complessa quale quella che stiamo vivendo.
Ad esempio?
Sicuramente un ambito dove abbiamo grandi aspettative di recupero
è quello del divario digitale. In Italia in questi mesi si è
parlato molto dell’impegno del Governo nella banda larga che
potrebbe essere definito una ‘milestone’ del nuovo modello di
economica digitale: un’iniziativa molto importante nell’ambito
di un più ampio intervento di sistema, che oltre a puntare sullo
sviluppo delle infrastrutture dovrebbe promuovere anche la
diffusione del personal computer all’interno delle famiglie e
imprese. Internet, tanto per fare un esempio, è un canale di
business potentissimo, ma deve essere reso disponibile a tutta
l’utenza, privata e aziendale.
In che modo secondo lei?
In Italia abbiamo un grosso punto di forza rispetto a molti altri
mercati, la grande diffusione di cellulari che nel tempo si sono
trasformati in dispositivi portatili dotati di tecnologie
sofisticate, in grado non solamente di supportare contenuti
consumer ma, a maggior ragione, di reggere servizi che possono
rendere più competitive le aziende che li scelgono. E penso al
mobile Internet inteso nella sua accezione più ampia, che a
livello aziendale può trasformarsi in maggiore reattività, in
processi decisionali più snelli, in riduzione del time to market e
tante cose ancora.
Tra i nuovi trend c’è il cloud computing. Avete firmato
da pochi mesi un accordo importante e gli analisti sono concordi
nel definirlo uno dei trend più importanti dei prossimi anni. Come
si sposa con il problema culturale di cui ci ha
parlato?

Di certo, sono in molti ad essere interessati e siamo passati nelle
aziende da una fase di “esplorazione” ad adozione di diffusione
più ampia. Le stesse aziende di telecomunicazioni sono interessate
in quante determinate a vendere sempre di più nuovi servizi a
fianco del business tradizionale. Emc in questo ambito ha
un’offerta concreta per supportare l’evoluzione nello sviluppo
e gestione dei data center, ma anche l’accesso a risorse
condivise che risiedono nella “Private Cloud” e a tendere nella
Cloud Pubblica. Gli interlocutore sono Cio e Cto ma lo sono anche
le Direzioni di Business e di sicuro sarà fondamentale il ruolo
della Pubblica amministrazione, considerato che si va verso la
decentralizzazione di molti compiti storicamente consolidati in
ambito centrale. Credo sia fondamentale capire le efficienze che si
possono generare e ad esempio automatismi e soluzioni
digitalizzazione sono fondamentali anche per permettere  di
rendere i servizi al cittadino ancor più pervasivi ed accessibili.
In questo senso, una corretta strategia di gestione delle
informazioni lungo tutto il loro ciclo di vita assicura che queste
siano sempre disponibili. Penso alle soluzioni di gestione
documentale, archiviazione e protezione delle informazioni,
soluzioni di virtualizzazione, che ottimizzano le risorse di
storage, di rete e di elaborazione dell’azienda creando servizi
virtuali dall’infrastruttura IT con grandi vantaggi di
flessibilità o le soluzioni di deduplicazione, che consentono di
semplificare il back up, velocizzare e garantire il recupero dei
dati ed aumentare l’efficienza IT. Tecnologie leader come
Documentum, Data Domain, VMware, Rsa sulle quali Emc ha costruito
una solida proposta per le aziende.
E l’alfabetizzazione informatica? Non crede che si
dovrebbe insistere sulla formazione per rendere realmente fruttuoso
il processo di digitalizzazione?

Purtroppo il personal computer non ha avuto lo stesso tipo di
diffusione del telefonino (l’Italia ha la più alta densità di
telefoni cellulari dei Paesi del G7, siamo a 155 linee mobili ogni
100 abitanti, con un aumento del 58% rispetto al 2003) e se avesse
avuto anche solo la metà della diffusione del cellulare, la
situazione sarebbe molto diversa. Dati rincuoranti arrivano dalle
nuove generazioni: per esempio, l’iPhone, rappresenta un elemento
disruptive e la vendita delle applicazioni per il telefono della
Apple sono andate molto bene sul mercato consumer. Il mercato deve
su questa piattaforma riuscire a portare dei servizi business, si
creerebbe un nuovo mercato che potrebbe aprire un nuovo ciclo come
negli anni 2000.
Se il modello verso cui andiamo è quello dell’iPhone o
dell IPad, ovvero di una convergenza sempre maggiore fra mobile e
fisso, sarà dunque importante lavorare sulla
connettività.

Ci sono esempi all’estero cui si può guardare con attenzione e
sicuramente un’adeguata politica degli investimenti su queste
tematiche è importante e credo e mi auguro sia sull’agenda
strategica del nostro governo che so impegnato a valutare le nuove
tecnologie come mezzo di accelerazione dello sviluppo del paese,
anche perché considerato quanto detto pocanzi l’Italia potrebbe
avere le carte in regola per svolgere un ruolo primario in questo
nuovo panorama tecnologico.