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LA RICERCA

E-commerce B2B e fattura elettronica, aziende italiane troppo pigre

I dati dell’Osservatorio Fatturazione elettronica e dematerializzazione del Politecnico di Milano: le transazioni online tra imprese valgono soltanto il 10% degli scambi complessivi (260 miliardi). Niente effetto contagio dall’obbligo di e-invoicing verso la PA. Perego: “Grado di digitalizzazione ancora inadeguato”

16 Giu 2016

A.S.

La digitalizzazione delle imprese italiane è in crescita costante, ma non procede ancora a un ritmo sufficiente, a causa di “inerzia culturale e resistenza al cambiamento”. A dimostrarlo c’è il fatto che le aziende sono ancora troppo pigre nell’adozione delle nuove tecnologie abilitate dal digitale, a partire dall’e-commerce B2B e dalla fatturazione elettronica. E’ quanto emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Fatturazione elettronica e dematerializzazione della School of management del Politecnico di Milano, presentata oggi durante il convegno “Trasformazione Digitale, B2b or not to be”, presso la sede di Assolombarda Confindustria Milano Monza e Brianza.

“La ricerca rivela un grado di Digitalizzazione delle imprese italiane in costante crescita, ma ancora inadeguato: l’eCommerce B2b oggi rappresenta solo il 10% degli scambi complessivi – afferma Alessandro Perego, direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation – Gli strumenti digitali sono diffusi in modo troppo limitato, spesso circoscritti a singole isole applicative, senza un percorso organico di innovazione. La trasformazione digitale deve penetrare in modo profondo nelle relazioni tra le imprese per rilanciare la competitività del sistema economico, riducendo il capitale circolante e i costi fissi, introducendo più efficienza, meno costi operativi, maggiore efficacia e migliori servizi per le imprese”.

“Con la Fatturazione elettronica verso la Pubblica Amministrazione, il nostro Paese ha mosso un passo importante e concreto per avviare la ‘stagione’ della Digitalizzazione, ma l’occasione è stata sfruttata solo parzialmente dalle imprese – dice Irene Facchinetti, direttore dell’osservatorio Fatturazione elettronica e dematerializzazione – Non può essere il Legislatore, che correttamente continua a stimolarla, il vero attore della trasformazione digitale. Sono le imprese a essere chiamate a una scelta esistenziale: essere competitive in un mercato unico europeo digitale o rischiare di scomparire del tutto”.

Il grado di digitalizzazione delle imprese italiane, si legge in una nota dell’Osservatorio, appare ancora limitato, senza un percorso di innovazione organico e ragionato: l’eCommerce B2b nel 2015 vale solo 260 miliardi di euro, appena il 10% del totale degli scambi tra le imprese, che sono pari a circa 2.700 miliardi l’anno. Eppure, le transazioni B2b attraverso strumenti digitali (come portali di vendite online, marketplace o eBusiness) potrebbero costituire una leva strategica per la competitività, con benefici potenziali per il sistema economico di almeno 60 miliardi di euro grazie ad un’adozione diffusa delle soluzioni di Integrazione del Ciclo dell’Ordine, a cui aggiungere il miglioramento dei livelli di servizio e la riduzione del capitale circolante.

Nel 2015 sono state inviate circa 80 milioni di fatture elettroniche tra le organizzazioni (22 milioni recapitate dalle imprese alle PA e 55 milioni inviate tra le imprese tramite EDI e Portali B2b), appena il 6% di tutte quelle scambiate in Italia (1,3 miliardi). E oltre un anno dopo l’entrata in vigore dell’obbligo di Fatturazione Elettronica verso la PA è debole l’effetto “contagio” auspicato: la maggior parte delle imprese si è limitata a trovare una soluzione per assolvere alla normativa cogente, solo il 17% ha colto l’occasione per re-ingegnerizzare i propri processi in chiave digitale.

L’eCommerce B2b

L’adozione dell’eCommerce B2b in tutte le fasi della relazione cliente-fornitore permette di ridurre il capitale circolante e il capitale fisso, portare più efficienza, meno costi operativi, maggiore efficacia e migliori servizi per le imprese. “Per riuscire a coglierne a pieno i benefici – sottolinea Perego – però è necessario intendere l’eCommerce B2b non come un semplice canale di vendita online, alternativo o complementare ai canali di vendita B2b tradizionali, ma come un approccio nuovo e radicalmente diverso alla gestione dei processi”.

