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PA TRANSFORMATION

E-fattura, nel 2017 linfa dal B2B

La sfida per il nuovo anno è la digitalizzazione del ciclo dell’ordine. Altrimenti si rischia il flop

20 Gen 2017

Federica Meta

Chiave di volta per l’efficienza del sistema dei pagamenti e per una maggiore trasparenza della contabilità pubblica: con la fatturazione elettronica verso la PA si è innescato un processo “disruptive” nel funzionamento della macchina pubblica. A parlare sono i numeri: stando all’Annual Report di FPA sono oltre 23mila le amministrazioni centrali e locali soggette a fatturazione elettronica ed a ottobre 2016 queste hanno registrato nell’IndicePA un totale di 56.712 uffici di fatturazione elettronica. Il sistema funziona, dunque, e la fatturazione elettronica verso la PA si sti assestando e consolidando.

Ma non è tutto oro quello che luccica. E i numeri nudi e credi, seppur importanti, non bastano a spingere il cambiamento. La sensazione è che il viaggio della fatturazione elettronica, inteso come quella missione di lungo termine con cui l’Italia voleva trasformare i processi di qualsiasi azienda e PA, si sia in qualche modo interrotto. Secondo Paolo Catti, Associate Partner e online Advisory Director P4I, non basta sapere quanti documenti digitali sono stati prodotti.

“È ormai giunta l’ora di dare rapidi segnali, di monitoraggio della spesa e primi tentativi di una sua clusterizzazione, possibilmente con periodica pubblicazione – spiega l’esperto – I dati oggi dovrebbero esserci. Altrimenti è un po’ come costruire uno stadio di calcio e poi aprire solo il bar all’interno, senza mai disputarvi partite”.

Problemi anche sul fronte dell’ottimizzazione dei processi. Nelle PA è ancora diffusa l’abitudine di stampare le satture ricevute, per gestirle in modo tradizionale e poi, magari, conservarle anche firmate in cartaceo

“Che ne è stato di strumenti per la gestione digitale dei workflow approvativi? – si chiede Catti – Che ne è della conservazione digitale obbligatoria di tutte le fatture da parte delle PA? Si stanno studiando modelli che fanno leva su standard ed interoperabilità dei dati in grado di gestire, oltre alle fatture, anche ordini e consegne e quindi massimizzano l’efficacia della digitalizzazione applicandola sull’intero ciclo dell’ordine?”

Domande ancora senza risposta. Che fare per superare lo stallo? Serve una governance chiara e strutturata del progetto anche in vista della messa a regime della e-fattura B2B, che altrimenti rischia di diventare l’ennesimo specchietto per le allodole.

Dallo scorso 9 gennaio il progetto è diventato operativo grazie alla modifica formato Fattura PA che, nella versione precedente, era utilizzabile solamente per la trasmissione delle fatture elettroniche verso le PA. Secondo il Mef se il progetto funziona, la stima minima è di 3-4 miliardi di risparmi. “La fatturazione elettronica è conveniente ad ogni livello: consente un risparmio quantificabile per ciascuna fattura gestita, rispetto ai modelli di fatturazione “tradizionali” e questo vale non solo per le grandi aziende, ma anche per le realtà più piccole”, dicono dal Mef.

Secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Fatturazione Elettronica e Dematerializzazione della School of Management del Politecnico di Milano, il beneficio del passaggio dal processo “tradizionale” alla fatturazione elettronica si assesta tra i 7,5 e gli 11,5 euro a fattura, per organizzazioni che producono/ricevono un volume di fatture superiore alle 3.000 all’anno. Il risparmio deriva da una serie di attività per le quali occorreva l’utilizzo di manodopera “umana”: stampa e imbustamento delle fatture, interazione con il cliente, conservazione dell’archivio cartaceo, senza dimenticare il costo della burocrazia legata ai diversi passaggi autorizzativi al pagamento delle fatture.

Lo scopo della fatturazione elettronica tra privati è quello di potenziare l’integrazione tra tutti i protagonisti della filiera del valore: produttori, fornitori, addetti alla logistica e distributori, per arrivare, sempre più spesso, ai clienti finali.

Per spingere i privati ad usare la fattura elettronica il governo ha studiato un particolare sistema incentivante, fatto di crediti d’imposta e di altri strumenti, a tutto vantaggio delle imprese. Le aziende che decideranno di optare per l’applicazione del nuovo regime, che avrà una durata di 5 anni a partire dall’inizio dell’anno solare in cui è esercitata e, salvo revoca, rinnovata di quinquennio in quinquennio, potranno godere di una riduzione degli adempimenti fiscali. Le aziende che sceglieranno la fattura elettronica godranno, infatti, di una serie di esenzioni da altrettanti obblighi di comunicazione relativi a operazioni rilevanti ai fini Iva (Spesometro), contratti di leasing e operazioni con paesi black list. Altri benefici riguardano i rimborsi Iva, che saranno più veloci (in tre mesi) e ci sarà, inoltre, la semplificazione dei controlli fiscali, niente scontrino fiscale e la riduzione di un anno dei termini di accertamento (che passano da 4 a 3 anni).

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