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Droni, presentata la risoluzione che chiede regole più semplici e tempi certi



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L’iniziativa, a prima firma dell’onorevole Giulia Pastorella di Azione, punta a rimuovere gli ostacoli che ancora frenano la crescita del comparto, facilitando il passaggio dalle singole sperimentazioni allo sviluppo di servizi pienamente operativi. Focus sulla formazione degli operatori e sulla sicurezza della filiera produttiva

Pubblicato il 4 giu 2026



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È stata presentata ieri alla Camera dei Deputati la risoluzione dedicata allo sviluppo del settore dei droni in Italia. L’iniziativa, a prima firma dell’onorevole Giulia Pastorella di Azione, punta a rimuovere gli ostacoli che ancora frenano la crescita del comparto, facilitando il passaggio dalle singole sperimentazioni allo sviluppo di servizi pienamente operativi.

Cosa prevede la risoluzione

“Nel 2025 il mercato professionale dei droni in Italia ha raggiunto un valore di circa 168 milioni di euro, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente”, spiega Paola Olivares, direttrice dell’Osservatorio Droni e Mobilità Aerea Avanzata del Politecnico di Milano. “Il settore conta 675 imprese, in gran parte di piccole dimensioni. A rallentarne lo sviluppo sono soprattutto la complessità delle procedure autorizzative e le tempistiche troppo lunghe, indicate come principale ostacolo dal 44% degli operatori”.

Per questo, la risoluzione chiede al governo di rendere più semplici e omogenee le autorizzazioni, in particolare per i voli oltre la linea visiva del pilota e per i servizi ripetitivi. Tra le possibili applicazioni rientrano il trasporto di materiale sanitario, le consegne nelle aree difficilmente raggiungibili e l’ispezione delle infrastrutture.

Il testo propone inoltre di rafforzare le infrastrutture digitali e creare più spazi nei quali sperimentare nuovi servizi in condizioni di sicurezza. Un’attenzione specifica è riservata alla formazione degli operatori, alla sicurezza della filiera produttiva e allo sviluppo dei droni subacquei, particolarmente rilevanti per il monitoraggio del mare e la tutela delle infrastrutture critiche.

“Dalla consegna di materiale sanitario al monitoraggio ambientale, fino alla protezione civile e all’ispezione delle infrastrutture: i droni possono già offrire servizi utili ai cittadini e alle imprese. L’Italia ha competenze importanti, ma deve superare la fase delle sperimentazioni isolate e creare le condizioni per rendere queste tecnologie pienamente operative”, commenta la vicepresidente di Azione Pastorella.

Il punto di vista dei protagonisti del mercato

Per Nicola Nizzoli, presidente di Assorpas, “i droni non sono il futuro: sono già oggi un’infrastruttura operativa del Paese, ma rischiano di restare bloccati dalla burocrazia. Le imprese sono pronte, le tecnologie anche: quello che manca sono regole semplici, tempi certi e infrastrutture adeguate. E senza una filiera industriale europea, rischiamo di avere operatori eccellenti ma una dipendenza strategica fuori controllo”, aggiunge il numero uno dell’associazione italiana che aggrega le imprese attive nel settore dei piccoli velivoli a pilotaggio remoto.

“L’Advanced Air Mobility riveste una grande importanza per Leonardo in quanto l’evoluzione delle tecnologie e dei servizi è destinata ad avere impatti significativi sull’ecosistema dell’aviazione a bassa quota, dove dovranno coesistere piattaforme convenzionali e di nuova concezione in piena collaborazione e sicurezza”, dichiara Mauro Berzovini, Head of Partnerships & Funding di Leonardo Elicotteri.

Ma non si parla solo di aviazione. Come accennato, un approfondimento specifico della risoluzione è stato dedicato al settore underwater e al suo valore strategico per il Paese.

Loretana Cortis, evp e direttore Affari Istituzionali di Fincantieri, sottolinea per esempio che il gruppo è impegnato “nello sviluppo di un ecosistema nazionale dell’underwater, capace di integrare tecnologie, competenze e filiere strategiche per rafforzare l’autonomia industriale e tecnologica del Paese. In un settore in rapida evoluzione, il gruppo costruisce la sua competitività giocando il ruolo di orchestratore, capace di mettere a sistema industria, ricerca e istituzioni, investendo costantemente in soluzioni avanzate e nella crescita di una filiera nazionale ad alto contenuto tecnologico. In questo modo contribuiamo anche allo sviluppo di capacità strategiche a supporto della sicurezza, della sostenibilità e della difesa delle infrastrutture critiche, dall’installazione al supporto in servizio e alla manutenzione”.

Chiara Petrioli, founder e ceo di WSense, aggiunge che “data la sua posizione geografica il Paese può giocare un ruolo chiave nel governo del dominio underwater. Per riuscirci, però, è necessario non restare indietro sul processo di digitalizzazione dei mari, favorendo lo sviluppo di tecnologie e sensori che permettono di raggiungere zone altrimenti inaccessibili agli esseri umani”, chiosa Petrioli.

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