La Digitalizzazione dei processi B2b

Sono circa 650.000 in Italia le imprese che, dal 2015, hanno portato in Conservazione Digitale le Fatture. E nel 2015, circa 100.000 imprese – il 40% delle grandi e il 18% delle Pmi – hanno scambiato con i propri clienti e fornitori documenti in formato elettronico strutturato attraverso strumenti di eCommerce B2b (l’Edi, le Extranet o i Portali B2b). Nel dettaglio, 11.000 imprese hanno scambiato oltre 110 milioni di documenti tramite reti EDI (il 40% delle grandi imprese e circa il 4% delle PMI), tra cui le fatture sono il documento più scambiato (32% del totale), seguite dagli ordini (20%), ma crescono anche le altre tipologie (conferme d’ordine, avvisi di consegna, documenti di trasporto ecc.). Sono circa 400 le Extranet e i Portali B2b (attivati solitamente da leader di filiera e rivolti prevalentemente a Pmi) per lo scambio di documenti e informazioni con i partner, con oltre 100.000 organizzazioni connesse.

La Fatturazione Elettronica verso la PA

L’obbligo di Fatturazione Elettronica verso la Pubblica Amministrazione ha costituito un evento epocale per la Digitalizzazione del Paese, poiché ha riguardato insieme circa 23.000 enti pubblici e tutti i loro fornitori privati: complessivamente, ad oggi oltre 750.000 imprese hanno inviato 38,5 milioni di “file fattura” in XML agli oltre 56.000 uffici pubblici preposti a riceverli. Eppure, solo il 17% dichiara di aver sfruttato l’obbligo come occasione per re-ingegnerizzare i propri processi di fatturazione: la maggior parte si è limitata a trovare una soluzione per assolvere alla normativa cogente, sviluppandola internamente o acquisendola dal mercato.

La Fatturazione Elettronica B2b

Nel 2015 sono state inviate in formato elettronico circa 80 milioni di fatture tra le organizzazioni, solo il 6% dell’1,3 miliardi di fatture scambiate ogni anno. Ora il Legislatore ne sta spingendo l’adozione con incentivi ad hoc: il DL 5 agosto 2015 n. 127 prevede da gennaio 2017 semplificazioni fiscali per le imprese che opteranno per la trasmissione dei dati delle fatture all’Agenzia delle Entrate. “Gli incentivi proposti, a cui sembra mancare un po’ di ‘vigore’, potrebbero stimolare l’alfabetizzazione digitale delle imprese, in particolare di quelle più piccole ancora escluse da relazioni digitali B2b, quasi una ‘seconda occasione’ dopo l’obbligo di Fatturazione Elettronica verso la PA che non ha ancora innescato l’atteso effetto volano sulla digitalizzazione del Sistema Paese – commenta Facchinetti -. Le imprese però dovrebbero trovare autonomamente la giusta motivazione dai benefici conseguibili: scegliere di procrastinare ancora la re-ingegnerizzazione digitale delle relazioni B2b significa scegliere di perdere competitività”.

Le barriere alla Digitalizzazione

“Resta la difficoltà di trasferire e far percepire opportunità e benefici della Digitalizzazione, mentre non sembra una criticità il costo di sviluppo/acquisto o gestione delle soluzioni, rilevante solo per il 17% delle imprese – spiega Perego – Sono quindi il coinvolgimento degli utenti e il commitment a tutti i livelli aziendali la chiave per portare avanti con successo un progetto di Digitalizzazione nelle imprese”.

Le priorità di investimento

La Conservazione Digitale è l’ambito di investimento prioritario per i progetti di Digitalizzazione, indicato dal 65% delle imprese, seguito dalla Gestione Elettronica Documentale e dai Workflow approvativi digitali (48%). Quattro imprese su dieci investiranno soprattutto in soluzioni di Integrazione, come EDI, Extranet o Portali B2b, principalmente realtà più grandi. Ci sono poi anche progetti Mobile a supporto della forza vendita o di Contract management. “Gli strumenti a disposizione sono molteplici, ma la scelta non può prescindere dalla definizione del proprio percorso personalizzato di trasformazione digitale – conclude Facchinetti – Un cammino da affrontare in più tappe: rinunciare alla carta per archiviare le informazioni, strutturarle in basi di dati, gestirle con flussi digitali di dati strutturati, orientarsi verso una gestione per processi, dotarsi di un’architettura interna integrata e sviluppare le interfacce per un dialogo strutturato con tutti gli attori”.

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